5 lug 2017

Il Campanile Dimai, un Eden beato

Ho visitato più volte con gli amici, ma una anche in solitaria, il Campanile Dimai, massiccio risalto dolomitico che si eleva subito a sud di Forcella Pomagagnon. 
Noto come "Teston del Pomagagnon", all'inizio del XX secolo il campanile fu intitolato dalle guide alpine ampezzane al collega Antonio Dimai Déo, che il 22.VIII.1905 - con Agostino Verzi Scèco e le sorelle Ilona e Rolanda von Eötvös – lungo la parete sud fece una delle sue imprese di maggior impegno. 
Sulla cima, ottimo punto panoramico su Cortina, nel secondo dopoguerra alcuni cadorini fissarono una targa metallica, che già negli anni in cui salii lassù versava in condizioni precarie. 
Il manufatto recava i nomi di due ragazzi poco più che ventenni, il “Ragno” di Pieve Gemolo Cimetta "Cif" e l’ampezzano Giovanni Caldara, che  il 3.VIII.1947 caddero dal Campanile, forse mentre salivano proprio la via Dimai.
Anni fa avevo informato della targa i “Ragni”, che cortesemente mi assicurarono il loro interessamento per la sistemazione. Non ho più visitato il Campanile, ma sono sicuro che - grazie ai dinamici ragazzi cadorini e al loro rispetto per la propria storia - la targa, tanto scolorita da essere quasi indecifrabile, ha ripreso vita, e invito chi passerà da quelle parti a dedicarle un minuto di interesse.
Campanile Dimai, dal rifugio Mietres
(foto E.M., 24.8.08)
Fra circa un mese saranno trascorsi settant'anni dalla disgrazia occorsa a Gemolo e Giovanni: piace pensare che il ricordo dei due scalatori possa sopravvivere su quelle rocce, dove - anche se il Campanile vanta vie di varia difficoltà - penso che non si arrampichino mai in tanti. 
Salvo errori, sulla cima c’è solo la targa e un ometto. Non una croce né un libro di vetta accolgono chi - uscendo dalla traccia che unisce la Punta Fiames a Forcella Pomagagnon - può giungere lassù in mezz'ora di salita per roccette e detriti: la "via normale" è evidente, marcata da qualche ometto e nel complesso non richiede gran impegno. 
Il campanile dedicato un secolo fa a "Tòne Déo", che sembra lo abbia salito per l'ultima volta, ormai anziano, intorno al 1939, cela tra le sue pieghe un piccolo Eden: beato, se confrontato con l'affollamento della modaiola Punta Fiames che, grazie alla presenza della via ferrata Strobel e all'ottima roccia delle sue pareti e spigoli, da decenni è battuta quasi in ogni stagione dell'anno. 

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