10 mar 2017

Sul Col Rosà, da solo

23 ottobre 1983. 
L'altro ieri ho sostenuto l'esame di Diritto Amministrativo e sono subito rientrato a casa, per festeggiare il successo insieme al mio venticinquesimo compleanno, che cadrà domani. Come? Nel modo che mi piace di più: su una cima!
Una settimana fa, per alleggerire la tensione della prova ormai vicina, ho salito la Punta Fiames per la ferrata Strobel: oggi mi dirigo verso la Bovero del Col Rosà. Sono solo: non desidero compagnia, in questo periodo voglio pace e silenzio.
Indosso la tuta, riempio lo zaino, prendo il bus fino al capolinea e continuo a piedi fino a Fiames: il bosco mi avvolge e dopo un'ora buona - salendo a grandi passi per la comoda mulattiera della Val Fiorenza - sono al Passo Pospórcora.
Il Col Rosà: a sinistra, lo spigolo
della ferrata Bovero (foto I.D.F., novembre 2011)
L’atmosfera è quella tipica del tardo autunno: tra gli alberi non fa freddo e c'è una quiete magica. Supero il pendio che conduce alla ferrata, e alla base incontro tre giovani, tra cui una ragazza. Un saluto non si nega a nessuno, ma non ho voglia di parlare, la cima non deve attendere. Salgo in libera, assicurandomi solo sulla famosa traversata: assaporo la roccia grigia e la solida attrezzatura di quei cinque metri in piena esposizione. In breve sono fuori e m'infilo tra i mughi verso la vetta.
Dopo il cengione, supero i gradini metallici infissi nel camino quasi settant'anni fa dai militari italiani e, quando tocco il culmine, le campane della Parrocchiale suonano il mezzogiorno. C'è un gran silenzio: il vento, un pallido sole, un gracchio che attende qualcosa, e io.
Mai come in quella domenica m'immersi così appieno nella pace del Col Rosà, tanto affollato d'estate: godetti più che potei il panorama, la soddisfazione di essere lassù a dominare la valle, l'essere in comunione con la natura. Disteso sulle lastre sommitali guardando il cielo, cedetti al sonno e mi appisolai.
Ma erano già le due! A malincuore, dovevo scendere, e per un attimo fantasticai di lasciare tutto e restare fra quei sassi cibandomi di aria, sole, vento. Un improvviso brivido di freddo mi riscosse, riportandomi alla realtà: a casa mi attendevano i tre volumi del Liebman, il manuale del temuto esame di Procedura Civile che poi mi assorbì per tutto l'inverno.

Monti di Casies, grande Sinfonia delle Alpi

Quell'estate, almeno fino a Ferragosto, non salii alcuna cima nel territorio d'Ampezzo.  Ciò era dovuto al fatto, quasi ineluttab...