23 feb 2017

Cima Witzenmann: guide ampezzane, clienti ungheresi e ... crolli moderni

Nella mattinata del 20 febbraio e poi due giorni dopo, complice la situazione climatica generale, che tanti danni sta provocando sull'intera catena alpina, è crollata verso la Val Gravasecca una porzione della Cima Witzenmann (Gruppo della Croda dei Toni, in territorio di Auronzo): il crollo ha coinvolto anche parte dell'attiguo Campanile Vicenza.
Cima d'Auronzo, Campanile Vicenza, Cima Witzenmann
(foto V. Pais Tarsilia da "Le Dolomiti di Auronzo", 2014)
Senza affrontare giudizi scientifici che non sono in grado di dare, e tralasciando  gli stereotipi sulle montagne che si disfano (le Dolomiti sono nate dal mare, e un giorno in mare torneranno...), interessa il dato storico, che a chi scrive il crollo sulla Witzenmann - purtroppo mai neppure passatole vicino, e la conosce solo attraverso le fonti storiche - ha fatto venire in mente. 
Il torrione, quotato 2820 m circa, oltre al nome dei germanici Adolf (1872-1943) e Emil Witzenmann (1867-?), valenti scalatori che tra l'800 e il '900 nei gruppi dei Cadini, Croda dei Toni, Popera e Tre Cime lasciarono traccia su varie crode e vie, contiene anche un po' di DNA ampezzano. 
Il 7.9.1904, infatti, la cima fu salita per la prima volta dal versante est, per un percorso abbastanza articolato e di medie difficoltà. La conquista spettò al quintetto composto dalle baronesse ungheresi Ilona e Rolanda von Eötvös e dalle attivissime guide ampezzane Antonio Dimai "Tòne Deo", Giovanni Cesare Siorpaes "Jan de Santo" e Agostino Verzi "Tino Scèco". 
Non è noto, per ora, se il recente crollo abbia interessato, e di conseguenza in qual misura, il percorso della cordata ampezzano-magiara, che il 18.7.1901 (senza Siorpaes) aveva conquistato anche la vicina Cima d'Auronzo da Forcella dell'Agnello: è verosimile che in oltre un secolo, sull'elegante montagna che ricorda i due fratelli di Dresda, gli scalatori non si siano mai accalcati, e forse il crollo non avrà lambito percorsi di grande interesse e frequentazione. 
Ragionando all'indietro, sarebbe curioso sapere come poteva essere la Cima Witzenmann ai tempi dei primi salitori, le giovani e intraprendenti von Eötvös e le loro tre esperte guide. 
E capire se mai, giungendo in vetta quel 7 settembre, avrebbero pensato che quella cima imponente, un secolo dopo si sarebbe anch'essa sfrangiata in frantumi crollanti, grandi colate detritiche, pareti e spigoli malsicuri che, se non consegnati all'oblio, dovrebbero essere reinterpretati per un'ipotetica riscoperta dell'alpinismo del tempo andato.

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