21 feb 2017

Dino Dibona Pilato, una guida dimenticata

Esponente dell'alpinismo ampezzano poco in vista, ma non per questo da trascurare, Dino Dibona Pilato - uno dei tre figli maschi di Angelo, "dominatore del quinto grado su tutte le montagne d'Europa", e di Angelina de Zanna - era nato a Cortina nel 1920. 
Come il padre e i fratelli maggiori Ignazio e Fausto, a ventidue anni divenne anch'egli guida, insieme a Carlo Alverà Lete (1918-2010). S'impegnò quindi in un'attività tranquilla e onorevole per un paio di decenni: nell'edizione in tedesco del 1963 della "Guida di Cortina" di Federico Terschak, infatti risulta ancora in attività.
Angelina de Zanna e i figli Sabina, Giulia
e Dino Dibona (anni '30, raccolta Franco Laner - Mestre)
Dino Pilato non compì prime salite né suscitò interesse per grandi imprese. Comunque, la traccia del suo passaggio si trova spesso nei libri di vetta, tra i quali quelli della Punta Fiames. Ad esempio, Dibona compare spesso sulla classica via Dimai-Verzi della Punta: il 24.8.1949, con il collega Luigi Apollonio Longo, i clienti Anna e Cyril Escher, seguì suo padre Angelo, che - a settant'anni suonati - la ripeteva per l'ultima volta. Dino compare poi in un episodio, riferitomi dall'Accademico Marino Dall'Oglio e riguardante la via aperta da Albrecht Wachtler con Santo Siorpaes sulla parete ovest della Croda Rossa d'Ampezzo. 
Dopo aver pernottato nel fienile di Ra Stua, la mattina del 2.10.1949 Dall'Oglio partì con il compagno Renzo Consiglio per la via, che sale sulla Croda Rossa dalla conca delle Valbones. Con loro c'erano "Anjeluco Pilato" e il figlio Dino, nemmeno trentenne. Iniziando la salita, Dino consigliò l'anziano padre - che vestiva la giacca, una camicia bianca e il cappello - di legarsi in cordata con loro ma, al premuroso figlio, Angelo rispose più o meno così: "Su queste roccette, non ho bisogno di legarmi!"
Ciò a conferma dell'esperienza, della sicurezza di passo e dell'equilibrio della celebre guida, qualità congenite e affinate in una vita trascorsa sui monti. 
Dino Dibona, che fu anche un buon maestro di sci, morì ad appena quarantatré anni il 2.1.1964. Di lui resta il ricordo sulla grande lapide che nel cimitero di Cortina tramanda i nomi delle guide e dei portatori ampezzani scomparsi dal 1880 in poi.

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