23 mar 2017

Cima Scotèr, "irragionevolmente dimenticata e trascurata"

Anni fa salii con un amico una "croda" tuttora quasi sconosciuta, anche ai dolomitisti più agguerriti: la Cima Scotèr nel settore sanvitese delle Marmarole, che si vede fin dalla piazza principale del paese cadorino, ma mi pare ben pochi conoscano. 
L'occasione per la visita fu la lettura della relazione di Luca Visentini, che in “Antelao Sorapiss Marmarole” (1986) così chiosava: “È cima tra le più belle di questa regione. Irragionevolmente dimenticata e trascurata. Notata, indicata sulle carte, ma sprofondata nel segreto di quei pochi - 10 salite dal 1940 al 1985! - che hanno potuto ammirare, calcando la sua vetta, l’immagine più diretta ed ideale dell’Antelao …
Scorrendo il libretto presente sulla vetta, venimmo a sapere che quell'anno eravamo soltanto i secondi visitatori. Dopo di noi non so, ma suppongo siano ben rare le salite su quella cima: essa appare poco attraente e molto lontana, anche se in realtà si raggiunge in un'ora soltanto dal temuto (comunque distante dal fondovalle!) Passo del Camoscio, dal quale la separa una serie di cenge e paretine esposte, friabili e senza tracce. 
Secondo la storia i primi a calcare la Cima Scotèr, il 25.8.1900, furono i tedeschi Otto ed Ernestine Lecher e C. Reissig, con quattro guide di Cortina, Giovanni Barbaria "Zuchìn", Arcangelo Dibona "Bonèl", Pietro Dimai "de Jènzio", Arcangelo Siorpaes "de Valbona".
"Tita Valiér" (1878-1952), cacciatore e guida alpina
di San Vito di Cadore (p.g.c. Roberto Belli)
Nel 2008, mentre raccoglievo il materiale per organizzare una mostra sulle guide e l'alpinismo sanvitese, grazie all'amico Aldo Menegus - che presiedeva la Sezione del Cai di San Vito  - e al disponibile "Ioanin", consultai con molto piacere i libretti di guida del padre di questi, Battista Del Favero "Tita Valiér", attivo dal 1910 al 1937.
Ebbene: dai documenti del "Valiér" risultano quattro visite con clienti alla vicina Cima Belprà, massiccia, scenografica e corteggiata anche da scalatori illustri nell'epoca del 6° grado. 
Pare invece che, in trent'anni di carriera, la guida sanvitese non abbia mai avuto richieste per ripetere la Cima Scotèr, che pure intriga con un fascino misterioso e di cui esisteva sicuramente almeno un minimo di relazione. 
Nel 1997 partimmo in quattro per rifare la salita. Un piccolo incidente all'unica ragazza della comitiva, risolto per fortuna senza gravi conseguenze, ci obbligò a fare marcia indietro già prima di aver toccato il Passo del Camoscio. 
Lassù non sono più tornato e riguardandola oggi, soprattutto al tramonto, dopo un temporale o con la neve, resto convinto che la Scotèr - per quanto non famosa né ambita - sia semplicemente una bella montagna.

2 commenti:

  1. ...hai ragione: "semplicemente una bella montagna", aspra e selvaggia.....

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  2. Il passo del Camoscio mi ha sempre incuriosito (colpevole anche nel mio caso il Visentini, ma non sono mai andato al di la` della curiosità). Mi solleticava in particolare la traversata F.lla Piccola - P.sso del Camoscio - Bivacco Voltolina - Cengia del Doge - Rif.S.Marco. Ma realizzai con Anna Maria solo la seconda parte di questo progetto. Credo poi che la salita in versante S. Vito sia stata alquanto addomesticata (segnavia) da allora. D'altronde le Marmarole sono uno dei gruppi che più mi hanno affascinato e più mi affascinano ancora. Ricordo, sempre con Anna Maria, una quasi avventurosa escursione Val da Rin-Val Bajon-Ciareido-F.lla Paradiso e discesa, che mia moglie affrontò con una certa apprensione a causa della quasi totale assenza di tracce e della particolare parsimonia di segnavia -ne ricordo uno solo. Una piacevolissima passeggiata al Chiggiato allietata in partenza da una splendida fioritura di raponzoli di roccia ad una quota incredibilmente bassa. Una due giorni con Albert, salita al Musatti (scoprimmo allora che in Val Ansiei non erano ancora stati scoperti i tornanti)-Tiziano-F.lla Marmarole e discesa (la nostra vera meta era la Croda Alta di Somprade, ma dovemmo desistere per il cattivo tempo) in cui incontrammo soltanto due cadorini che ci apostrofarono con un "Incredile! Altre due persone!", non so se sorpresi o infastiditi. O infine, sempre con Anna Maria e Albert, una salita, senza altro scopo che il divertimento, per il Vallon del Fogo ancora ingombro di neve, dopo esserci goduti la spettacolare fioritura di pianelle della Madonna del bosco di Somadida. Mi manca ancora il "Sammarchi", ma non dispero. A proposito, l'"ormai" di un mio precedente commento era relativo a mia moglie per cui da parecchi mesi, purtroppo, una passeggiata di un centinaio di metri in piano o un gradino di qualche centimetro sono diventati un'impresa difficilmente superabile. E di questo "ormai" mi sento in gran parte responsabile.
    Ciao e grazie ancora (per la pazienza nel sopportare i ricordi di questo vecchio, sono 68!, nostalgico del passato)

    Saverio

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