29 gen 2017

Torre Wundt, fessura Mazzorana d'inverno? No, grazie!

Mentre la prima ripetizione della fessura sud-est della Torre Wundt, aperta dalla guida Piero Mazzorana con Sandro Del Torso il 7 settembre 1938, fu compiuta a quattro anni di distanza (14 agosto 1942,  Mario Pavesi e Cesare Carreri), la prima invernale dovette attendere quasi un ventennio. 
Solo il 13 marzo 1956, infatti, Bruno Baldi e Fabio Pacherini, soci dell'Associazione XXX Ottobre del Cai di Trieste, che gestiva la Capanna Dina Dordei al Passo dei Tocci (poi Rifugio Fratelli Fonda Savio) e stava esplorando i Cadini per aprirvi tutte le vie possibili, salirono la fessura con la neve. 
Anni fa, all'amico Alessandro, appassionato come il sottoscritto della via - che salimmo insieme mezza dozzina di volte, ma sempre al sole d'agosto - era venuto in mente di andarvi a curiosare d'inverno: ovviamente nel tentativo aveva cercato di coinvolgere chi scrive, che conobbe per la prima volta la Mazzorana nel 1981, salendola con Mario di Bologna.
In condizioni meteorologiche favorevoli, per noi - alpinisti poco più che "ciabattoni" e non certo himalaiani - forse la salita sarebbe stata possibile: la fessura sale a sud e potrebbe presentarsi in buono stato, seppur magari un po' gocciolante, anche in qualche bella giornata invernale. 
Sulla via Mazzorana-del Torso della Torre Wundt
con Alessandro e altri, 27 agosto 1984
Ma l’idea di salire al Passo dei Tocci con la neve (il sottoscritto non scia da quarant'anni), magari fermarsi nel bivacco invernale del rifugio, che ricordo freddo e scomodo, e poi dover scendere lungo la via normale sul tetro versante nord, mi fecero desistere più di una volta dalla "balzana" idea. 
Di fronte ai miei tentennamenti, credo che Alessandro non abbia trovato altri compagni per la Mazzorana d'inverno, lasciando a Baldi e Pacherini il "primato" della salita, di cui apparve la notizia nella Rivista del Cai del 1956. 
Se qualcuno ne avesse l'intenzione - specie quest'anno, che finora ci ha portato ben poca neve - sappia che l’invernale della fessura della Torre Wundt non sarebbe più una prima: ma forse manca ancora l'invernale di qualche solitario...

23 gen 2017

La Dimai della Punta Fiames: storia e storie di una via (600° post di ramecrodes)

E’ una mattina di prima estate del 1901. Dopo accurate ricognizioni, che li hanno portati a intuire un percorso possibile, Antonio Dimai - 35 anni, guida alpina di Cortina al culmine della fama - e Agostino Verzi, più giovane di tre anni e altrettanto abile e agguerrito, sono pronti. 
Con J.L. Heath di Londra, le guide salgono con successo una parete di circa 350 metri, articolata e complessa, dove nessuno ha ancora messo il naso e che - cent'anni dopo - rimane a buon diritto un'appagante esperienza: la sud della Punta Fiames del Pomagagnon, in paese detta semplicemente ra paré
L'avvicinamento, un po' lungo ma abbastanza comodo; l’interesse della via che – pur non rientrando fra le più impegnative delle Dolomiti – costituiva una meta di prestigio; la possibilità di seguire le cordate coi binocoli dal fondovalle, ben presto porteranno la via Dimai ad essere una delle più famose e gettonate della valle. 
Poco dopo la conquista, alcune guide di cui non si hanno i nomi riescono a evitare il tratto più ostico della Dimai, in cui le colate d'acqua rendono spesso la roccia scivolosa, con la “Variante”. Essa s'inoltra per circa settanta metri in una serie di camini di medio impegno, e inizialmente sarà preferita dalle guide con i clienti, per tornare a riprendere scarpe e sacchi ai piedi della parete, mantenendosi sempre sul versante al sole. 
Ernesto, Enrico, Federico, Mauro sulla Punta Fiames,
dopo aver salito la Dimai, 23/1/1983
Purtroppo non ho riferimenti sulla prima ripetizione, la prima femminile e la prima "senza guide" della Dimai, di cui presto andrà perso il conto delle visite. In ogni caso, penso che le scalate citate siano state compiute subito dopo l'apertura della via, apprezzata dai dolomitisti per la varietà dei passaggi, la bontà della roccia, la favorevole esposizione, il panorama. 
Il 3/1/1913, Angelo Dibona e l'ungherese Anton von Csaky compiono una delle prime invernali documentate; il 26/7/1945 la maestra elementare Anna Caldart ripete invece la Dimai da sola, assicurandosene la probabile prima solitaria femminile. 
Venerdì 27/5/1976, un diciottenne che ha già fatto quattro o cinque salite marina la scuola e, legato alla corda del coetaneo Ivo (il quale pensa già di diventare guida come il padre) supera favorevolmente anche lui la parete.
Ci tornerà poi per venti volte in un ventennio, tre delle quali d'inverno ed una giusto come oggi, 34 anni fa; non riesce ancora a dimenticarne nessuna.

19 gen 2017

Excelsior, grande vecchio Spiro!

Il 18 gennaio, poco più di un mese prima di toccare il secolo di vita, l'alpinista, regista teatrale, romanziere, saggista e dal giugno 2016 Presidente Onorario del Gism, Spiro Dalla Porta Xydias di Trieste, ha scalato per l'ultima volta la sua "guglia d'argento". 
Il Gruppo Italiano Scrittori di Montagna, del quale anche lo scrivente si pregia di far parte, partecipa con deferente pensiero alla scomparsa, ricordando l'impegno profuso da Spiro, "l'ultimo dei romantici" secondo il suo biografo Andrea Bianchi, a favore e sostegno dei più schietti valori e ideali della Montagna, vissuti sempre con coerenza e fedeltà. 
L'ultimo incontro del Gism con Spiro (a destra, Fabio Vettori):. 
Rifugio Premuda in Val Rosandra - 17.10.2015 (foto E.M.) 
La lunga presidenza del Gism di Dalla Porta costituisce una testimonianza di vita, che ha permesso la sua presenza costante e accalorata nella dialettica e nei dibattiti sui contenuti dell'alpinismo e ha coinvolto tutti gli amanti e i frequentatori dei monti, con un impegno intellettuale di grande valore culturale e spirituale. 
Di Spiro va ricordata la partecipazione a diversi livelli di presenza al Cai, di cui fu Socio Accademico, Socio Onorario e Consigliere centrale, ben rappresentati dal suo alpinismo, ricco di oltre 100 prime salite tra il 1943 e il 1988, sia dagli oltre 50 titoli editoriali a suo nome.
La vita di Spiro Dalla Porta Xydias rappresenta dunque un solido punto di riferimento per i soci del Gism, che ne onorano la memoria custodendola tra i motivi di ispirazione più alti del sodalizio. 
Eravamo già pronti a recarci a Trieste il prossimo 21 febbraio, comunque fiduciosi di festeggiare il suo centesimo genetliaco ringraziandolo per aver tenuto sempre alta la bandiera dell'andar per monti, con gambe e braccia sì, ma soprattutto con cuore e spirito. Non ce n'è stato il tempo. 
Excelsior, grande vecchio Presidente.

12 gen 2017

In memoria di Gualtiero Ghedina, Scoiattolo di Cortina

Fra il 2016 e il 2017, nell'arco di due settimane, la valle d'Ampezzo ha perso tre coetanei del 1939. Il primo, Luciano Bernardi, è stato salutato in questo blog pochi giorni fa; il secondo, Gualtiero Ghedina, fu annoverato tra gli anni '50 e '60 del Novecento tra i rocciatori dilettanti più forti di Cortina. 
Primogenito di Giuseppe Ghedina Basilio (1898-1986) - celebre fotografo di montagna e editore di cartoline illustrate, anch'egli scalatore e conosciuto oltre i confini nazionali - Gualtiero aveva lavorato sulle orme del padre e del nonno Giacinto, propugnatore dell'arte della fotografia a Cortina.
Durante la prima salita
dello Spigolo degli Scoiattoli, luglio 1959 
Alla fine degli anni '50, Ghedina entrò nel rinomato gruppo degli Scoiattoli. Nelle cronache alpinistiche, il suo nome appare in almeno tre prime salite di un certo rilievo: la parete S del Piz Popena (500 metri di IV e V grado, superata col coetaneo Luciano Da Pozzo il 31.8.1958); lo "Spigolo degli Scoiattoli" sulla Cima O di Lavaredo (500 metri di VI grado superiore, salito con Lorenzo Lorenzi, Albino Michielli Strobel e Lino Lacedelli il 21-22.7.1959 in 21 ore, con 180 chiodi e un bivacco); lo Scoglio Serenella nel golfo di Positano (60 metri di VI grado, superati con Strobel, Lorenzi, Beniamino Franceschi Mescolin e Claudio Zardini il 18.9.1960). 
Oltre alle vie nuove, con il coetaneo Luciano Bernardi - scomparso il 29 dicembre scorso -  Ghedina effettuò anche la prima ripetizione dell'itinerario aperto nel luglio 1962 da Strobel e Arturo Zardini Tamps sulla parete nord del Bèco d'Aial, presso il Lago omonimo (190 metri di V e VI grado).
Ampezzo e la classe 1939, che in paese conta diverse guide, Scoiattoli e sportivi, non scorderanno certamente Gualtiero "Basilio": oltre ai familiari, parenti ed amici, egli lascia un ricordo nella lunga storia dell'alpinismo ampezzano.

04 gen 2017

L'uomo che amava i sentieri: ricordo di Luciano Bernardi

Lo scorso 31 dicembre è giunto all'ultima dimora Luciano Bernardi, noto a Cortina come "Luciano Agnèl". Classe del 1939, quella che alla conca ha dato, fra l'altro, un nutrito gruppo di guide, scalatori, Scoiattoli e sportivi, Luciano militò per molti anni come volontario nel Soccorso Alpino. Fu uno dei fondatori e cantò per mezzo secolo come secondo tenore nel Coro Cortina; dal 1981 al 2009 "prestò servizio" nel Consiglio Direttivo della Sezione del Cai, col referato per la sentieristica; consigliere, poi vice Presidente, per vent'anni fu Presidente della Cassa Rurale ed Artigiana di Cortina e anche consigliere della Federazione Veneta delle Banche di Credito Cooperativo.
Fece molte cose, dunque, e non sono tutte. Tra l'altro, fu un Regoliere attento e interessato; partecipò sempre alle vicende dell'istituzione, fu Marigo della Regola Alta di Ambrizzola, ma coltivò soprattutto una grande passione per l'ambiente e la sua difesa.
Escursione sociale del Cai Cortina sul Corno d'Angolo, 31.8.2008:
Luciano è il 2° da sinistra, tra le due signore (foto E. Majoni)
Buon alpinista con all'attivo numerose vie, grande conoscitore del territorio ampezzano in ogni angolo, scrupoloso nella cura e manutenzione di sentieri e tabelle, per il turismo promosse iniziative di spessore. Nel 1966, con gli amici Guido Biz, Carlo Gandini e Bruno Menardi “Gim”, scoprì e segnò la lunga cengia sul versante nord della terza Tofana che fu dedicata alla maestra Paolina Colleselli; nel 2000 partecipò alla ricostruzione della storica croce sulla Costa del Bartoldo del Pomagagnon e alla conseguente festa ai Casonàte, e nel 2004 fu prezioso consulente per l'identificazione e la segnatura della tappa ampezzana del Cammino delle Dolomiti.
Luciano ha sempre dato molto al nostro paese, tenendo in vista il bene comunitario, il senso della collettività, i principi mutualistici e solidaristici nel paese e con le realtà vicine.
Per decenni ha costituito un punto di riferimento alpinistico, culturale e umano, e Cortina lo ricorderà con simpatia. Poiché il nostro cammino si è "incrociato" a lungo e in vari frangenti, desidero ricordarlo com'era: quieto ma fermo, sempre presente, entusiasta e solido nei principi e nelle idee.
Ciao, amico Luciano.

01 gen 2017

Buon 2017 dal Monte Cristallo

Prima probabile salita: Pietro Alverà de chi de Pol, cacciatore ampezzano (+1861), o Don Giuseppe Manaigo, giovane sacerdote appassionato di scalate (+1858).
Prima salita con propositi esplorativi, o almeno documentata da scritti: il viennese Paul Grohmann con le guide locali Angelo Dimai Deo e Santo Siorpaes Salvador, il 14.9.1865. 
Prima salita femminile: Anna Ploner, figlia diciottenne di Georg, oste di Carbonin, con la guida di Sesto Pusteria Michl Innerkofler, nell'estate del 1874.
Prima salita senza guide: Giuseppe D’Anna con alcuni compagni, nell'estate del 1880. 
Prima salita invernale: gli ampezzani Bortolo Alverà de chi de Pol e Pietro Dimai Deo, guida, il 22.11.1882. 
Prima salita femminile italiana: Irene Pigatti di Colle Umberto (TV), con Innerkofler, il quale in poco più di una quindicina d'anni raggiunse la vetta circa 300 volte, nell'estate del 1886. 
Manca la certezza della prima solitaria, comunque ininfluente poiché i sei riferimenti temporali sopra citati circoscrivono chiaramente la storia alpinistica del Cristallo, ancora oggi uno dei 3000 più ambiti ed appaganti delle Dolomiti che circondano la conca ampezzana. 
La nobile cima non è più affollata come in qualche giornata estiva di cent'anni or sono; colpa di diversi fattori, fra i quali in primis forse l'accentuato dislivello e il conseguente faticoso approccio alle rocce, sia dal versante di Cortina sia da quello opposto di Schluderbach. 
Inconsueto scorcio sul Monte Cristallo e il Piz Popena,
dall'Alpe Faloria (foto E.M., estate 2003)
Il tratto di pura ascensione però, 400 metri di difficoltà contenute nel 2° grado con un paio di passaggi più impegnativi, è istruttivo e assai piacevole, perché si svolge su solida dolomia, in discreta esposizione e in un contesto solitario e assai affascinante.
Se è permesso un inciso autoreferenziale, dopo la prima volta avvenuta il 13 settembre 1980, chi scrive è giunto sul Cristallo in altre quattro occasioni, sempre nella pienezza dei sensi e sentendosi ogni volta un po’ pioniere. Questo malgrado le tracce (non le facilitazioni, che non ci sono!) inevitabilmente lasciate lungo il tragitto e sulla sommità da uomini e donne di ogni nazionalità. in oltre 150 anni dalla conquista. 
Dovendo suggerire a un alpinista motivato un 3000 dolomitico non aperto alle grandi folle, non banale ed eccezionalmente panoramico, secondo l'esperienza personale non avrei alcuna esitazione nell'indicargli il Cristallo.

Ritorno al Salzla, o Monte di Tesido

Domanda: quanti sono gli escursionisti, specie di lingua italiana, che spesso neppure conoscono i Gsieser Berge-Monti di Casies, cui possa ...