09 nov 2016

Da Cima Marino Bianchi a Torre Bonafede-Giustina: vette dedicate ad alpinisti e non

Fin dagli inizi dell'alpinismo, gli scalatori dedicavano alcune delle vette senza nome che riuscivano a salire a persone di solito legate alla montagna. Spigolando tra i gruppi che circondano Cortina, tra gli esempi meno remoti possiamo citare, sulla Croda da Lago, la poco nota Cima dedicata nel 1973 a Marino Bianchi, guida caduta quattro anni prima sulle crode di Fanes.
Vicino a essa emerge il torrione intitolato nel 1975 allo scrittore Dino Buzzati, legato da  grande affetto alla Croda, sulla quale - giusto mezzo secolo fa - compì l'ultima scalata alla corda di Rolly Marchi e con l'assistenza di Lino Lacedelli. Da vent'anni, inoltre, una guglia della turrita cresta della Croda si chiama Punta Raffaele, a ricordo dello Scoiattolo Raffaele Zardini, caduto col deltaplano sui prati di Mietres. Tra l'altro, Campanile Buzzati e Punta Raffaele sono solo due delle creazioni dello Scoiattolo Franz Dallago, che nel piccolo gruppo della Croda da Lago ha scoperto oltre trenta nuovi itinerari.
La cresta della Croda da Lago: al centro spunta
il Campanile Dino Buzzati (foto E.M., estate 2009)
Ai piedi del Nuvolao, sempre Dallago ha ricordato con Torre Anna una sua gentile amica. Ancora lui ha battezzato due guglie alla pendici della Tofana II: una dedicata a Franco De Zordo di Cibiana, caduto dalla Piccolissima di Lavaredo, e l’altra ad Albino Michielli Strobel, Scoiattolo animatore dell'alpinismo a Cortina tra gli anni Cinquanta e Sessanta del '900. Una terza guglia della zona fu dedicata da A. Menardi e M. Alverà a Mario Zandonella Calleghèr, modesto quanto forte scalatore comelicese, caduto sul Pelmo.
Tra le vette del Pomagagnon, dai primi del '900 un campanile ricorda Antonio Dimai, la guida che nell'agosto 1905 ne salì con Agostino Verzi e le sorelle Eötvös la parete sud; dal 1950, un risalto della cresta sud-est dello stesso Campanile ricorda invece lo Scoiattolo Armando Apollonio.
Nella zona del Piz Popena, Angelo Dibona - icona delle guide di Cortina - è presente nell'omonimo Campanile, che salì da solo nel 1908 e ripeté poi con Luigi Rizzi e i fratelli Mayer nel 1909.
Non mancano all'appello i giovani sanvitesi Alberto Bonafede (Magico) e Aldo Giustina (Olpe), caduti il 31.8.2011 durante un soccorso sulla parete nord del Pelmo; il 2 novembre dello stesso anno, Paolo Michielini dedicò loro una torre senza nome alla base del Pelmo stesso.
Si potrebbe andare avanti a iosa, ma è il caso di rinviare magari ad altra sede l'elenco completo delle cime dolomitiche che tramandano la memoria di persone legate alla montagna, perché questo post non diventi un'arida lista di nomi e date.
Ribatto invece sulla constatazione che a Cortina latita il ricordo di qualche persona di cui si potrebbero riconoscere le benemerenze; da nessuna parte, per esempio, aleggia la memoria di Fritz Terschak, Accademico del Cai, organizzatore sportivo e scrittore, che sui monti della valle d'Ampezzo, in cui giunse bambino e visse fino alla scomparsa, aveva tracciato venti vie nuove e sull'alpinismo e turismo alpino scrisse interessanti opere. 
Neppure Chéco da Melères (Francesco Lacedelli, prima guida di Cortina e unica nata nel 18° secolo), vanta un punto di riferimento in quota, a parte la recente targa al Rifugio Giussani in Tofana. A Paul Grohmann, indefesso divulgatore delle Dolomiti, invece, due anni fa il Comune di Dobbiaco ha dedicato la strada ex militare che da Carbonin sale a Pratopiazza, altopiano dove sicuramente Grohmann camminò negli anni Settanta dell'800.
Oggi sulle Dolomiti le cime ancora innominate sono rare, così come è sempre più arduo scoprire linee di salita del tutto nuove, e la tendenza impone di identificare queste e quelle con nomi perlopiù anglofili e di gusto mediocre. A memoria dei personaggi che hanno fatto la storia, ma che la storia non ricorda, vada almeno questo ricordo collettivo.

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