22 set 2016

I quattro cirmoli di Sennes: leggenda o storia?

Una leggenda ladina narra che in un tempo lontano, fra i pascoli ampezzani di Cianpo de Crosc oltre Ra Stua e quelli marebbani di Sennes, il confine non era definito; fu così che la zona intermedia, rivendicata dai rispettivi pastori, divenne motivo di continui litigi. 
Un giorno in cui erano presenti lassù alcuni rappresentanti di entrambe le parti, quasi dal nulla comparve un losco figuro, che disse: “Io saprei come risolvere la questione. Vedete quell'enorme masso in mezzo al pascolo, che sembra quasi un confine provvisorio? Provate ad alzarlo e spostarlo a vostro favore; nel punto in cui lo lascerete cadere, là fisserete il confine.
La piana di Cianpo de Crosc, fra Ra Stua e Sennes
(immagine tratta da it.wikipedia.org)
Quattro forzuti marebbani si incaricarono di spostare il macigno in direzione di Ra Stua, ma non riuscirono a sollevarlo di un centimetro. Intervennero quindi quattro ampezzani; due per lato, sollevarono il masso senza difficoltà e davanti ai presenti, raggelati dallo stupore, lo spinsero verso nord. La pastora di Sennes, vedendo gli energumeni ormai vicini alla casera, gridò terrorizzata: “Jesú Maria, ai se tol döta la munt!” (“Gesù Maria, ci prendono tutto il pascolo!”) 
In quel momento il masso ricadde a terra e travolse i quattro ampezzani, che avevano fatto un patto col diavolo. Era lui, infatti, che lo aveva spinto, ma all'invocazione dei santi nomi era precipitosamente fuggito. Ai margini del pietrone, dove erano rimasti i quattro cadaveri, nacquero altrettanti cirmoli, alberi che ricrescono anche tagliandoli poiché in essi sono imprigionate le anime dei dannati. 
Giuseppe Richebuono, dopo Vittur, Heyl ed Erlacher, ha ripreso la leggenda in alcune sue pubblicazioni, e scrive che i cirmoli impersonano gli incaricati che, in base agli antichi documenti, stabilirono nel 1471 il confine definitivo fra le due comunità. I marebbani, convinti che la linea tracciata fosse per loro svantaggiosa, pensavano di avere ricevuto emissari del demonio. 
Con un po' di fantasia, nella penombra e con la nebbia, le sagome tremolanti delle conifere potrebbero evocare quattro figure che trascinano il macigno.

79° numero per "Le Dolomiti Bellunesi", semestrale delle Sezioni Cai della provincia di Belluno

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