04 ago 2016

Torre Inglese: 53 metri di magnifica dolomia

Da un decennio, un sofisticato sistema satellitare posto presso la cima della Torre Inglese nel gruppo delle Torri d'Averau, monitora il pinnacolo per segnalare possibili cedimenti e possibilmente prevenire una fine triste come quella della vicina Trephor, schiantatasi di colpo al suolo nei primi mesi del 2004. 
La quinta torre, visibile fin da Cortina e caratteristica per la conformazione a corno, è alta per l'esattezza cinquantatrè metri e vanta una storia, breve ma radicata. 
Fu salita per la prima volta dal lato sud-est, dal britannico G.W. Wyatt con le guide di Cortina Angelo Maioni Bociastorta (1866-1953) e Sigismondo Menardi, Mondo de Jacòbe (1869-1944). Era l’estate del 1901; dopo la Grande, l’Inglese era la seconda delle torri d'Averau ad essere conquistata. 
La Torre Inglese da ovest.
Si notano in vetta il sistema satellitare
e poco sotto un alpinista,
(foto E.M., giugno 2009)
Il 27 luglio 1924 il giovanissimo Severino Casara apportò, forse senza saperlo, una variante alla via Wyatt, superando in salita la parete usata ordinariamente per la discesa. 
Il 28 giugno 1936 il vicentino Gino Soldà, di passaggio a Cortina, salì da solo i venticinque metri del liscio spigolo est; durante la seconda guerra mondiale, il 23 settembre 1941, Mario Borgarello e Renato De Toni affrontarono anche la friabile parete ovest, già scesa a corda doppia da alcuni alpinisti bellunesi nel 1912. 
Da ultimo, toccò allo spigolo sud, scalato nell'estate 1960 dagli agordini Vittorio Fenti e Bepi Pellegrinon. Questa via però non pare attribuibile a loro, poiché esistono fotografie con persone impegnate sullo spigolo prima del 1960.
Oggi la Torre Inglese è sempre visitata, sia per la brevità e l’eleganza della salita che per la bontà della roccia. Chi scrive mise per la prima volta i piedi in vetta nell'estate 1975, alla corda dello Scoiattolo Luciano Da Pozzo; il 4 aprile di quarant'anni or sono compì da capocordata la prima di una buona serie di salite, e ne mantiene ancora vivo il ricordo.

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