01 ago 2016

Sul Corno d'Angolo, palestra di Innerkofler e di Comici

Da sud, ossia dal ponte che sormonta il rio Rudavoi sulla strada tra Cortina e Auronzo, il Corno d’Angolo (Eckhorn, per i tedeschi) mostra una spiccata individualità, costituendo un interessante soggetto fotografico. 
Dal Cason de Pòusa Marza, ricovero regoliero che sorge alle sue pendici in una radura fra i dirupi ed è meta di escursioni estive e invernali, invece, il colpo d'occhio è più caratteristico.
Il punto di osservazione, raggiungibile soltanto a piedi, legittima l’oronimo di Corno assegnato al monte in epoca non antichissima; parrebbe però quasi più logico definirlo “di Pòusa Marza”, visto che esso sorveglia, come un impassibile gendarme di dolomia, il sottostante pascolo dallo stesso nome, ottenuto da una radura paludosa bonificata. 

La zona fu sicuramente esplorata da valligiani fin da epoca remota e il Corno - salito per la prima volta non si sa né quando né da chi - fu palestra di caccia per Michele Innerkofler, leggendario inseguitore di camosci e pioniere dell'alpinismo sulle Dolomiti della Val Pusteria e di quella d'Ampezzo. 
Il primo a trovare una via di salita sulle sue rocce non proprio marmoree fu un alpinista illustre, Emilio Comici.  Il 20 settembre 1933, solo pochi giorni dopo aver salito il famoso "Spigolo Giallo" sulla Cima Piccola di Lavaredo, il triestino superò infatti con del Torso lo spigolo sud, riferendo nella relazione di passaggi “friabili e pericolosi, perché difficilmente i chiodi tengono”.
Chi, da ultimo, guardasse però il torrione dal lato più nascosto, dalla conca di ghiaie e macigni punteggiati d'erba che dalla sella coi ruderi di un rifugio dalla vita breve estende la Val Popena Alta fino a ridosso del Piz Popena, lo vedrà più mansueto e la cima non gli opporrà strapiombi, ma placche e scaglie inclinate. 
Sul versante nord, infatti, vaghe tracce e qualche ometto schiudono l'accesso alla vetta, angusta e un po' instabile. Dal sommo della conca di ghiaie bastano quindici-venti minuti di salita, facile ma su terreno che richiede prudenza a causa della qualità della dolomia e di un paio di passaggi esposti. 
Ernesto sul Corno (foto A.C., agosto 2004)
Il culmine, segnato da un bastone e un quaderno con rare firme, offre un panorama per nulla scontato, che si allarga dalle crode del Popena a quelle delle Marmarole, dai Cadini di Misurina alle Tre Cime e fino a Cortina.
Stupiranno il visitatore la secolare pace e il silenzio che aleggiano tra quelle vette e torri appartate, l'isolamento di quel Corno, minore e fuori dalle mode, sul quale chi ha costantemente scelto angoli abbastanza remoti cercando di schivare, se e quando possibile, monti troppo "usurati", si è sempre trovato molto bene. 

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