13 giu 2016

Boni, Gimmi, Franz e la Nord del Barancio

Sullo sfondo, a sinistra la Nord del Barancio,
a destra il Diedro della Romana (E.M., 27.6.09)
Ormai da più di quarant'anni ho un debole per le pubblicazioni (meglio se storiche) che riguardano le Dolomiti e gli uomini che le hanno scalate. 
Già da adolescente bazzicavo spesso fra le pagine del “Berti”, il viatico di generazioni di appassionati, che contiene un'enorme quantità di informazioni - anche se molte oggi sono irrimediabilmente datate - su tutti i gruppi dolomitici tra Ampezzo, Badia, Cadore, Comelico, Pusteria.
Pare una sorta di riflesso condizionato: quando osservo da vicino o passo ai piedi di qualche montagna, ripesco all'istante i dati accumulati nella memoria per localizzare un diedro, una parete, uno spigolo, famosi o sconosciuti che siano. Mi sono così allenato a prendere coscienza sul campo del grande patrimonio storico e culturale che deriva dal vagabondare per le crode. 
Non ricordo bene quando, mi trovavo con alcuni compagni tra le Cinque Torri. Erano i tempi delle prime scalate, della presa di confidenza con l'attrezzatura da roccia, della conoscenza delle pareti ampezzane. Dal sentiero, vedemmo una cordata attaccare e salire veloce una parete grigia e e verticale (che allora non conoscevo): in testa c'era lo Scoiattolo e guida Boni (Albino Alverà), che aveva più di cinquant'anni, e lo seguiva il collega Gimmi (Bruno Menardi), molto più giovane, che scomparve prematuramente nel 1997. 
In un attimo visualizzai nel mio “computer” la relativa pagina del Berti, e con aria dottorale informai i compagni: “Via Giovanna, 1945, Ettore Costantini Vecio e Luigi Menardi Igi, sesto”. 
Per coincidenza, stava sopraggiungendo Franz Dallago (Naza), altro Scoiattolo e guida allora in piena attività, che aggiunse lapidario: “Eh no, la Giovanna è dall'altra parte: quella è la Dibona-Apollonio-Stefani, 1934, quarto superiore!”. 
Rimasi basito: avevo ricevuto una bella lezioncina, che non dimenticai. Poco tempo dopo, anch’io potei mettere le mani su quella parete grigia e verticale, la nord della Torre del Barancio, una delle salite più note e belle del gruppo.
Mi resi conto così, che recitare il “Berti” a menadito non voleva poi dire conoscere ogni cima, parete e via delle Dolomiti.

Sullo Spalto di Col Bechéi, una cima senza cima

Il nome "Spalto" (più diffuso al plurale, "Spalti") di Col Bechéi, che identifica una zona famosa per le vie di scalata...