26 feb 2016

Una valanga di cento anni fa

Salendo per la strada che si stacca dal "Tornichè" di Podestagno (l'ampio tornante sulla Statale 51 d'Alemagna), e raggiunge l'alpeggio e il Rifugio Ra Stua, nel punto identificato dalla toponomastica ampezzana con un nome dall'origine oscura, “Luó de Vilagranda”, s'incontra una lapide. Una lapide di pietra rossastra di 52 cm x 43, fissata alla roccia sul lato destro della strada, che ricorda a chi passa una disgrazia accaduta giusto cent'anni fa, nel pieno della follia bellica.
Sul Luò de Vilagranda, quasi 93 anni dopo
(foto E:M., 6/1/2009)
Le parole incise sulla pietra oggi si leggono un po' a fatica. Esse testimoniano che in quel luogo, il 27 febbraio del 1916, sette militari del 168° Infanterie Bataillon austro-ungarico furono travolti da una grossa valanga, che in anni non lontani si è staccata di nuovo dai dirupi soprastanti, ai piedi dell'altopiano di Son Pòuses. 
I militari i cui nomi furono scolpiti sulla lapide (polacchi e boemi, secondo le notizie dell'amico Antonio) erano Stanislaw Szewczyk, Adalbert Tworek, Andreas Smolski, Wasil Jvaski, Fedor Jvasky, Luc Golicz, Karl Weinl: risultando arruolati con l'ultima coscrizione, si è supposto che i sette non fossero più giovanissimi.
Nel 2001, ai piedi della lapide, una di quelle che nella conca ampezzana ricordano i fatti della Grande Guerra, il Parco Naturale delle Dolomiti d'Ampezzo collocò una tabella di legno con alcune note storiche sugli sventurati fanti sorpresi dalla valanga in quel luogo. Soprattutto d'inverno, salendo a Ra Stua a piedi o con gli sci, lungo una strada frequentatissima, ma non del tutto esente dal rischio di valanghe, il "Luó de Vilagranda" merita una fermata e una riflessione.

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