21 feb 2016

Venanzio Zardini "della morte", guida alpina d'Ampezzo

Nella lunga serie di guide e portatori che esercitarono la professione a Cortina durante l'epoca aurea della scoperta delle Dolomiti, appare anche un tale Venanzio Zardini, curiosamente soprannominato “de ra morte”. 
Nato nel 1842 e scomparso giusto un secolo fa, di  mestiere faceva "el caligàro" (il calzolaio). Il suo nome non si trova collegato a grandi salite, prime o invernali, e supponiamo che l'unica immagine che lo ritrae “sul campo” sia quella - già pubblicata - del 1889 o 1891, in cui compare con quattro barbuti colleghi (presumiamo sia il primo a sinistra), mentre accompagna su una portantina una cliente invalida verso la Sachsendankhütte, il rifugio edificato alcuni anni prima sulla sommità del Nuvolau. 
Guide alpine di Cortina verso il Nuvolau, 1889 o 1891
(archivio E.M.)
Di quest'uomo, dunque, non ci sarebbero informazioni interessanti per la storia dell'alpinismo. Dovrebbe essere stato un portatore, cioè avere operato sui monti in appoggio a guide più "blasonate"; forse non s’impegnò mai in salite di spessore, limitandosi a gite meno impegnative, ma non per ciò meno remunerative, oppure a valicare con clienti i passi e forcelle scavalcati oggi da comode strade. 
Di Zardini e alcuni altri - l'ho già scritto - è un peccato avere poco materiale, dato che anche le guide meno "appariscenti" come lui hanno fornito un prezioso contributo alla storia turistica di Cortina. 
In questo caso, poi, è abbastanza misterioso anche l'inquietante soprannome della guida, abbandonato dagli eredi in favore del meno aspro "(de chi) de Venanzio". 
Ho sempre nel cassetto vari spunti per una storia delle guide ampezzane otto e novecentesche che, non avendo inciso il loro nome su vette o in salite di grido, sono state dimenticate. 
Prendo atto comunque che anche Venanzio Zardini, probabilmente nell'ultimo ventennio dell'800 (nell'elenco delle guide autorizzate, diffuso dalla Sezione Ampezzo del D.Oe.A.V. il 18/1/1890, figura anche lui), lavorò per divulgare la conoscenza della valle d'Ampezzo e quindi per lo sviluppo del movimento turistico, che in quegli anni andava rivelando la conca al mondo.

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