14 dic 2015

Le rocce selvagge della Bujèla de Padeon

Venticinque anni fa, una montagna ampezzana su cui salivo per la prima volta dopo aver spulciato a fondo la guida Berti alla ricerca di nuove idee, mi diede emozioni più intense del solito: la Bujèla (cioè l'ago) de Padeon, sulla dorsale del Pomagagnon. 
La Bujèla un torrione singolare, isolato e poco appariscente, che s'impone allo sguardo guardando verso la Val Padeon dalla Statale d'Alemagna nei pressi di Ospitale. Fino al 28 luglio 1985 vantava soltanto una via normale pressoché sconosciuta e disertata, e fra gli scalatori godeva di una considerazione nulla.
Quella domenica, gli Scoiattoli Paolo Bellodis e Massimo Da Pozzo inventarono - sulla placca grigio-gialla e compatta che guarda i Prade del Pomagagnon, resto di un'antica frana - la via "Gipsy": 180 metri di stampo moderno con difficoltà di quinto e sesto, in seguito frequentata spesso. Così la cima guadagnò, se non la notorietà, qualche citazione in più sulla stampa specializzata.
La Bujèla  in lontananza, salendo sulla Punta Erbing 
(foto E.M., agosto 2009) 
Sulla Bujèla erano saliti per primi con intenzioni alpinistiche i carinziani Viktor Wolf von Glanvell e Karl Günther von Saar, che ottantacinque anni prima degli Scoiattoli, il 28 luglio 1900, seguirono la cengia a spirale che avvolge il torrione con regolarità. Due giorni dopo, il loro compagno Karl Doménigg salì invece per un camino alto e liscio, che incrocia la via Glanvell con qualche difficoltà in più (per la verità, durante un'esplorazione, non capimmo dove fosse...). 
La via originaria, poco battuta anche se Visentini, nel suo libro "Gruppo del Cristallo" (1996), lo giudicava una delle normali più godibili della dorsale del Pomagagnon, presenta difficoltà di 1° grado superiore. Non è una semplice gita, ma nemmeno una scalata: la corda - salvo che nel tratto iniziale, se qualcuno non si sentisse sicuro - serve poco. 
Salendo ci si destreggia fra alberi, ghiaie, mughi, roccette, e poco sotto la vetta su una solida e ripida paretina. Fatti i conti, per guadagnare la sommità, quasi piatta e molto comoda perché erbosa, ci vuole un po' di impegno. 
Dopo la salita del 1991, tornai sulla Bujèla nella frizzante mattina del 14 novembre 1992, scoprendo la via in parte gelata e sgradevole, e poi ancora una terza volta nel settembre 1995. Questa concluse la serie delle mie visite ad una vetta così singolare. 
La Bujèla de Padeon, che oggi possiede anche un piccolo libro di vetta, è un angolo di mondo al quale, prima che cedimenti e frane invadano la cengia e rovinino un accesso ancora avventuroso, seppure non troppo difficile, agli amanti delle rocce selvagge consiglio di dare un'occhiata.

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