04 set 2015

Intorno al Casón del Macarón

Saliti rapidamente in macchina, sforzando sui pedali in MTB o, più escursionisticamente, a piedi al Lago d’Aial - da Campo di Sotto, Mortisa o Ra Sapada presso Pocol - si può ampliare l'orizzonte con due passi negli scuri boschi di Federa, di valore ambientale e storico.
Si tratta della strada boschiva, purtroppo segnata dalle recenti precipitazioni, che inizia a pochi passi dl rifugio sulla sponda del lago e, ristretta a sentiero, sale poi ripida col segnavia 431 al Lago di Federa e al Rifugio Croda da Lago. 
Dopo circa mezz'ora, la strada tocca il Casón del Macarón (1484 m). La già fatiscente capanna di legno usata dai boscaioli impiegati nella zona, fu riedificata qualche anno fa in muratura, è di proprietà regoliera e viene destinata alla fruizione turnaria da parte dei Consorti. 
Presso il Casón ci accolgono un provvidenziale "brento", dal quale zampilla sempre acqua freschissima, e due crocifissi campestri. Il più antico è la Crosc del Macarón, alzata in anni lontani nel piccolo areale paludoso al margine del sentiero e ai piedi della torva - ma panoramicamente meritevole - torre nerastra del Bèco d’Aial, su una particella boschiva della Regola di Campo. 
La Crosc del Macaron 
(foto E. Majoni, 24/7/08)
Il toponimo si riconnette al fatto (accaduto in un momento storico impallidito nel tempo) che in quella radura sarebbe stato rinvenuto un uomo, ferito o addirittura morto, forse un disertore. La scrittrice Lorenza Russo, più prosaica, suppone invece che fosse stato semplicemente il pastore degli ovini di lassù, sorpreso da un fulmine mentre attendeva al suo gregge. 
Chiunque fosse il defunto, in ricordo del fatto un'anima pia pose la croce, riattata non tantissimo tempo fa se non altro per mantenere il toponimo. 
Di questo, che dalla croce si è espanso anche al grazioso Casón, è quantomeno interessante sapere la genesi. Nel parlare d'Ampezzo la voce “macarón”, di probabile derivazione greca e giunta quassù attraverso la lingua di Venezia, vale per “sciocco, sempliciotto”. 
E uno sciocco, un sempliciotto, o forse soltanto un pover'uomo solitario, fu quello che trovò la morte su quel prato spesso intriso d'acqua, in un lontano giorno di tanti secoli fa.

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