20 ago 2015

"Piero Longo" e la Torre Trephor

Nell'inverno di quarant'anni fa si spegneva Pietro Apollonio, più noto come "Piero Longo". Nato nella frazione di Alverà nel 1904, fratello minore della guida alpina Luigi (1899-1978), verso i trent'anni iniziò anch'egli a fare la guida, restando attivo (secondo quanto si ricava da Terschak) fino ai primi anni '60. 
Sulle cime ampezzane c'erano quattro vie nuove legate a Piero, che fu anche un valente maestro di sci. In due si legò in cordata con Ignazio Dibona (1911-42), lo sfortunato primogenito di Angelo, travolto da una valanga sui monti dell'Abruzzo: la parete N della Torre del Barancio, salita il 7/9/34 con Ferdinando "Dino" Stefani e tuttora molto ripetuta, e la Direttissima sulla parete SE della Croda Rossa d'Ampezzo, un 6° grado oggi dimenticato, realizzato in diciassette ore il 28 e 29/9/34 con l'uso di cinquanta chiodi, e salito per la seconda volta da M. Dall'Oglio e P. Consiglio nel 1951. 
Poco prima della II Guerra Mondiale, con il collega Luigi Franceschi Mescol  Piero salì la parete O della Torre Quarta e poi in solitaria la Torre Trephor ("Cenerentola" delle torri d'Averau), dove comunque erano saliti nel settembre 1927 Verzi, Dibona e suo fratello Luigi, traversando sulla corda tesa da una guglia adiacente. Come si sa, nel maggio 2004 la Torre Trephor è crollata per ragioni del tutto imponderabili, e così le vie di Piero Apollonio sono rimaste in tre.
Pietro Apollonio Longo (1904-75)
Foto tratta da: Fini-Gandini, Le guide di Cortina d'Ampezzo,
 1983 (rielaborata)
Data l'età (quando scomparve, non avevo ancora salito montagne con corda e moschettoni), non ricordo il Longo di persona. L'ho conosciuto invece dopo, in via indiretta, scalando più volte la "Nord del Barancio" - sui cui piccoli appigli ci intirizzimmo spesso le mani - e tre volte la Trephor, sulle cui rocce nessuno potrà più appendere le staffe, come si faceva usualmente negli anni '70. 
Piero è stato, infine, uno dei protagonisti della mia novella in ampezzano, italiano e tedesco “Ra tore che r'à vorù morì – Storia de na croda”, data alle stampe nel 2007 per ricordare la “scomparsa” della Trephor, piccolo angolo di Dolomiti nel quale convennero illustri nomi dell'alpinismo e di cui oggi rimane solo la memoria.

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