19 giu 2015

Giovanni Barbaria, pioniere della montagna e del turismo

Con la scomparsa, nel 1997, di Elena Barbaria - consorte dello studioso Illuminato de Zanna - si è estinto il casato ampezzano dei Barbaria, di origine veneziana e stanziatisi nella conca dal 1441.
Fra i membri del casato si ricordano due prelati: uno di loro, Monsignor Giovanni Maria (1802-74), fu docente di matematica e fisica nel Seminario Vescovile di Udine, poi Parroco-Decano d'Ampezzo dal 1864 al 1874 e si distinse - oltre che per “talento, energia e umiltà” - per una certa verve polemica. 
Barbaria furono anche quattro guide di montagna; il capostipite, Giovanni detto "Zuchin", era nato nella "vila" di Bigontina nel 1850 e morì nel 1939. Cugino di Mansueto detto "Zuprian" (1850-1932), padre di Bortolo (1873-1953) e nonno di Giovanni (1909-82), e di Elena, più che per le difficoltà delle cime scalate, ha lasciato un segno nella storia locale per lo spirito avventuroso che lo contraddistinse. 
Falegname, a venticinque anni fu autorizzato a condurre clienti sulle cime ma, da vero “globetrotter” qual era, poco dopo emigrò per qualche tempo negli Stati Uniti, senza neppure curarsi di avvertire i familiari. 
Attivo fino agli anni Dieci del '900, “Joani Zuchin” può essere ritenuto la prima guida alpina ampezzana della seconda generazione. Contribuì alla scoperta di alcune cime (Punta Adi - Croda da Lago, con Pietro Dimai Déo e A. Schmidt, luglio 1895; Cima Tiziano - Marmarole, con Arcangelo Dibona Bonèl, Arcangelo Siorpaes de Valbòna, E. e O. Lecher, agosto 1900; Cima Scotter - Marmarole, con Dibona, Dimai, Giovanni Siorpaes Salvador, E. e O. Lecher e C. Reissing, agosto 1900; Wienertürme in Tofana - denominate nel dopoguerra Tridente Cantore - col figlio Bortolo e due viennesi, settembre 1910), ma è certamente più noto per il rifugio che costruì sulle romantiche sponde del Lago di Federa. 
Confermandosi come un pioniere della montagna e del turismo d'Ampezzo, inaugurò il rifugetto nel 1901; la sua avventura però durò solo quattro anni, poiché sfortunate vicende lo costrinsero, nel 1905, a cedere tutto alla Sezione di Reichenberg (oggi Liberec) del Club Alpino Tedesco-Austriaco, che ne rimase proprietaria fino al 1919. 
Nel celebre ritratto delle guide convocate all'Osteria Al Parco di Teofrasto Dandrea Jaibar per la rituale fotografia il 2 novembre 1901, il “Zuchin” è il secondo al tavolo, da destra.

Campanile Rosà, una freccia nel cielo

A est del bonario Col Rosà, in vista della piana di Fiames emerge una guglia dolomitica dotata di una suggestione quasi arcana.  La si no...