20 feb 2015

"Anche il mio Luigino era una buona guida ..."

Luigi Apollonio, del ceppo dei “Lònghe”, nato nella borgata di Alverà nel luglio 1899, fu l'ultima guida alpina d'Ampezzo a vedere la luce nell'800. Di professione carpentiere, arruolato giovanissimo col Genio nella Prima Guerra Mondiale, nel 1925 fu autorizzato dal Cai di Cortina a svolgere il mestiere di guida alpina, e fu in attività almeno fino al 1965.
Spesso compagno di Angelo Dibona, nel 1926 fu insignito di una medaglia d'argento al valor civile, per una complessa operazione di soccorso alpino. Nella sua carriera, Apollonio partecipò ad almeno quattro prime salite, a partire dal luglio 1927, quando con il cliente Edward de Trafford salì per primo la Cima Sud-Ovest di Marcuoira (Gruppo del Sorapis). Nel settembre dello stesso anno, con Dibona e Angelo Verzi, toccò la vetta della Trephor, la più piccola delle Torri d'Averau, traversando lungo la corda da una guglia adiacente.
Nel luglio 1930, con Angelo Dibona e i fratelli Olga e Rinaldo Zardini, si aggiudicò la parete ovest della Cima Cason de Formin, sulla dorsale della Croda da Lago; in settembre, ancora con Dibona e lo statunitense Paul Leroy Edwards, salì lo spigolo sud-sud-ovest della Tofana de Rozes; nel settembre 1933, infine, con Ignazio Dibona - figlio di Angelo - e Giovanni Barbaria, fu primo sullo spigolo sud-est della Croda Marcora, che domina San Vito. Apollonio, che negli anni '30 aveva fatto da guida, tra gli altri, anche allo scrittore Dino Buzzati, morì a Cortina nel 1978.
Luigi Apollonio a destra, con Angelo Dibona,
intorno al 1930 (raccolta E.M.)
Di “Ijuco Longo”, che abitava giusto di fronte alla Chiesa della B.V. della Difesa, mi permetto di rievocare un ricordo personale, collocabile nel 1976. Per i primi programmi in ampezzano che l'amico Cesare e io tenevamo a Radiocortina, mi era venuto in mente di sentire una vecchia guida, e per questo avevo pensato a Celso Degasper, con il quale avevo un po' di confidenza, perché frequentava spesso casa mia per la sua attività. Una sera di novembre, registrammo l'intervista in casa del verboso Celso: soltanto le prime due domande occuparono tre quarti d'ora, esaurendo la cassetta e lasciando inutilizzate le altre dieci che avevo predisposto.
Qualche giorno dopo incontrai i coniugi Apollonio. La consorte di Luigi, “Adelina Spazacamina”, un po' seccata ci tenne a farmi sapere che “Anche el mè Ijuco l ea na bona guida ...”. Come dire “Perché non hai voluto intervistare (anche) lui?” Preso alla sprovvista, non seppi come motivare la mia scelta, e diventai rosso come un peperone.


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