17 dic 2014

Sulla Punta Erbing, un giorno rubato all'inverno

Il 17 dicembre di venti anni fa, a Cortina non era ancora caduta la neve. Il campanile batteva mezzogiorno quando, usciti dalla 3a Cengia del Pomagagnon, giungemmo sulla Punta Erbing, meta di un giorno rubato all'inverno in arrivo. 
A titolo informativo, la Erbing è il “canto del cigno” della dorsale del Pomagagnon, prima che essa vada a morire sul valico di Sonforcia. Quotata 2301 m, cade verso Cortina con una parete di discreto rilievo, mentre dall'altro lato un ampio costone di mughi e rocce consente di salire con impegno poco più che escursionistico. 
Probabilmente già nota prima dell'esplorazione dolomitica come terreno di caccia e anche pastorale, visto che alla sua base settentrionale si estende la Monte de Padeon, alpeggiata fino a qualche decennio fa, la Punta ha avuto il nome da G. Erbing, una meteora dell'alpinismo nelle Dolomiti. 
Punta Erbing, dal sentiero d'accesso
(foto Ernesto Majoni, 20.8.2009)
Costui, non so se fosse tedesco o anglosassone, salì nel 1905 la parete sud della Punta con le guide più ricercate del momento, Antonio Dimai e Agostino Verzi, ma ne risultò una via di importanza marginale. Nell'agosto 1942 due ragazzi, Luigi - Iji - Menardi e Antonio - Toni - Zanettin, tornarono sulla parete per una via più difficile, chiudendo dopo meno di un quarantennio la brevissima storia della Erbing. 
Per giungere sulla cima, più che dall'uscita della 3a Cengia, raccomanderei il sentiero segnalato (e ritracciato recentemente nella parte bassa), che da Forzèla Śumèles sale attraverso un bellissimo bosco e poi per detriti e alcuni facili gradoni rocciosi. 
Suppongo che la cima non rientri fra le "Top Ten" d'Ampezzo: forse, ma proprio forse, si potrà incontrarvi qualcuno dei percorritori del sentiero attrezzato della 3a Cengia, che termina a quattro passi dalla vetta. Lassù, oltre ad un gran panorama su tutta la valle, c'è solo una misera croce di rami; null'altro, neppure un quadernetto per le firme, che avevo intenzione di portare lassù io stesso, qualche tempo fa. 
La Punta Erbing è un pezzo di mondo selvaggio e indisturbato, come gran parte del versante nord del Pomagagnon. Per questa ragione, dopo quel 17 dicembre 1994 vi sono salito ancora due o tre volte in compagnia, e una anche da solo, per godermi la romantica emozione celata da un angolo poco noto, anche se alla vista di tutti.

Il libro di vetta della Zésta, 24 anni di storia

Il 17 ottobre scorso Corrado Menardi, del Cai e Cnsas di Cortina,  ha recuperato il libro di vetta della Zésta, rilievo del ramo ampezzano ...