07 dic 2014

Incontri d'inverno in Dolomiti: Mauro Corona

Quel giorno, come tanti altri, lo ricordo esattamente: era il 16 febbraio 1981, e con Enrico stavamo completando le corde doppie per scendere verso la terrazza mediana della Torre Grande delle Cinque Torri. Avevamo appena salito la "Via delle Guide", la Dallamano-Ghirardini sulla Cima O, un itinerario che frequentammo diverse volte. 
La Via delle Guide sulla Cima O
(photo courtesy www.summitpost.org)

Non pensavamo certamente che, in una domenica di pieno inverno, sulle pareti della Torre Grande si potessero aggirare altre persone. E invece, poco prima di iniziare la seconda parte della discesa, ci superarono quasi furtivamente due uomini, usciti dalla "Via Miriam" prima della lunghezza della “schéna de mùsc”, che parlavano in uno strano dialetto. per noi quasi incomprensibile. 
Quello che scendeva in testa si fermò un attimo a salutare e ci indicò il compagno silenzioso, che portava pantaloni di lana grigia, un berretto di lana blu alla Lucio Dalla calato sulla faccia barbuta e non pareva un rocciatore. Aggiunse poi quasi sottovoce: “Vedi quello là? È giovane, e farà grandi cose.” 
L'uomo che disse queste parole era Italo Filippin, alpinista e cacciatore divenuto in seguito responsabile del Parco Naturale delle Dolomiti Friulane; l'altro era Mauro Corona, scultore, alpinista e oggi conosciutissimo scrittore.

Punta Fraio, una cima senza vie?

Tra le cime che abbracciano Cortina, non tutte conosciute e frequentate allo stesso modo, ne risalta una, che secondo la guida delle Dolomi...