01 nov 2014

Bizzarrie dolomitiche: il "Busc de ra Costa del Pin"

A quota 2450 m circa, non lontano dalle labili tracce che permettono di accedere alla Punta del Pin - poco noto e ancor meno avvicinato rilievo, che fronteggia la parete E della Croda Rossa d'Ampezzo sul confine fra Cortina e Dobbiaco e attrae per l´ambiente remoto e l'apertura su monti e valli - si staglia una singolare finestra rocciosa, che ritengo alta non meno di una decina di metri. 
Il "Busc de ra Costa del Pin" da Pratopiazza
ottobre 2014 (foto I.D.F.)
Non possedendo questa bizzarria dolomitica un toponimo specifico, in occasione della salita che vi compii nell'estate 1998 mi presi la libertà di dargliene uno, che rimane comunque non ufficiale, e la chiamai "Busc de ra Costa del Pin". 
Dai pressi della finestra, infatti, scende verso Cimabanche un costone, ricoperto in basso di conifere e mughi, che limita sulla destra orografica la nota Val dei Canopi. 
Il costone, ostico da percorrere a causa della vegetazione intricata, porta il nome di "Costa del Pin", perché vi prosperano i pini silvestri. Sul filo di esso, i topografi imperiali incisero nel 1789 alcuni dei segni confinari fra le comunità d'Ampezzo e Toblach, ritrovati e descritti nel 1955 dal compianto geometra delle Regole Fiorenzo Filippi.
Credo che il "Busc de ra Costa del Pin", visibile dalla strada che collega i due rifugi della prospiciente Alpe di Pratopiazza, non possa essere una meta rinomata, considerato l'impervio terreno su cui si trova e la mancanza di un accesso definito. Costituisce però una delle tante peculiarità ambientali che rendono ricchi i due parchi naturali che proprio su quel confine comunale, provinciale e regionale si affiancano: il nostro delle Dolomiti d'Ampezzo e quello di Fanes-Sennes-Braies. 
Ho ben presente la prima volta in cui, con un paio di amici, giunsi ai piedi di quella bizzarria geologica. Mi aveva indirizzato lassù il colloquio con un conoscitore delle Dolomiti come l'avvocato Camillo Berti, ancora vivente e attivo, il quale mi disse di aver salito la soprastante Punta del Pin da ragazzo con il padre, lo studioso e scrittore Antonio, "papà degli alpinisti veneti". 
Non fosse stato per Camillo e, prima ancora, per le quattro righe dedicate dal padre alla Punta del Pin nella guida delle Dolomiti Orientali, di quel "Busc" ora non potrei raccontare.

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