9 ago 2014

Sullo spigolo Castiglioni della Cresta Val d'Inferno

Cresta Val d’Inferno: guglie dal nome un po' truce, sul filo tra il Cadore e la Carnia e facente parte della dorsale dei Brentoni. 
Sono cime fuori mano, angoli dove forse c’è ancora qualcosa da scoprire: questo offre la Cresta, ambiente marginale rispetto agli "hits" alpinistici e ancora ben preservato. Dalla cresta emerge un torrione, non ardito ma con una personalità propria, che si spinge verso Forcella Camporosso e i boschi che scendono in Val Frison. 
Lo spigolo sud del torrione è segnato da una via classica della zona, che chi scrive ha salito due volte. L’aprirono nel giugno 1938 due personaggi illustri, Castiglioni e Detassis, che esploravano le Alpi Carniche in vista della stesura dell’omonima guida, uscita solo nel 1954.
I Brentoni e la Cresta Val d'Inferno, da Casera Doana
(foto E.M., 27/6/2010)
La via non è molto succulenta come scalata, ma vi trovammo comunque alcuni pregi che la fanno ricordare come un gioiellino, godibile se si ama un certo tipo di alpinismo. Ci piacque salire nel fresco mattino verso lo spigolo, dalla strada di Razzo per Forcella Losco, Camporosso e i pendii dominati dal Torrione. Abituati a quelli di casa, lassù i panorami erano insoliti: le Carniche, le Giulie e le Dolomiti si avvicendavano in  piani diversi, cui anche l’occhio più distratto era interessato. 
Nessun rumore; a metà giugno, e ancor di più a fine ottobre, forse il periodo migliore per aggirarsi sui Brentoni, lassù trovammo grandi silenzi. Ci piacque salire con calma, godendo ogni passaggio, mai banale: rampe, paretine, un piccolo liscio diedro, la cresta finale. Poi ci abbandonammo al sole sulla cima, volando col pensiero sui monti che si proponevano alla vista, mai così nitidi come in quelle giornate. 
La fine di entrambe le gite ci vide scendere allegri per la "normale" di quella cima, una serie di viscidi salti e cenge con ghiaia, erbe e tracce di camosci, e lasciare la solitudine dell'altopiano avvicinandoci alla sera. 
Valeva le due visite, il torrione della Cresta Val d’Inferno, nei Brentoni. Mi piacerebbe che quella bella salita fosse sempre ripetuta in silenzio, pensando all’incanto che tanti anni fa trovammo ancora tra quei monti. Chi lo farà, ne sarà certamente ricompensato.

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