26 giu 2014

Croda de Pousa Marza, meta nobile e illustre

La via comune della Croda de Pousa Marza (m 2504), nel sottogruppo del Popena, non rientra di sicuro nei canoni delle scalate dolomitiche di gran moda. 
Scoperta il 29/7/1884 dalla guida pusterese Michl Innerkofler, che  salì dapprima in vetta da solo e nella stessa giornata risalì portando in cima la giovane cliente boema Mitzl Eckerth, consente di conseguire un torrione esteticamente molto elegante, specie se lo si osserva dalla Strada 48 bis delle Dolomiti, nei pressi del ponte sul torrente Rudavoi. 
Esclusa quella estetica, non ritengo però che la Croda abbia altre pregevolezze: la roccia piuttosto malsicura, oltre alla comune, ha consentito di aprirvi un'unica altra via, ad opera degli Scoiattoli Raniero Valleferro e Alberto Dallago (parete SO, 4/4/1976).
Attratto dalla breve relazione che ne avevo letto su una guida in lingua tedesca, ripetei la via comune della Croda de Pousa Marza con l’amico Roberto giusto vent'anni fa, il 9/7/1994, ed entrambi la giudicammo una vietta simpatica. Tutto sommato, l’Innerkofler-Eckerth non è tanto malvagia, ma originale e godibile: lo ammise anche Visentini, nella sua guida del Cristallo pubblicata nel 1996 e dalla quale ho tratto numerosi spunti per vagabondare fra quelle crode. 
La Croda con il versante di salita, 
dal Corno d'Angolo
(foto E.M., agosto 2008)
Sono circa 100 m di 2° abbondante con due tratti più difficili, su una parete esposta, di roccia non granitica ma neppure infame. Chiodi non ne trovammo, e per sicurezza bastarono vari spuntoni e clessidre: per scendere ci affidammo a tre doppie su cordini, rimasti lassù a memoria della nostra visita. 
La cima era pulita, senza alcuna traccia umana, anche se hanno visitato la Croda in anni lontani alpinisti nobili e illustri: Severino Casara, Alberto Re dei Belgi con le guide Antonio e Angelo Dimai di Cortina (1926), Dino Buzzati con la guida Giuseppe Quinz di Misurina (1930) e molti altri. 
Il passaggio chiave, uno strapiombo di qualche metro da superare di slancio da una cengetta, è solido e atletico. La via conserva tutto il sapore pionieristico ed esplorativo proprio dei suoi 130 anni di età: sommata all’accesso per il circo esterno dei due dominati dal Piz Popena e alla discesa per quello parallelo, ancor meno battuto, riempì di gioia quella lontana giornata.

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