23 mag 2014

Lerosa, ovvero i "pascoli del dio Manitù"

A metà degli anni '60, mio padre ricoprì il tradizionale incarico di "Marigo" della Regola Alta di Lareto. Per questo, durante la stagione estiva, doveva recarsi di frequente in Lerosa, per informarsi con il pastore che al tempo sorvegliava il pascolo, sulla situazione del bestiame alpeggiato e su eventuali problemi e necessità da risolvere. 
Nell'estate 1965 (forse anche in quella seguente), ci portò dunque in Lerosa quasi tutte le domeniche: io avevo sette anni, ma mi pare di rivivere la sensazione che avevo: che la valle d'Ampezzo fosse tutta lì, racchiusa tra Ra Stua, Lerosa e Gotres! 
Nel Cason che domina i pascoli conoscemmo il pastore Francesco, di Arina di Lamon (con quale stupore, ma senza capire bene perché, scoprii che non poteva consumare lo zucchero, e aveva sempre in tasca una scatolina di saccarina!), e i suoi familiari. 
C'era la consorte, che non ho presente come si chiamasse, ma ricordo che era “bianca e rossa come un pomo” e che qualche volta scendeva a Cortina a portare i panetti di burro con i fiorellini, e poi i figli: Teofilo, Gianna, Antonio e Luciano. 
Vivevano in sei nel piccolo Cason a 2039 m di quota per tutta l'estate,  quotidianamente a contatto con la natura e gli animali. Un pochino li ho invidiati davvero! 
Il Cason  sui pascoli  di Lerosa
(photo  G. Mendicino, courtesy "Le Dolomiti Bellunesi")
Piccoli flash di quelle domeniche: mi sovviene quando scesi con Teofilo - che avrà avuto 11-12 anni, ma era ormai un vice-pastore esperto - per la Val de Gotres a riprendere un capo allontanatosi dal pascolo; rivedo le bottiglie con un goccio di latte usate dai ragazzi per catturare le vipere, che decapitate e portate in Municipio a Cortina fruttavano 500 lire l'una (!); ricordo la disinvoltura con cui Antonio e Luciano, non tanto più grandi di me, attiravano a sé le mucche, infilando le dita nelle grandi narici...; mi pare di risentire le chiacchiere degli adulti, riflesso di un'epoca più semplice, ormai tramontata. 
Mi pare che poi la famiglia si fosse trasferita intorno a Valdobbiadene per gestire un minigolf o qualcosa di simile, e che uno dei figli più giovani fosse scomparso, ancora ragazzo, in un incidente d'auto. 
Chissà se gli altri familiari sono ancora in vita, dove si trovano, se ricordano il periodo passato nel Cason della Regola Alta di Lareto, lavorando e scorrazzando sui “pascoli del dio Manitù”, come l'amico giornalista Mario Caldara definì una volta la Monte de Lerosa ...

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