19 feb 2014

Monte Nero di Braies, una vetta dimenticata

Il Monte Nero di Braies (Schwarzberg, 2147 m) è l´ultimo rilievo roccioso e barancioso proteso dalla dorsale dei Colli Alti in direzione del Lago di Braies. 
Scarsamente frequentata, anche per la mancanza di una traccia definita nell'ultimo tratto, la vetta offre però un grande panorama: Sasso del Signore, Monte Alpe del Camoscio, grande e piccola Croda del Béco, Cima Cadin di Sennes, Col del Ricegon, Punte Riodalato, Monte Punta, Cima dei Colli Alti e Monte Muro, Piz da Peres, Punta delle Tre Dita... 
Tanti anni fa avevo letto la stringata citazione della salita sulla guida "Dolomiti Orientali" di Berti; non le diedi però mai importanza, vista la bassa quota, che diceva poco, e la presenza di mughi su ogni versante, che lasciava presagire soltanto grandi sudate.
L'idea di andare a curiosare lassù venne dall'amico Marino Dall'Oglio il quale, dopo averla salita con una delle sue guide nei primi anni 2000, una sera a cena mi raccontò che - in più di un sessantennio di alpinismo - il Monte Nero era l'ultima cima intorno a Braies che ancora gli mancava.
Incuriosito, pochi giorni dopo andai a salirla, tornandovi poi altre due volte, anche con una gita sociale del Cai Cortina, che fu molto apprezzata. La prima visita, con Iside domenica 4 agosto 2002, mi lasciò la deliziosa sensazione di un viaggio a ritroso nel tempo fino all'epoca dei pionieri, che a Braies si chiamavano principalmente Josef Appenbichler, Anton Müller, Viktor von Glanvell, Karl von Saar, Karl Domenigg. 
Proprio da cime come quella, che si sale dal Lago di Braies alzandosi dapprima nel bosco, poi sui pascoli, tra alberi e mughi e infine lungo un instabile, esposto costone di rocce e detriti che porta all'inclinata parete finale, penso che gli alpinisti dell'800 scrutassero le loro future conquiste nella zona. 
I pionieri, magari accompagnati da valligiani esperti o dalle prime guide, certamente salivano prima sulle sommità più semplici e vi si fermavano a lungo, per osservare nei dettagli anfratti, cenge e pareti e scoprire gli accessi più logici e praticabili alle vette circostanti ancora inscalate. 
L'altissima parete N della Croda del Béco che fa da sfondo al Lago di Braies, fu salita da Von Glanvell il 4/8/1892, 110 anni esatti prima che io mi sorprendessi ad ammirarla dal Monte Nero. 
Il Monte Nero di Braies, dalla Sella di Val Foresta
(foto E.M., 28/9/2003)
La storia non lo dice, ma magari il carinziano, per rendersi conto della complessità del versante che voleva affrontare, potrebbe aver raggiunto proprio il dirimpettaio, strategico Monte Nero: magari in un pomeriggio di tempo incerto, col fido "Seppele" Appenbichler che lo aveva instradato, appena quindicenne, sulla via della Montagna. 
Dal Monte Nero oggi la visuale resta immutata, ma credo che scoperte pionieristiche ne siano rimaste ben poche. La piccola croce consumata dagli anni che adorna la sommità di quella vetta dimenticata, attende sempre paziente chi scelga di indirizzarsi con gambe e cuore ad un monte  solitario, umile ma suggestivo e inserito in una splendida arena dolomitica.

In memoria di Isidoro Siorpaes, pioniere dell'alpinismo sulle Dolomiti

Si avvicinano i 60 anni dalla morte di uno dei tanti uomini che hanno lasciato una traccia nella storia alpinistica di Cortina: Isidoro Sio...