06 feb 2014

Il piccolo "giallo" del Rauchkofel

Nel libro “Wanderungen in den Dolomiten”  del barone Theodor von Wundt, tradotto in italiano come “Sulle Dolomiti d’Ampezzo. 1887-1893” e pubblicato nel 1996 dalla Cooperativa di Cortina, c'è un capitolo dedicato al Rauchkofel (Monte Fumo), cima del gruppo del Cristallo salita, ufficialmente per la prima volta, dall'ingegnere Wenzel Eckerth con la guida Michl Innerkofler il 2/7/1883, e che fu fortificata ed aspramente contesa tra italiani e austriaci nella guerra 1915/1918.
Nel testo compare la famosa fotografia di uno strapiombo roccioso alto almeno venti metri, dal quale sta scendendo una persona a corda doppia. A destra in basso, un'altra persona la osserva. 
Questa immagine, datata 1893, è oggetto di un "qui pro quo" che si trascina da 120 anni.  Alcuni scrittori che non lessero, o forse non capirono l'originale tedesco, infatti, riconobbero nella persona a destra la  guida di Cortina Mansueto Barbaria Zuprian. L'uomo che scende lungo la corda fu invece identificato in Santo Siorpaes da Sorabances, protagonista della scoperta dolomitica fra il settimo e il nono decennio del 19° secolo. 
L'immagine di Theodor Wundt
Wundt però non parlò mai di Santo, ma di “Santobua”. Credo che “Bua/Pua”, fra l'altro soprannome di una famiglia ampezzana  oggi estinta, sia solo la storpiatura tirolese del tedesco “Bube”, “ragazzo, moccioso”. Nel testo, la traduttrice lo ha interpretato, con buona approssimazione, come “il giovane Santo”. Al tempo dell'immagine, ripresa durante la traversata da Schluderbach alla Valfonda attraverso il Rauchkofel (v. “Dolomiti Orientali Volume I Parte 1^” di Antonio Berti, 1971, pagina 542), Santo Siorpaes aveva 61 anni e si era ormai ritirato dall'alpinismo attivo. Per questa ragione, il "giovane Santo" potrebbe essere stato più ragionevolmente uno dei suoi figli, Pietro "Piero" o Giovanni Cesare "Jan", già affermati come guide anche se avevano soltanto 25 e 24 anni. 
Lungi da me voler sottrarre al mitico "Salvador" l'onore di un’eventuale impresa tardiva, che andrebbe a far cumulo con tutte quelle realizzate nel suo ventennio migliore. Rilevo però come spesso, nelle ricerche storiche, un solo termine equivocato possa stravolgere fatti che a chi studia (in questo caso l'andar per crode), interessano da vicino. 
In 120 anni la traversata del Rauchkofel non ha visto di sicuro molti ripetitori, pur svolgendosi in un contesto di grande fascino. Non attrasse nemmeno noi, che pure il Berti lo avevamo sfogliato meticolosamente e avremmo potuto trovarci uno stimolo per fare qualcosa di nuovo.  Eckerth l'aveva descritta nel 1891 nel suo lavoro su “Il Gruppo del Monte Cristallo": von Wundt raccolse la sfida e due anni dopo la portò a termine con successo.
Uno dei suoi due compagni in  quell'avventura, però, non era quello che, fraintendendo l'ostico dialetto "Puschtra" dei nostri vicini, la storia ha sempre creduto.

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