27 ott 2014

Oh, com'era bello! Sulla Torre Quarta d'Averau, 1979

Le caratteristiche di questa salita fanno sicuramente sorridere i climbers di oggi, ormai abituati a valutare le loro performances con cocktail di cifre e lettere e non più con i secchi numeri dall'1 al 6+ che un tempo non troppo lontano marchiavano senza possibilità d’errore le difficoltà dell’andar per cime. 
Un centinaio di metri di III e poco più, su una bella parete esposta di solida dolomia,  in un contesto oggi divenuto sempre  più di falesia; per me è sempre stata una salita emozionante, per motivi sia personali sia storici. Ne ricordo in particolare due.
1) Avevo vent’anni quando - un giorno d'ottobre - salii sulla sghemba Torre Quarta d’Averau con la corda nello zaino, per dominare arcani timori che da qualche tempo mi accompagnavano; 2) la chiave di salita sulla penultima delle Cinque Torri era stata trovata, settant'anni prima, nientemeno che dalla guida Angelo Dibona Pilato, che ci portò l’amico Amedeo Girardi de Amadio nel settembre 1911: quindi una salita sì breve, ma blasonata! 
Torre Quarta Alta e Bassa, trent'anni dopo
(foto E.M., giugno 2009)
Avevo già salito la Quarta Alta alcune volte, e qualche altra la salii in seguito. Certo è che, in quella grigia e nebbiosa mattina d’inizio autunno, riuscii a guadagnare in totale autonomia la cima, dove ricordo di avere sfogliato un libro di vetta umidiccio, costellato da qualche firma illustre, tra cui riconobbi quella di mio zio Lino Lacedelli. 
Goduta la conquista, tre rapide calate a corda doppia, ed eccomi di nuovo sotto l’ampio tetto giallastro ai piedi della Torre, dove le ragazze stavano preparando polenta e salsicce per ristorare la compagnia.

20 ott 2014

Un pensiero per Ferdl del Vallandro (1932-2014)

Ieri, entrando al Rifugio Vallandro-Dűrrensteinhűtte a Pratopiazza inondato di sole, un avviso funebre in tedesco ha subito catturato la mia attenzione. 
Venerdì 17 è deceduto, a 82 anni, Ferdinand Mair. A molti, il nome non dirà un granché; ma a chi conosce il Vallandro fin dagli anni dell'apertura, forse farà venire in mente Ferdl, che dal 1972 divise, d'estate come d'inverno, la gestione del rifugio con la consorte Maria (Midl), vulcanica e sempre pronta al saluto e alla battuta con tutti i frequentatori della "sua" casa.
Nel rifugio, posto sul confine tra i comuni di Dobbiaco, Braies e Cortina, i coniugi Mair trascorsero molti anni. Sono scesi a valle nel 2008, lasciando il fabbricato che avevano acquistato nel 1987, ma ieri mi è parso di scorgere ancora Ferdl in cucina, mentre affettava i cappucci da servire a tavola.
Mair fu anche maestro di sci e guida alpina e per un periodo custodì d'inverno il Rifugio Auronzo a Forcella Longeres. Nell'agosto 1959 ripeté per secondo, con due paesani, la via Elsler sulla torre omonima, una guglia dalla forma "quasi" imbarazzante che emerge per un centinaio di metri dalla cresta del Picco di Vallandro, e si scorge bene dall'altopiano di Pratopiazza.
L'Elslerturm
(foto Iside)
In questi anni la gestione del rifugio è cambiata, e anche il pubblico; al Vallandro, meta facilmente accessibile anche ai pigri e tra i rari rifugi dolomitici ancora aperti (quest'anno chiude lunedì 3 novembre), la splendida domenica d'autunno ha portato una notevole gazzarra, ma ho intravisto ben poche persone conosciute. 
L'avviso funebre è passato inosservato alla maggioranza dei presenti. Ma chi ha conosciuto, seppur di striscio, Ferdl Mair frequentando il Vallandro fin da quando giunse lassù con i compagni della 2a D della Scuola Media e l'indimenticato paleontologo Rinaldo Zardini, per cercare qualche piccolo fossile sull'Alpe di Specie, non poteva fare a meno di rivolgergli un pensiero: Aufwiedersehen und Danke!

14 ott 2014

Ricordo di Marino Dall'Oglio (1924-2013), pioniere delle Dolomiti

Curiosando in Internet, solo ieri (!) ho scoperto in un sito inglese che l'ingegner Marino Dall'Oglio, del quale non avevo più notizie da qualche tempo, “... passed away peacefully on Thursday, 21st November 2013." 
Della scomparsa dell'amico Marino, Accademico del Cai e del Gism, massimo conoscitore della Croda Rossa d'Ampezzo, autore di decine di salite nel gruppo omonimo (e non solo), finanziatore del bivacco fisso dedicato alla prima moglie Pia Helbig, collocato nel 1965 sulla soglia della Val Montejela ai piedi della Croda Rossa e demolito nel 2013, non si era saputo alcunché dal Gruppo Italiano Scrittori di Montagna, al quale pure Dall'Oglio apparteneva, e il Club Alpino Accademico Italiano ne ha fatto menzione soltanto nella sua riunione di sabato 11 ottobre. 
E. Majoni, M, Dall'Oglio, F. Majoni (Presidente Cai Cortina)
a Ra Stua, durante la cena per il 40° del Bivacco, 31.8.2005

Dall'Oglio meriterà di certo, almeno da parte mia, più di queste quattro righe stese in fretta e furia. Molte piccole cose mi legarono all'amico ingegnere, e ne ho già scritto più volte. 
Per ora voglio ricordarlo sommessamente, come forse lui stesso avrebbe gradito, ripensando alle chiacchierate che facemmo, alle cene all'Hotel Menardi a Cortina, in cui discutevamo di tante montagne, all'escursione del settembre 2004 verso la Punta Nera, cima cui teneva ma che non si sentì di salire, alla sua proposta di nominarmi Accademico del Gism, che si concretizzò nello stesso autunno.
Qualcuno forse dovrebbe prendersi il tempo e il modo di parlare di lui in maniera adeguata: se non ci penserà Cortina, che di sicuro gli deve qualcosa in ambito alpinistico e turistico, lo farò io stesso nelle sedi opportune. 
Ciao, caro Marino: che la tua amata Croda Rossa vegli sempre su di te.

06 ott 2014

Sulle orme di Paul Grohmann: il Col de Giatei

"Le due forcelle sono divise dalla verde cupola del Col di Giatei, che è pure un buon punto panoramico..." Se lo scriveva Paul Grohmann nel suo "Wanderungen in den Dolomiten", già nel 1877, c'è sicuramente da credergli. 
Così, archiviata nei cassetti della memoria, quella montagnola senza pregi alpinistici del sottogruppo del Cernera, punto culminante della cresta che divide la Val di Zonia dalla Val Codalonga e accompagna lo sguardo scendendo dal Passo Giau verso Colle S. Lucia e Selva, è rimasta lì attendendo l'occasione propizia. 
La prima domenica d'ottobre, complice il tempo comunque discreto, il cassetto si è aperto e la proposta è scivolata fuori. Lasciata l'automobile in corrispondenza del Rifugio Piezza, abbiamo iniziato una facile e divertente cresta erbosa. 
Confine di Stato fino al 1918, essa sormonta tre elevazioni che scoscendono sulla Val di Zonia, citata spesso negli scritti del linguista Vito Pallabazzer. Al termine della cresta, la vetta del Col de Giatei, già calpestata da Grohmann, si è rivelata una facile e breve conquista. 
Sulla sommità di quello che da Fedare pare un picco dolomitico, incombendo molto ripido sui tornanti della Sp 638, c'è un ampio pianoro erboso, sul quale troneggia uno strumento di misurazione meteorologica dell'Arpa Veneto, affiancato dai resti di un altro apparecchio, dismesso e lasciato lì a marcire. 
Sulla cima del Col de Giatei, col Pore sullo sfondo
(foto E.M., 5.10.2014)
Il panorama dal Col de Giatei, che raggiunge i 2184 m, abbraccia un orizzonte molto vasto: Averau, Cernera, Civetta, Col di Lana, Lastoi del Formin, Marmolada, Nuvolau, Pore, Sas de Stria, Sasso Bianco, Sella, Settsas e altri monti ancora, tutti davanti a noi, in una quiete scalfita solo da decine e decine di motociclette che sfrecciano sui tornanti della strada di Giau, rinomata palestra per mezzi di quel genere. 
Il ritorno, senza dover necessariamente ricavalcare la cresta, è stato semplice, rapido e coronato da una sosta a Fedare, dove la stagione ha permesso ancora il pranzo all'aperto. E la considerazione finale di entrambi, dopo un pensiero al pioniere dolomitico che ci ha dato quest'interessante spunto, è stata: "Con tutto quello che abbiamo esplorato nelle nostre Dolomiti, aprendo i cassetti della memoria, qualcosa di nuovo da fare si trova sempre!"

Corno d’Angolo: chi l'avrà salito per primo, e perché?

Chi avrà salito per primo il  Corno d’Angolo, e perché?  Già noto ai pionieri con il nome tedesco di Eckhorn, dovuto alla sua posizione a...