22 mar 2014

Rauhkofel, una piacevole ascensione

Un dato che nella guida "Dolomiti Orientali" di Antonio Berti non c'è, e magari può interessare bibliofili e curiosi, è quello della prima salita turistica del Rauhkofel-Monte Scabro (non Rauchkofel-Monte Fumo, come riportano alcune fonti), piccolo satellite del gruppo del Cristallo. 
L'erto dosso ricoperto di mughi, d'importanza soltanto escursionistica, s'impone sopra Carbonin con tre vette allineate, e da quel lato ostruisce la visuale verso le cime del Cristallo. Vi si può salire mediante un sentiero militare, non banale e in parte esposto, che circa trent'anni fa fu ripristinato col concorso della Fondazione Antonio Berti e battezzato “Standschützenweg”. 
La conquista della quota 2126 m, oggetto in guerra di ardite azioni, tra le quali risalta quella del 30/3/1916, spettò a Wenzel Eckerth. L'ingegnere boemo giunse in vetta per primo con la sua fidata guida Michele Innerkofler (che sicuramente aveva già esplorato tutte le cime per ragioni venatore), il 2/7/1883. La notizia è confermata nel volume che nel 1891 Eckerth dedicò al gruppo del Cristallo, ristampato in prima traduzione italiana dalla Cooperativa di Cortina nel 1989. 
Quota 2126 m del Rauhkofel 
da Carbonin, 16.3.2014
(foto idieffe)
Intorno alla scoscesa quota 2126 m ruota un interessante giro ad anello, che prevede la salita dal versante incombente su Carbonin e la discesa lungo la Val di San Sigismondo, regno di accanite cacce al camoscio della guida Innerkofler, che dal 1872 lavorò presso l'Hotel Ploner di Carbonin. 
Il sottoscritto la compì integralmente due volte, una delle quali in "beata solitudo". La sommità salita di solito è la prima, guardando dal fondovalle; una sporgenza rocciosa coperta di pascolo da camosci e di mughi, sulla quale - in un pomeriggio di metà settembre del 2000 - mi riuscì di schiacciare una delle più meritate, comode e saporite pennichelle di vetta che ricordi. 
Quella domenica, lassù, non c'era anima viva: unico compagno mi fu un tiepido sole, preludio del primo acquazzone d’autunno che poi mi seguì per tutta la discesa lungo la Val di San Sigismondo, quel giorno diventata quasi tetra.

5 commenti:

  1. sulle carte è denominato Monte Fumo, perché dici che invece si chiama Monte Scabro?
    stefano b.

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    1. La storia è riportata nella guida Berti. Il toponimo tedesco è Rauh-kofel (Cima Scabra), e fu interpretato dagli Italiani in guerra come Rauch-kofel, cioè Cima del Fumo. Ma vengono usati tutti e due, senza problemi.

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  2. Il Monte Scabro/Fumo è sicuramente stata una tappa importante della mia "crescita" in termini di gite selvagge. Infatti, dopo anni che non trovavo nessuno che si candidasse per esplorazioni faticose, nel 2007 ho scoperto che l'amico Paolo condivideva la stessa passione e il monte Scabro/Fumo è stata la prima gita del nuovo corso.
    Una domanda: tra i progetti futuri c'è quello di andare a visitare la "Forcella del Rauhkofel", che mette in comunicazione la Val Fontana di Sigismondo con la Val Fonda. Secondo Visentini non è transitabile con facilità, ma osservandola da lontano non ho notato grossi problemi. Cioè, dal lato Fontana di Sigismondo è un ghiaione; in lato Val Fonda insiste su uno strano canale che taglia in diagonale la parete della Costabella, che sicuramente è selvaggio ma non sembra pazzesco (purtroppo l'ho osservato solo dalla ferrata Marino Bianchi che però è parecchio lontana in linea d'aria). L'idea mi è venuta un paio di anni fa scendendo per gli scomodissimi (e aggiungerei ancora ...issimissimi) ghiaioni che dalla Costabella si immettono in Val Fontana di Sigismondo. Tu hai notizie? Grazie! Riccardo C.

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  3. io ci sono passato sotto pochi giorni fa, e ho chiesto a una guida alpina se era valicabile. mi ha detto di no, che sul lato sud ci sono salti di roccia non percorribili
    stefano b.

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  4. Forcella del Rauhkofel visitata di persona ieri: interessanti resti militari e ambiente spettacolare. Confermo che non si può scendere in modo escursionistico verso la Val Fonda. Dalla Forcella si riesce a scendere un centinaio di metri in direzione sud, fino a raggiungere uno spettacolare prato pensile con vista impagabile sul circo del Cristallo e del Popena. Ma da qui alla Val Fonda non è agevole procedere. Avremmo potuto tentare un canalone, ma aveva fondo di ghiaccio vivo. Ho sentito invece dire che si può perdere quota per mughi, canali e cengette fino ad arrivare 20 metri sopra il fondo della Val Fonda, per poi fare un'ultima calata in doppia, ma non ci siamo fidati a provare senza avere prima studiato il versante.

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