21 ago 2013

Punta Marietta, una giornata riuscita in parte

Nel luglio 1994 mi misi in testa di festeggiare a modo mio un centenario alpinistico minore. 
Volevo salire sulla Punta Marietta, il torrione che spicca sul dorso orientale della Tofana de Rozes e si vede bene dal versante S della conca d’Ampezzo. 
Battezzata "Marietta" durante la 1^ Guerra Mondiale dai militari italiani, che la occuparono a scopo strategico il 2/8/1915, il torrione era stato conquistato il 4/7/1894 da J. Müller con Angelo Zangiacomi Şacheo, ampezzano, e Luigi Bernard, fassano. Pare però che le due guide l'avessero già salito, per spianare la strada al cliente. 
Dopo di allora,  vi fu aperto un secondo itinerario di salita dal cadorino Oliviero Olivo (1923), e - pare - un terzo da Bruno Menardi Gim, guida e custode del Rifugio Cantore tra gli anni ’60 e '70. 
photo: courtesy of www.frontedolomitico.it
Saliti al Rifugio Giussani, rimontammo così il friabile ghiaione a destra della Punta e ci aggirammo sul versante N, dove doveva esserci l’attacco, che a dire il vero non riuscimmo a intuire. Andammo allora a cercare la Via Olivo, a sinistra di una parete gialla e verticale, sotto una colata nera da stillicidio d’acqua. Questo lo scoprimmo, e così – convenientemente attrezzato - mi avventurai per primo sull’esposta traversata orizzontale che dà il la alla via. Dopo trenta metri la qualità della roccia mi convinceva assai poco e così, spaziando con lo sguardo a destra e sinistra, tormentato dai dubbi e dal freddo pungente di quella mattina d’inizio estate, decisi seduta stante di lasciar correre. 
Facemmo merenda sulla silenziosa forcella fra la Punta e la Tofana, ancora bianca di neve, e poi scendemmo a S per un bel ghiaione con salti rocciosi. Incrociata l'ardita ed esposta cengia utilizzata per il rientro da chi percorre il 1° Spigolo di Rozes, per essa tornammo al Giussani, dove una birra santificò la delusione di una giornata riuscita solo a metà ma ugualmente remunerativa.

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