19 ago 2013

Sul Pezovico, una cima scorbutica



Nel sito www,vienormali.it dell'amico Roberto Ciri ho inserito quella che penso sia l'unica descrizione dettagliata dell’accesso al Pezovico, una delle cime più scorbutiche della conca ampezzana. 
Estremo pilastro angolare del Pomagagnon, il Pezovico domina, dalla quota non certo superba di 1933 m, la piana di Fiames e l’ex Ferrovia delle Dolomiti, sulla quale le sue pendici scaricano ghiaia d'estate e valanghe d'inverno. 
Fortificata dagli Italiani nella 1^ Guerra Mondiale, è una montagna giudicata, a mio parere un po' ingiustamente, “poco remunerativa” da una guida alpinistica tedesca: Visentini nel suo libro "Gruppo del Cristallo" non la descrive, perché non la salì. L'autore vi è salito due volte. 
La prima fu nel 1993. Dando corpo a una proposta di Roberto, Antonio – al tempo guardaparco – ci guidò sicuro lungo l’impervio fianco E del monte, coperto di alti e fitti mughi e privo di tracce umane, ma al contempo anche di vere e proprie difficoltà, che inizia dalla ex sede ferroviaria, nei pressi della galleria. 
Rimontata la ripida e faticosa schiena del monte, aggirammo la cupola sommitale verso N, portandoci a Forcella Bassa e da lì, con un ultimo tratto su zolle erbose e detriti, in breve fummo in vetta: quest'ultima si rivelò quanto di più solitario e abbandonato potessimo immaginare. 
Ho poche notizie di altre visite al Pezovico, tra cui una di un trio di alpinisti veneti, appassionati di quelle divagazioni: io, per non smentirmi, tornai lassù un’altra volta, nella primavera 1996. Oggi, a distanza di tempo, non ho scordato soprattutto le sensazioni provate nel ricalcare le peste degli ungulati che solcavano quella “barancèra” inestricabile ma non difficile, torrida e faticosa ma nel contempo riparata dagli strapiombi, che fasciano la cima come una cintura. 
Ritengo che il Pezovico possa essere un luogo da visitare, ma lo consiglio solo a chi, esperto e preparato, sappia trarre il dovuto piacere da un ambiente selvaggio, isolato, privo di qualsiasi facilitazione e pregio che non sia quello legato alla conquista di una vetta dolomitica minore, coperta di erba, muschio e mughi, dove stendersi al sole in compagnia dei gracchi, del lento volo dell’aquila, del balzo furtivo del camoscio e del silenzio.

 

Dal libro di vetta del Piz Popena

Nel settembre 1981 alcuni soci del Cai Cortina, saliti sul Piz Popéna, recuperarono il libro di vetta installato lassù dal 1910, che conteneva numerose firme di alpinisti illustri. 
Il documento è custodito negli archivi della Sezione ampezzana: oltre al libro, i soci portarono a valle anche una serie di biglietti da visita, lasciati in vetta da alpinisti in prevalenza stranieri, dalla fine del XIX secolo. 
Scorrendo i biglietti, molti dei quali purtroppo rovinati dalle intemperie e leggibili a stento, ne trovai numerosi di guide locali. Il più curioso, scritto in francese, fu lasciato nel 1906 da “Ange Gaspari, guide du Club Alpin”, Angelo Gaspari Moròto, caduto sul Cristallo il 26/8/1911. Bortolo Barbaria Zuchin, che salì sul Popéna almeno fino al 1939, “speaks English”; Angelo Colle è “guida del CAI” (quindi dopo il 1920). Un altro biglietto apparteneva a Florindo Pompanin de Chéco, guida dal 1905 al 1914.
Un documento molto interessante è quello lasciato il 26/8/1899 da “Bruno Wolf cand. Iur.” (laureando in giurisprudenza), condotto sul Popéna da Alessandro Lacedelli Melères, al tempo l’unica ancora in attività tra le guide che avevano operato al servizio dei pionieri delle Dolomiti. Nel 1899, Lacedelli aveva sessantatré anni, evidentemente era ancora in forze e ogni tanto saliva le sue montagne. 
Piz Popéna da Col de Varda (12/12/2010, foto E.M.)
Dai biglietti, oltre a tanti nomi interessanti sia per quanto riguarda le guide sia per i clienti, si evince che a cavallo tra il XIX e il XX secolo il Piz Popéna – vetta notoriamente non semplice, la cui ascensione rimane sempre lunga e severa – era abbastanza frequentato. 
Le vie utilizzate erano due: quella tracciata da Whitwell con Santo Siorpaes Salvador e Christian Lauener nel 1870, e la “Inglese”, aperta nel 1898 da Phillimore e Raynor con Antonio Dimai Déo, Zaccaria Pompanin de Radéšchi e Michele Innerkofler jr.

Monti di Casies, grande Sinfonia delle Alpi

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