19 lug 2013

Becco di Mezzodì, briciole di storia


Il 5/7/1872 Santo Siorpaes Salvador, guida di Cortina quarantenne e dinamica, portò William Emerson Utterson Kelso, militare scozzese quarantatreenne interessato alle Dolomiti, su una vetta di dimensioni ridotte, ma pur sempre grintosa: il Becco di Mezzodì, antichissima “meridiana” dei valligiani ampezzani.
Prima dell'ascensione, Santo aveva sicuramente circuito il Becco, il cui unico versante accessibile con difficoltà ridotte non è quello verso Cortina, ma quello opposto, quindi all'epoca di Santo verso l'Italia.
La breve salita non fu facile: i due dovettero superare con le scarpe chiodate, un aspro camino alto quasi venti metri, le cui difficoltà sono valutate ancora oggi di terzo grado inferiore.
Nel camino centrale, 14/7/2005
Secondo turista a giungere sul Becco fu Gottfried Merzbacher, nell’estate 1878. Lo accompagnava ancora Siorpaes, colui che aveva trovato la chiave d'accesso alla cima. La storia afferma che il germanico si trovò un po' a mal partito nel superare il camino centrale, dove oggi un chiodo non è proprio del tutto superfluo.
Prima a violare il Becco d’inverno fu l'olandese Jeanne Immink con la guida Antonio Dimai, nel dicembre 1891. Primo a salire invece la cima d'inverno e da solo fu Giuseppe “Bepi” Degregorio, che il 13/1/1925 festeggiò lassù il suo trentaseiesimo compleanno. Centotrè anni e nove giorni dopo Santo Siorpaes e Utterson Kelso, un giovanissimo Majoni poneva a sua volta piede sulla cima, che ha ospitato il suo esordio e, per ora, il suo "canto del cigno" nell'arrampicata dolomitica.

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