15 feb 2013

La cengetta del Beco d'Aial

Un incidente accaduto alla fine di giugno 2005 costò la vita a una turista fiorentina che saliva da sola verso la vetta, ammantando così di un alone un po’ “sinistro” il Beco d’Aial, caratteristica piramide scura che si staglia ai piedi della Croda da Lago spuntando dai boschi di Federa come un enorme dente canino.
Il Beco d'Aial, dal sentiero 445 - Ciou del Conte
(foto E.M., 24/7/2008)
Tratto peculiare e allora incriminato della salita è una cengia stretta ed esposta, franata pochi anni prima ma subito rimessa in sesto dai volontari del CAI Cortina, cui segue un tratto un po’ friabile che porta in vetta.
La cengia è l’unico passaggio delicato dell’altrimenti semplice e breve via normale del Beco. Si sviluppa per una quindicina di metri ed è delicata soprattutto al ritorno, giacché il versante a sinistra di chi scende, seppur non verticale, degrada con rocce e erbe fino al bosco per almeno un centinaio di metri.
Nel 1986, in preparazione del raduno in vetta per i rituali fuochi di Ferragosto, con lo scomparso Luciano attrezzammo una artigianale ed estemporanea ferratina, munendo la cengia di tre chiodi ai quali assicurammo una vecchia corda da roccia. Forse però la cengia era meno scivolosa di oggi, o almeno così pareva a noi, che avevamo meno di trent'anni...
Le nostre finanze c’imposero, qualche giorno dopo, di andare a recuperare l’attrezzatura, ma forse un simile ausilio sarebbe tornato ancora utile per la visita – poco nota e praticata – al Beco. Il Bèco è apparso nelle guide alpinistiche per la prima volta nel 2012, una piacevole diversione dal ripido sentiero numero 431 e una fonte di originali vedute su Cortina e le sue crode.
Mi dispiacque che lassù si fosse consumato quel gravissimo, imponderabile incidente; comunque oggi la “via normale” può essere ancora percorsa con piede fermo e attenzione, per godere del silenzio, della tranquillità e della visuale offerta da una cima minore, ma non per questo irrilevante, delle Dolomiti.

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