26 nov 2013

111 cime attorno a Cortina

A differenza, purtroppo, di Cortina, dove - se non fosse stato per la simpatica disponibilità di Guido "Baa" del  Lagazuoi, che ci invitò nel suo rifugio il 7 luglio 2012 - il libro non è stato presentato, con gli amici Sandro Caldini e Roberto Ciri e l'editore Francesco Cappellari faccio un plauso a Cervignano del Friuli, la cui Sezione del Cai ci ha chiamato venerdì 22 novembre a presentare, nell'affollato salone della Casa della Musica e con un indovinato mix di parole, immagini e suoni, il nostro volume "111 cime attorno a Cortina", uscito lo scorso anno.
Un grazie dunque a Cristian Boemo, Presidente della Sezione "Giusto Gervasutti", uno al pubblico intervenuto - tra il quale ho rivisto diversi amici del periodo, lontano, ma sempre presente, in cui prestai il servizio civile nel vicino paese di Aiello -, uno a mia moglie che era con me, e last but not least uno a quelle cime attorno a Cortina che ho schedato e raccontato in un lavoro definito, magari un po' troppo rassegnatamente, il mio "testamento spirituale", la somma di decenni di vagabondaggi in montagna.
73 delle cime che ho salito in Ampezzo, in Cadore, in Val di Braies e in Pusteria (qualcuna ignota anche ad amici e paesani e mai relazionata altrove) sono confluite nel volume, insieme con altre 38 condivise anche da Sandro e Roberto. 
E' stata una bella esperienza e una grande soddisfazione, farsi ascoltare in un'umida serata di tardo autunno in una cittadina poco distante dal mare, davanti a un uditorio amante della montagna che si raccoglie intorno ad una Sezione del Cai attiva e disponibile. Ancora grazie a tutti!

11 nov 2013

A tu per tu col gallo cedrone

Quante volte in natura capita di sorprendere, o essere sorpresi, da animali? Credo sia successo a tutti; un camoscio, un capriolo, magari un cervo, uno stambecco, una vipera hanno sicuramente movimentato qualche nostra gita in montagna. 
Fin qui niente di strano. Personalmente ricordo vari episodi, uniti fra loro dall'emozione destata dall’incontro con la fauna dolomitica, tanto più in occasioni in cui ero solo e immerso nei miei pensieri, per cui l’incontro con un selvatico anche piccolo poteva causare sorpresa o apprensione. 
Oltre alla discesa al galoppo di almeno 60 camosci, cui assistetti nella primavera 1985 mentre iniziavo a salire verso la sommità de Ra Ciadenes, mi viene in mente un altro episodio, curioso più che spaventevole. 
Stavo percorrendo, lentamente e intento ad ossigenarmi a pieni polmoni, la carrareccia militare dei Tizoi Storte verso Lerosa.  Erano i primi di maggio, non c’era nessuno e varie chiazze di neve disturbavano la progressione. L’idea era quella di salire sulla Croda d'Ancona; giunto però ai Ciadis, dovetti arrendermi, perché il versante N della Croda era ancora coperto da una cospicua coltre nevosa, che suggeriva di scendere a più miti consigli. 
Lungo la strada fui sorpreso da un rumore insolito, forte e secco come uno sparo o  una catasta di legna che si rovescia, e mi si gelò quasi il sangue, Alzando lo sguardo, vidi con stupore un "pallone" nero con le ali che si sollevava da un folto cespuglio: era un gallo cedrone, animale goffo e schivo che dà raramente l'occasione di essere visto en plein air a chi non sia fotografo, naturalista, cacciatore. 
Il gallo cedrone in Via della Difesa a Cortina,
13/2/2011
Al Cason de Lerosa, un paesano arrivato lassù da poco mi confermò che, alcuni minuti prima, aveva fatto il medesimo incontro. Fui lieto di condividere con lui, non dico lo spavento, ma il brusco risveglio dai nostri pensieri per merito di un volatile sicuramente difficile da incontrare lungo un sentiero, e tanto più in centro a Cortina, come documenta l'immagine qui sopra, che ho scattato a pochi passi dal Santuario della B.V. della Difesa una fredda mattina d'inverno.

08 nov 2013

Racchette da neve, ciàspole, ciàšpes

Da qualche anno, anche a Cortina va affermandosi una tendenza: quella di usare, per definire le “racchette da neve”, la parola ciàspole, anziché quella schietta ampezzana ciàšpes (plurale di ciàšpa). Lo si può osservare sia nei mass media (pubblicazioni circolanti e siti web, di montagna e non, che reclamizzano cosa si può fare d'inverno a Cortina), sia anche nella parlata quotidiana.
Stiamo forse scivolando nell'ennesima forma di colonialismo culturale? Blando ma accettato, magari anche favorito in nome del turismo. Nulla di peccaminoso, ben s'intende, se solo la parola fosse italiana. Ma essa viene dal Trentino o giù di lì: nel Basso Agordino e in Val di Zoldo si dice càspe, nell'Alto Agordino fino a S. Tomaso e nella Valle del Biois ciàspe; in Val Badia e Oltrechiusa ciàspes, in Val di Fassa cèspes, in Comelico ciàspdi, in Friuli ciàspis, giàspis.
Per carità: non è certamente un male usare ciàspole se lo si desidera, se non altro perché lingue e dialetti cambiano di continuo, e sono sempre interessati da interferenze e contaminazioni reciproche. Solo che, così facendo, andrà a finire che, proprio in quanto “spinta” dall'esterno, la parola estranea si imporrà nel parlare d'ogni giorno come se fosse tipica dell'italiano; e magari nei vocabolari di italiano ci entrerà davvero.
Finché italiana non è, perché dunque usare una parola di altri, mentre nella nostra parlata c'è quella giusta? Ciàšpes è un termine ladino (i suoi tratti distintivi sono la palatalizzazione della c e il plurale femminile in -s), "cadorino" o "sellano" che sia.
Se proprio si sente il bisogno di vendere, usare, reclamizzare le ciàspole, le si chiami pure così, anche a Cortina. Ma si sappia che non è una parola locale, appartiene ad un'altra zona e cultura; la parola ampezzana per indicare il medesimo strumento (quello che gli avi usavano normalmente per muoversi sulla neve) esiste, ed è ciàšpes.

02 nov 2013

Fiames d'inverno (350° post di ramecrodes!!!)

Quando fu salita per la prima volta d’inverno la “paré", la classica Via Dimai-Heath-Verzi sulla Punta Fiames da S, scoperta nel 1901 e divenuta una delle più celebri delle Dolomiti? 
Non ho certezze, neppure dai libri di vetta, perché quello che la Sezione del Cai di Cortina conserva, inizia nel 1926, quando la parete era frequentata già da un quarto di secolo e le prime (femminile, invernale, solitaria) erano già state compiute. 
Credo, con sufficiente certezza, che la “paré” sia stata salita d’inverno già poco dopo l’apertura, poiché ai primi del ‘900 le guide esperte era solite condurre i colleghi più giovani a fare esperienza sulle cime allora in voga (Cristallo, Croda da Lago, Croda Rossa) e anche sulla Punta Fiames. Lassù, ad esempio, Angelo Dibona Pilato salì già nel 1903.
La parete della Fiames ha il vantaggio, in stagioni mediamente nevose, di poter essere salita in pratica per quasi tutto l’anno: lo prova la mia modesta esperienza, che mi ha consentito di salirvi due volte in gennaio, una in marzo e una in aprile (oltre ad un 2 novembre, giusto 27 anni fa), senza trovare neve e ghiaccio. 
In vetta alla Punta Fiames, 23/1/1983
 (autoscatto)
Forse oggi, poiché anche le classiche dolomitiche patiscono un po’ l’abbandono, nemmeno sulla Fiames si avventureranno più in tanti d’inverno, anche perché la discesa per il canalone gelato di Forcella Pomagagnon, in mancanza di tracce di avventurosi che ci abbiano preceduto, non è il massimo del piacere. 
Ormai, anche una via come la Dimai ha un approccio “un po’ lungo", non è abbastanza atletica e impegnativa, forse “sa di vecchio”: fatto sta che da chi scorrazza ancora attivamente per le crode la sento nominare sempre meno. 
A me resta la soddisfazione d’averla salita una ventina di volte, fra le quali le tre d'inverno: e serbo tutte le immagini, gli odori, i sentimenti goduti sulle cime del Pomagagnon nella stagione avversa, in cui il freddo fa da padrone, le crode sono più solitarie che mai e ci ricreiamo in un ambiente quasi primordiale. 

Madonna della Solitudine: un luogo, un nome, una nuova targa

Torno a scrivere della Madonna della Solitudine, ora che il luogo possiede un nuovo orpello: una targa di bronzo a ricordo del fu Bivacco P...