10 nov 2012

Il canalone del Busc de r'Ancona


Nell’agosto 1977 per la prima volta e poi in varie altre occasioni, fino al 10/11/1990 con Sandro e Max, mi capitò di percorrere in discesa il profondo invaso roccioso in cui scorre il Ru de r’Ancona.
Dall'omonimo Busc (sede dell’arcinota leggenda del diavolo, che da lassù sarebbe fuggito bucando la parete a cornate, poiché non era riuscito a convertire a suo vantaggio la valle d’Ampezzo), il canalone scende fino a lambire la Strada d’Alemagna, all’altezza del Ponte de r’Ancona. 
Si sviluppa in un angolo piuttosto selvaggio, per circa seicento metri di dislivello: con un po’ di attenzione, considerato il letto piuttosto accidentato e l’assenza di tracce, a quei tempi era tutto percorribile, a parte un breve tratto. 
Giunto, infatti, abbastanza in basso, il torrente si allargava in una piccola vasca, oltre la quale un liscio salto di una quindicina di metri, percorso da una suggestiva cascatella, impediva di continuare naturalmente.  
Photo: courtesy of panoramio.com
La soluzione del problema stava sul lato destro orografico dell'invaso. Alcune tracce nel bosco, prima in salita fino ad un cippo di particella forestale e poi in discesa, scansavano l'ostacolo permettendo di rientrare agevolmente nel solco del Ru. 
Il canalone, che ritengo percorso ben di rado in salita, anche perché in alto è molto friabile, venne sceso con gli sci intorno al 1984 da Nina Ford Bartoli, da sola. Dell'interessante scialpinistica fu data anche una breve relazione sul semestrale “Le Dolomiti Bellunesi”. 
Tra le avventure selvagge possibili a Cortina, forse era una tra le più consigliabili a gente un po' esperta e disincantata, munita comunque di ottimi polpacci e robuste calzature. 
Portarsi fino al Busc, preferibilmente per la mulattiera militare che rasenta il canalone in sinistra orografica (segnalata con qualche bollino rosso e oggi - mi dicono - quasi sepolta dai mughi), scavalcare l’alto finestrone roccioso e poi destreggiarsi tra i blocchi e le ghiaie fino alla strada: era un “sentiero selvaggio” ignorato dalle antologie, che permetteva di recuperare un frammento di "wilderness" altrove ormai scomparsa. 
Forse oggi si potrà ancora scendere, ma ne parlo al passato, perché dalla mia ultima discesa è passato più di ventennio.

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