13 ago 2012

Il Col Pionbin a Ferragosto

Quest'anno va un po' a rilento.
Impegni, non solo lavorativi, che cascano anche di domenica; schiena e ginocchia bizzose; feste campestri e qualche "happy hour"; la sveglia che non vuol mai suonare a tempo debito; indecisione e ripetitività nel scegliere le mete; insomma, in montagna ci si va comunque, ma con un po' di comodità in più; e da ultimo, non sono più 30, né 40 e nemmeno 50!
Succede così anche in questi giorni di Ferragosto.
Ripesco allora dalla riserva , ormai in rapido esaurimento, delle salite "ampezzane" ancora da fare una piccola cima che alla fine si rivelerà una gradevole scoperta: il Col Pionbin (2313 m), cupola verde con qualche roccetta di fronte al Cernera, che domina i pascoli di Giau e ai piedi della quale siamo passati tante volte senza degnarla di uno sguardo.
Tofana di Rozes fra le nuvole,
dalla cima del Col Pionbin
Non è sicuramente una meta per alpinisti, ma il Col Pionbin rileva nella storia locale, perché tra il '500 e il '700 sulle sue pendici furono scoperti alcuni giacimenti di galena per estrarne piombo, che alimentarono lavoro, guadagni e persino minacce di aggressioni armate fra i "todeschi" e i sanvitesi, proprietari della zona.
Insomma, partiamo per questo Col Pionbin, che si può salire da più versanti: in un'ora scarsa dal quantomai caotico Passo Giau siamo già in vetta, dopo aver rimontato il pendio erboso ripido e senza tracce che guarda la Val di Zonia; e una volta lassù?
Inconfondibili, numerose tracce di "scalate" bovine, un ometto con un palo a mo' di croce che mi premuro di rialzare perché si noti anche dal Passo, un bel panorama sui monti ampezzani (notevoli Tofana di Rozes e Lastoi de Formin, ma anche Torre Grande d'Averau, Becco Muraglia ...) e quelli agordini (Marmolada in primis, ma anche Pore, Col di Lana, Setsas ...), fino al Boè e ai passi Pordoi e Gardena.
Meno di cento metri sotto di noi, che ci siamo stesi al sole in uno degli avvallamenti erbosi sommitali. passano escursionisti incolonnati da e per Forcella Giau e l'Uomo di Mondeval.
Quassù, a occhio e croce, ne arriverà forse un paio l'anno.

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