16 lug 2012

Don Luigi, vent'anni dopo

Domenica 15 luglio, con una Santa Messa nella Pievanale di  San Vito di Cadore e una cerimonia al Centro Turistico Dolomiti a Borca, in cui diverse persone hanno portato una testimonianza di amicizia e gratitudine, è stato ricordato il XX anniversario della scomparsa di Don Luigi Frasson, sacerdote, docente, amante della Montagna. Fra i testimoni che hanno parlato, c'era, modestamente, il sottoscritto, unico ex liceale presente (salvo errori) fra quelli che frequentarono il "Pio X" negli anni '70.
Ecco il sunto della mia testimonianza. Il 1° ottobre 1972 iniziai a Borca la IV  ginnasio. Trascorremmo il primo biennio nell’edificio della Ragioneria, oggi desti­nato ad altri usi; passammo poi per due anni nel convitto "Pio X" e nel­l'autunno 1976 salimmo a San Vito, nell'at­tuale sede del Liceo Ginnasio.
Dal terzo anno di scuola, quando entrammo nei locali del "Pio X", ci fu professore di lettere Don Luigi Frasson, che noi, con l'irriverenza tipica dell'età, soprannominavamo “il Gigio”: un educatore cui penso che molti dei diplomati del Classico a Cortina, in Cadore e altrove debbano riconoscenza.
La mia conoscenza e frequentazione di Don Luigi furono unicamente scolastiche. Ricor­do un ottimo comunicatore, simpatico, autorevole ma non au­toritario; mi fece amare tanto la letteratura italiana, che alla matu­rità volli portarla per prima materia, anche se poi gli studi universitari volsero in altra direzione. Entrambi amavamo  le montagne; ne par­lavamo spesso, e un giorno Don Luigi mi propose anche di fare una salita con lui; avevo individuato la parete della Punta Fiames, che già conoscevo, ma poi la cosa, per vari motivi, non ebbe seguito.
Becco di Mezzodì, dal sentiero 457
 (Carlo Bortot)
L'ultimo mio ricordo del sacerdote risale alla fine degli anni '80; una  mattina d’au­tunno lo incontrai davanti al Panificio Alverà di Cortina, vestito da montagna e col sacchetto del pane in mano. Mi salutò col suo sorriso furbesco, disse subito “I me gà dito mirabilia de ti”, poiché sapeva che avevo iniziato ­l'avventura di giornalista che vivo già da quasi trent'anni, e ci tenne a precisare che  stava andando sul Becco di Mezzodì, “la montagna che brilla, quando il sole la sfiora”.
Passarono anni. Nel 2001, per la Sezione del CAI Cortina compilai un opuscolo sul 100° del Rifugio Croda da Lago–G. Palmieri al Lago di Federa. Riordinando le fonti per ricreare la storia dell’edificio, dei suoi monti e della gente che l'animò, mi venne in mente che, quasi un decennio prima,  dal Becco di Mezzodì - proprio in faccia al rifugio - era caduto Don Luigi mentre arrampicava con due confratelli, spegnendosi poco  dopo all'ospedale.
Il 14/10/1995 ero tornato sul Becco con tre amici; mi ero imbattuto per caso nella placca scura in suo ricordo, posata su un masso lungo la traccia d'accesso da amici fiorentini, e poiché quel gesto mi aveva un po' commosso, non mancai di dedicare un paragrafo del mio libretto anche a lui.
Posso dire di non aver mai completamente dimenticato il mio do­cente, che ha instradato nella formazione culturale e umana alme­no due generazioni di stu­denti. Del suo insegnamento nel triennio liceale al "Pio X" conservo due fondamenti basilari: l’interesse per i libri (quanti me ne con­sigliò, quanti ne lessi!) e la passione per lo scrivere, due temi che al “Gigio” piacevano e ci comunicava con una partecipazione tutta particolare, forse non sempre condivisa, ma comunque efficace.
Oltre a ciò, Don Luigi amava la Montagna; il suo nome è scritto anche nella storia alpinistica delle Dolomiti, grazie ad una via aperta sulla Punta Ellie (Cadini di Misurina) il 30/7/1968 con un altro insegnan­te scomparso, Giovanni Orsoni, e due amici.
Dal Becco, una "montagnola" cui mi sento particolarmente affezionato, per­ché a diciassette anni vi compii la prima scalata, e trent'anni più tardi per ora anche l'ultima, si domina l'intera valle d’Ampezzo e, non è retorica, si sente davvero il cielo un po' più vicino.
Ho saputo che Don Luigi tornava spesso lassù quando poteva, per condividere con le persone più care la soddisfazione della salita e il panora­ma a giro d'orizzonte dalla vetta. Dal secondo ca­mino, liscio e un po’ strapiombante, che in un'occasione mise un po' a disagio anche me, il destino volle farlo cadere il 12/7/1992.
Mani amiche hanno inteso ricordarlo sommessamente con la placca citata, incastonata in un grande blocco lungo la traccia che si deve seguire per raggiungere il Becco da Forcella Ambrizzola.
Non ho idea se la placca sia ancora lì, né se sia ancora leg­gibile. Chi non lo sa, quasi certamente vi transita accanto senza eccessiva attenzione: ma chi scrive la ricorda lassù, ad eternare sulle  Dolomiti un pen­siero di gratitudine per Don Luigi, sacerdote, educatore, amante della Montagna.

Punta Fraio, una cima senza vie?

Tra le cime che abbracciano Cortina, non tutte conosciute e frequentate allo stesso modo, ne risalta una, che secondo la guida delle Dolomi...