17 feb 2012

Bei tempi: cinque "parés" in undici mesi

Bei tempi? Finiamola, per una volta, di vagheggiare sempre quello che fu: accade anche oggi, seppure in maniera  diversa! Ma soprattutto allora, ogni occasione era buona per festeggiare qualcosa o qualcuno. 
16^ salita della "paré de ra Fiames":
sul penultimo tiro, con Mauro, 24/5/87
Non avrei potuto non farlo anche per la mia sudata laurea. E perché non con una bella salita ? 
Detto  e fatto, chiamai Nicola, con cui nell'autunno precedente avevo salito due famosi quarti gradi dolomitici, il diedro Dallago sulla Cima Cason de Formin e il  diedro Dall’Oglio sulla Cima del Lago, prima di accingermi con riluttanza   a scendere a Trieste per gli ultimi esami, e gli sparai una proposta: "ra paré de ra Fiames", ovvero la Via Dimai-Heath-Verzi sulla parete SE della Punta Fiames, nel gruppo del Pomagagnon. 
Era il 20 di aprile, tredici giorni dopo il coronamento dei miei studi; il cielo non mostrava colori proprio estivi, ma la temperatura ormai era piacevole e così partimmo di gran carriera, fidando - come sempre - nella nostra buona stella. 
Stranamete, quel giorno lungo la "paré" non c’era nessuno, e così ci godemmo come si conviene una classica, che conoscevo quasi appiglio per appiglio e sulla quale mi sentivo più che sicuro. 
Nicola non l'aveva mai salita, data anche la giovanissima età. Per lui fu una scoperta; per me l'occasione di condividere con un altro amico il piacere di una gita divertente, generò l'ennesimo motivo di soddisfazione
Non ho particolari nitidi da raccontare di quella giornata, in cui misi in carniere la mia  salita n. 15, la quinta nell'arco di soli undici mesi, della "paré". 
Ricordo però che, scendendo lungo il ghiaione di Forcella Pomagagnon, il tempo si fece nero e cominciò a piovere di brutto. 
Sotto l’acqua fine ma insistente di quella giornata di primavera, corremmo lungo il bosco fino al Putti, saltammo in macchina e via a casa di Nicola, dove l'umidità (e la giustificabile ansia di sua madre) furono presto fugate da una bella asciugatura col phon e da un tè bollente, che ci rimisero in pace con il mondo. 
Naturalmente, venimmo dettagliatamente interrogati sulla salita, della quale credo anche Nicola  conservi ancora il ricordo. 
E per me quella fu la prima via alpinistica “da dottore in giurisprudenza”: volete mettere il gusto di farlo sapere?

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