08 feb 2012

Esisteva l'alpinismo, prima del 1786?

Esisteva l'alpinismo, nel senso moderno del termine, prima della salita del Monte Bianco ad opera di Paccard e Balmat l'8 agosto 1786? 
Non si sa esattamente: si possono avanzare ipotesi, incrociando quanto raccontano i libri (commentari, resoconti di viaggio, saggi scientifici ecc.) dal 1500 in poi, non solo sulle Alpi ma anche negli altri continenti. 
Desiderio d'elevarsi spiritualmente verso l'alto, per avvicinarsi agli dei? Curiosità esplorativa e desiderio di conquista? Necessità di sopravvivenza, che spingevano gli avi a cercare pascoli e inseguire prede anche in luoghi abitati da draghi e da mostri? 
Innumerevoli possono essere stati i motivi per sfidare, spesso temerariamente, l'ignoto. Già i Greci e i Romani avevano avuto occasione di affrontare le montagne, non sempre per toccarne le sommità ma più spesso semplicemente per attraversarle. Si trovano testimonianze di tali spedizioni in Senofonte, Sallustio, Strabone. 
Vennero poi le celebri salite del Medioevo, da Francesco Petrarca sul Ventoux (1336) a Bonifacio Rotario d'Asti sul Rocciamelone (1358), da Antoine de Ville sul Mont Aiguille (1492) a Leonardo da Vinci sul Momboso (1511). E poi via via, sempre più in alto. 
Anche per la valle d'Ampezzo, riteniamo l'interrogativo di non facile né univoca soluzione, potendo contare su scarsi punti di riferimento.
Incisioni  scoperte solo nel 1999 sulla Rocheta de Cianpolongo, che
 testimoniano una salita alpinistica di 233 anni fa  (E.M., 8/6/2003)
Chi avrà salito le nostre crode prima del 1863, anno in cui Paul Grohmann giunse da Vienna ad inaugurare in Tofana di Mezzo l'era dell'esplorazione dolomitica? E soprattutto, perché lo avrebbe fatto?
Qualche cosa si ricava dalle cronache storiche e dalle testimonianze rinvenute sul terreno: ad esempio, per la prima fonte, nella "Cronaca di Ampezzo nel Tirolo dagli antichi tempi al sec. XIX" Don Pietro Alverà cita come scalatori ante litteram il suo omonimo avo cacciatore (+1861) e Don Giuseppe Manaigo (+1858); per la seconda fonte, ci sono ad esempio le croci scolpite lungo la linea confinaria di Ampezzo con le comunità contermini. 
Altro si può supporre, altro ancora manca, ma è  sempre uno stimolo per continuare a cercare.

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