21 dic 2012

“Oujores – Poesies par anpezan” di E. Majoni e I. Del Fabbro


Proseguendo il proprio impegno editoriale per la promozione e la tutela della lingua e cultura ladina, l’Istituto Ladin de la Dolomites di Borca di Cadore ha dato il proprio patrocinio ad una nuova opera, “Oujores – Poesies par anpezan” di Ernesto Majoni e Iside Del Fabbro, che prosegue la collana di poesia ladina avviata lo scorso anno dall'Istituto con “El tenpo che core – Poesies e stories par anpezan de Mario Colli Dantogna” e “Ra steles del mè ziel – Poesies par anpezan 1985-1992.
Edita dalla Tipografia Ghedina di Cortina, l’opera è introdotta in copertina da una fotografia dello scomparso Bortolo De Vido che raffigura il Pelmo (cima che riveste un grande significato per Majoni e Del Fabbro). Essa raccoglie una trentina di poesie in ladino ampezzano di entrambi gli autori, a carattere perlopiù intimista, composte negli anni ’80-’90 del Novecento e in parte inedite.
Oujores – Poesies par anpezan” si trova presso la Cooperativa di Cortina e l’Istituto Ladin de la Dolomites, a € 7,00 la copia.

18 dic 2012

Angelo Majoni (1870-1932), medico e studioso di cultura alpina ma non alpinista

In questo contributo non si parla di montagne o scalate, ma l’ambientazione riguarda comunque le Dolomiti.
Protagonista della nostra storia fu  Angelo Majoni "Boto", un medico dentista, ginecologo e internista ampezzano la cui fama valicò i confini del paese nativo, studioso di cultura alpina e coautore della prima guida turistico-alpinistica di Cortina, scomparso giusto ottant'anni fa, a metà dicembre  1932.
Il dottor Majoni con uno dei suoi nipoti, 1917 ca.
(photo: archivio Ernesto Majoni)
Oltre che un professionista ligio e stimato, il medico fu uno sportivo: pioniere dello sci alpino,  giocatore di golf, socio e consulente della Società Ginnastica-Turnverein, del Museo Elisabettino di Tino Colli Codesc e dei Pompieri Volontari. Non credo sia stato però un alpinista, almeno non un arrampicatore.
La sua opera più famosa è senza dubio “Cortina d’Ampezzo nella sua parlata. Vocabolario ampezzano con una raccolta di proverbi e detti dialettali usati nella valle”, il primo glossario dell'ampezzano, che Angelo Majoni concluse nell'ottobre 1928 e pubblicò l'anno seguente.
Ho scritto e parlato in varie sedi della sostanza letteraria e dialettologica dell’opera del mio omonimo. Vorrei ora richiamare un piccolo, simpatico episodio, sicuramente ignoto ai più.
Il 28/10/1930 (casuale ottavo anniversario della Marcia su Roma), nell’osteria di Ospitale presso Cortina si tenne una cena. Invitati erano gli ampezzani nati nell’anno 1870, vale a dire i sessantenni del paese, uno dei quali (forse  fu proprio lui l'organizzatore) era il dottor Angelo Majoni.
In quell'occasione conviviale, il medico omaggiò tutti i coetanei presenti con un vocabolario, uscito per i tipi della Tipografia Valbonesi a Forlì, munito di dedica autografa.
Una galanteria d’altri tempi? La notizia deriva da una copia di “Cortina d’Ampezzo nella sua parlata” in mio possesso, conservata in casa di un ampezzano che ebbe la fortuna di vivere molto più a lungo del medico e forse la consultò spesso (o la conservò in condizioni precarie): quando la ricevetti, infatti, dimostrava tutti i segni dell'età!

13 dic 2012

125° della nascita di "Scimon Juscia", guida alpina

Scalata sulla Torre Grande d'Averau, anni '30
(photo: archivio Ernesto Majoni)
L’unica prima salita in cui appare il nome della guida alpina ampezzana Simone Lacedelli, noto in paese come "Scimon da Rone" o "Juscia", di cui fra due giorni si potrebbe memorare il 125° anniversario della nascita, si svolge sulla Torre Esperia, un monolito di una cinquantina di metri alle falde del Coston d’Averau, sul versante agordino del gruppo del Nuvolau.
Lacedelli giunse in vetta alla torre l’8/8/1928, con il collega Celso Degasper "Meneguto" (guida alpina patentata dal 1922) e le sorelle Emma e Giovanna Apollonio, che diverranno poi le loro compagne.
Risulta che la Torre, battezzata col nome della villa delle sorelle alpiniste in centro a Cortina e la cui salita presentò difficoltà abbastanza secche, in oltre ottant'anni abbia riscosso poco interesse fra gli scalatori. Di recente però, le vicine pareti della Croda Negra sono state riscoperte e valorizzate dagli alpinisti, che vi hanno tracciato numerose vie di stampo moderno, oggi popolari e frequentate.
Simone Lacedelli, figlio di Antonio "Tone da Rone", guida alpina tra il 1893 e il 1905, era nato il 15/12/1887, e iniziò la professione nel 1912. Arrampicò e camminò sui monti d’Ampezzo fino a tarda età, promuovendo negli anni Cinquanta le gite con guida per adulti e bambini:  nel 1955, ancora in servizio, accompagnava due clienti sulla Torre Grande di Averau.
Morì il giorno di San Silvestro 1970, investito da un’auto mentre camminava sotto la neve lungo la trafficata Via Cesare Battisti a Cortina. Un ricordo di Giovanna Orzes Costa – pubblicato sul numero di Natale 1988 di “Le Dolomiti Bellunesi” - ripropose appropriatamente ai paesani e a un pubblico più vasto una vecchia figura di ampezzano, esempio di una vita dedicata alla montagna.

10 dic 2012

Oggi Sandro Zardini Laresc avrebbe 50 anni

Tra gli oltre centocinquanta ampezzani che in un secolo e mezzo hanno scelto il mestiere di guida alpina, dopo il neo-patentato Bruno Verzi Sceco, che cadde dalla Torre Grande d’Averau il 26/8/1945 a soli diciannove anni, colui che è scomparso più giovane è Sandro Zardini Laresc.
Di famiglia di guide (il fratello Luciano, lo zio Arturo, i cugini Ivo e Giacomo), Sandro (classe 1962) divenne Scoiattolo e già nel 1982 guida alpina.
Croda Marcora, parete S
(photo: courtesy of bbdolomiti)
Domenica 2/9/1984 morì a causa di un incidente in moto a Pocol, occorsogli al ritorno da una scalata in Tofana con il fratello: il 10 dicembre successivo avrebbe compiuto ventidue anni.
Quando seppi della disgrazia, ero appena arrivato da Misurina, dove ero andato a salire la Punta Col de Varda lungo la “via obliqua”, facendo tra l'altro crollare un masso che spero non abbia mai raggiunto il sentiero sottostante. Si può immaginare con quale brivido pensai alla roccia friabile, al masso che mi si staccò sotto i piedi, al fatto che avevo salito una via - pur poco difficile - da solo...
L’ultima immagine di Sandro che ho risale a qualche sera prima, ad una festa campestre dei Sestieri a Fiames, in cui condividemmo il tavolo per bere una birra. Anche se ci conoscevamo poco, rimasi profondamente scosso dall’episodio, per vari motivi: l'imprevedibilità della disgrazia, l’età del ragazzo, il dolore dei familiari e di tutta la comunità, privata così presto di un giovane, già forte scalatore.
Rivedo, il giorno dopo, il corteo dei paesani in attesa di partecipare alle esequie, che da Ronco, dove abitava Sandro, si allungava lungo la strada fino al Ponte Corona: chi conosce la topografia di Cortina, sa che fra i due estremi non ci sono solo due passi!
Alla sua memoria, il 27-28/7/1985 Maurizio Dall’Omo e Renato Peverelli, “Ragni” di Pieve di Cadore, dedicarono una dura via sulla vasta parete S della Croda Marcora: un commosso omaggio ad un innamorato della montagna e dell’arrampicata, cui la sorte non concesse di coltivare a lungo la sua passione.

06 dic 2012

San Nicolò sulla "paré" della Punta Fiames

Penultimo tiro della "paré"
della Punta Fiames, anni '80
Il 6 dicembre di qualche anno fa ad Enrico (Scoiattolo e guida in esercizio da poco) e a me arrise un "exploit" di roccia, uguagliato e superato di sicuro da altri ma allora per noi importante: la via Dimai-Verzi sulla parete S della Punta Fiames, in 3 h e 50' da Cortina a Cortina.
Partiti dalla Birreria Pedavena in Corso Italia alle 10,00 del mattino, lì tornammo alle 13.50. Quel giorno, lo ammetto, la “paré” si offrì in condizioni ottimali, e così salimmo la via (pur sempre 14 tiri di corda con difficoltà di ordine classico, 3 h attacco-cima per una cordata come noi, esclusi l'avvicinamento e la discesa) in conserva e assicurandoci soltanto in due tratti.
C’è da aggiungere qualche nota, che consentì al sottoscritto una prestazione non stratosferica, se vista nel quadro dell'odierno alpinismo che mira troppo spesso al record, ma che mi piace comunque ricordare.
Per quanto riguarda Enrico, le sue capacità e abilità erano e sono indiscusse; ad esse aggiungo la fortuna di poter superare in auto la sbarra che chiude la strada forestale ai piedi delle crode, giungendo quindi comodamente quasi alla base del Graon del Pomagagnon.
Per quanto riguarda me, ci misi un po' di allenamento e la conoscenza quasi maniacale della via sulla quale in quella stagione ero già salito due volte, il 25 maggio e il 2 novembre.
La “paré” della Fiames in 230 minuti casa-casa animò una giornata irripetuta, da ricordare per le caratteristiche sportive e la giornata (un San Nicolò caldo come in settembre), ma soprattutto perché da allora "volarono anni corti come giorni ..." e, come ripeto spesso ad amici e conoscenti che all'epoca si affacciavano appena alla vita, a me pare sempre ieri.

04 dic 2012

Ricordo di Lino Lacedelli, a tre anni dalla scomparsa

Buon compleanno, "babo" (zio) Lino! 
Oggi compiresti 87 anni. Tante persone ti hanno conosciuto, ti hanno frequentato e senz'altro ti hanno ricordato in modo più ampio e magari più degno. 
Lino Lacedelli, 1^ invernale parete S
della Tofana de Rozes, via Eotvos-Dimai, 18/1/'53
Queste mie righe vogliono solo rinnovare simpatia e gratitudine nei tuoi confronti, a tre anni dalla tua scomparsa. Ripenso spesso alle uniche due gite in montagna che facemmo insieme (il Coglians, nel settembre 1987; la Tessenbergeralm in Austria, nell'aprile 2002) ed a quant'altro magari avremmo potuto fare, ma soprattutto a quello che hai realizzato - con la caparbietà, l'orgoglio e l'umiltà dei montanari - per la tua famiglia, la montagna, il turismo, la tua gente. 
L'esempio e la grinta che hai sempre mostrato perdurano ancora.
Una robusta stretta di mano, come quelle che erano il tuo biglietto da visita.

02 dic 2012

Croda dei Zestelis, una cima intrigante

Dopo anni di vagabondaggi montani mi sono affezionato alla catena del Pomagagnon, che fa da sfondo a Cortina verso N e offre svariate possibilità di camminare e salire cime e pareti di ogni difficoltà.
Ho salito (spesso più di una volta) la maggior parte delle 19 vette che mi pare si possano distinguere sulla catena: Pezovico e l'antistante q. 2014, Punta Fiames, Punta della Croce, Campanile Dimai, III Pala de ra Pezories, Bujela de Padeon, Croda Longes e quella del Pomagagnon, Testa e Costa del Bartoldo, Punta Erbing, Pala Perosego.
Croda dei Zestelis e Punta Erbing da S
(photo: courtesy of idieffe, nov. 2011)
Visto che il Torrione Scoiattoli, appendice delle Pezories, e il Campanile Perosego - che chiude la catena verso Sonforcia -  sono solo alpinistici, e la Punta Armando (sulla cresta O del Campanile Dimai) pure, mi mancano ancora tre cime: la I e la II Pala de ra Pezories e la Croda dei Zestelìs.
Sono tre montagne sicuramente visitate di rado, selvagge nel loro isolamento e, specie le Pezories, ideali per la tarda stagione, quando in alto è già comparsa la neve.
Ma, mentre delel Pale ho notizie da chi vi è salito, manco di informazioni aggiornate sulla Croda dei Zestelìs. Nel suo libro sul Cristallo del 1996, Visentini suggeriva di salirla da N, da Forcella Zumeles, ma un'altra fonte riporta anche un accesso da S, dal canalone tra la Croda e la Costa del Bartoldo, che si incrocia salendo per la III Cengia del Pomagagnon e porta sulla Forcella dei Zestelìs e in cresta.
Come le Pezories, anche questa resta una cosa da fare. Per ora studio la storia della zona, e già pregusto la soddisfazione di accedere a quei luoghi, dove l'uomo compare molto di rado e che, pur essendo accessibili con difficoltà contenute, pochi conoscono e si prendono la briga di visitare.

Sullo Spalto di Col Bechéi, una cima senza cima

Il nome "Spalto" (più diffuso al plurale, "Spalti") di Col Bechéi, che identifica una zona famosa per le vie di scalata...