31 ago 2012

Alberto e Aldo, un anno dopo

Carissimi Alberto e Aldo.
Pelmo invernale da San Vito di Cadore (foto Angelo Roilo)
Oggi è un anno che non ci siete più, che avete sacrificato la vostra vita per salvare due giovani mai visti né conosciuti. E' un anno che il Pelmo, la grande cima dalla quale nel 2006 era nata un'amicizia fra Alberto e chi scrive, rafforzata dopo il 150° della salita di Ball con la mostra sull'alpinismo sanvitese organizzata nel 2008 con Aldo M. e Giuseppe, vi ha tolto a questo mondo, dove avreste avuto ancora tanto da fare e da dire.
In quest'anno, in casa e fra amici, abbiamo ricordato spesso con commozione le occasioni in cui vi fummo vicini: in particolare i lavori di elettricista nel nostro appartamento, l'incontro fortuito in una calda domenica di primavera alla Steinzgeralm al confine con l'Austria, fino all'ultima volta in cui ci ritrovammo, alla cena delle guide di Cortina a fine luglio 2011.
Quel 31 agosto è stato una tragedia incalcolabile per tutti: genitori, compagne, figli, parenti, amici, Soccorso Alpino, guide, San Vito, la Montagna. E un durissimo colpo per coloro che vi hanno conosciuto, stimato e non vi dimenticheranno.
Oggi, in questa giornata piovosa e quasi autunnale, il Pelmo non si vede: vi dedichiamo un pensiero con immutato affetto, cercando d'immaginare fra le nuvole la via Simon-Rossi sulla Nord, la vostra ultima ascensione, dalla quale non siete potuti tornare.
Un abbraccio, Alberto; un abbraccio, Aldo.

28 ago 2012

La Punta Col de Varda, Comici, Buzzati e ... io


Il 4/IX/1977 (dovevo ancora compiere diciannove anni) con Enrico, già lanciato verso la carriera di rocciatore, salii la via aperta l'1/IX/1934 da Emilio Comici e Sandro del Torso sulla fessura NE della Punta Col de Varda, il marcato pilastro triangolare che domina il rifugio omonimo sopra Misurina. 
Punta Col de Varda con la fessura Comici
(foto E.M., 12/12/2010)
La "Comici" è una classica frequentata, che ho ripetuto diverse volte: si attesta sul 4°, ma in alto c'è una lunghezza aerea e un po' più dura, superare la quale (anche da primo, nel '79) mi diede una bella soddisfazione. 
Fra i massi della vetta Enrico e io trovammo un barattolo con un biglietto, che già allora lessi con l'interesse dello storico. 
Seppi così che il giorno prima aveva calpestato la cima l'anziana guida auronzana Piero Mazzorana, gestore per cinque lustri del Rifugio Auronzo ed  autore di oltre sessanta vie nuove perlopiù sui Cadini di Misurina, una delle quali fu la mia grande passione
La guida era salita in solitaria per la “Via Obliqua”, percorso di media difficoltà che incrocia la fessura Comici, ancora con la voglia di roccia che fin da giovanissimo l'aveva visto girovagare per decine di cime nei gruppi dei Brentoni, Cadini, Cristallo, Croda dei Toni, Lavaredo, Popera, Sella e altri. 
Leggere quel bigliettino spiegazzato mi emozionò, pensando che allora Mazzorana aveva già 67 anni ma che, evidentemente, la passione per la montagna non lo aveva ancora abbandonato. Quando  scomparve, nella primavera 1980, fra l'altro mi dispiacque di non avere fotografato  quella firma tremolante trovata tra le pietre di una piccola sommità dolomitica: forse era l’ultima testimonianza alpinistica della guida Piero Mazzorana.
Scrivo questo proprio oggi per due motivi: 
- il primo è che sono passati esattamente vent'anni dall'ultima occasione in cui salii, con Alessandro, la fessura Comici-del Torso, e giunsi in vetta per la sesta volta alla Punta Col de Varda; 
- il secondo è che da un bel libro di Rolly Marchi e Bepi Pellegrinon, uscito da poco nel 40° della scomparsa di Dino Buzzati, ho appreso che la prima ripetizione della fessura del triestino spettò proprio al grande scrittore bellunese, che la compì l'8/IX/1934 con Renato Zanutti e Rosetta Orlandi.

25 ago 2012

Cima NE di Marcoira e Zesta: due libri di vetta rovinati:

La Cima NE di Marcoira e la Zesta sono due  rilievi della "diramazione ampezzana" del Sorapis; entrambi visibili dal Passo Tre Croci, si fronteggiano,  non sono molto lunghi né molto difficili da salire, e soprattutto sono due pregiati belvederi. 
Dalla Cima NE di Marcoira verso le Cime del Laudo,
la Zesta e la Punta Nera (E.M., 19/7/2003)
Sulla Cima NE di Marcoira (2422 m)  portai per primo, il 10 ottobre 1999, un libro di vetta, presto sostituito da uno più grande, in cui anno dopo anno si sono accumulate le testimonianze di chi dalla sottostante Forcella Marcoira sceglie di deviare dal battuto sentiero del Ciadin del Loudo e rimontare gli erti pendii erbosi con labili tracce che portano in vetta a godere un bel panorama, verso il Sorapis da una parte e la conca di Misurina dall'altra. 
Sulla Zesta il libro fu lasciato nel 1994 dagli amici Mara e Ivano; anche questo, in quasi vent'anni si è arricchito delle note di numerosi appassionati che hanno scelto la cima per una salita non del tutto banale, con poche tracce e culminante in una sommità solitaria. 
Nonostante le precauzioni che si prendono perché i libri di vetta si conservino nel modo migliore, di recente gli amici Clara e Roberto, saliti su entrambe le cime, mi hanno riferito di avere trovato il libro della Marcoira danneggiato dalle intemperie e  inutilizzabile; spero che qualcuno di buona volontà provveda a sostituirlo, consentendo di perpetuare la cronistoria di chi sale su quella cima, molto raramente dalle vie di roccia a settentrione e un po' più spesso per la via normale.
Anche il libro della Zesta ha subito il maltempo e non versava più in buone condizioni ma, riportato a valle e convenientemente riparato, è stato poi rimesso al suo posto sotto l'ometto a 2768 m di quota, e ancora per qualche tempo potrà documentare le non folte salite sulla vetta da parte di "buongustai" dolomitici.

21 ago 2012

The Notting Hillbillies e l'Hochgall

Ho riscoperto e ascolto spesso l'unico album dei "The Notting Hillbillies",  un gruppo root rock/alternative country/bluegrass britannico fondato nel 1987 da Mark Knopfler, chitarrista dei Dire Straits e poi solista, con Steve Phillips, Brendan Croker e Guy Fletcher.
Uscito nel 1990, l'album s'intitola "Missing. Presumed having a good time" e soprattutto il primo brano, "Railroad worksong", mi ricorda le montagne, perché lo ascoltavo regolarmente sotto la doccia al rientro dalle nostre cavalcate.
L'Hochgall col tracciato della normale dal Rif. Roma
(gentile prestito dal sito Vienormali.it: grazie, Roberto!)
Risentire The Notting Hillbillies per me si lega ad una cima specifica: l'Hochgall (Collalto, 3436 m), forse il più bel 3000 della Valle Aurina, che salii con Sandro e Carlo il 25 agosto 1990.
Quel sabato, all'alba eravamo già al lago di Anterselva per superare la ripida e interminabile scarpata che porta a Forcella Ripa, affrontare  la normale "austriaca" dell'Hochgall (a fine estate quasi spoglia di neve e per noi doppiamente impegnativa, avendo tre piccozze e tre paia di ramponi ma neppure un metro di corda), giungere in vetta, darsi il tempo di ammirare il panorama e scendere per la lunga normale "italiana" al Rifugio Roma e poi fino a Riva di Tures, dove arrivammo nel tardo pomeriggio.
Un provvidenziale taxi ci riportò all'imbrunire ad Anterselva, discretamente spremuti dopo una cavalcata di 11 ore e 3600 metri complessivi di dislivello, di cui 600 di II grado tra salita e discesa.
Fu una gita grandiosa e indimenticabile, che riuscii a compiere tutta in maglietta e pantaloni della tuta per il clima favorevole, e allora ci ripromettemmo di ritornare lassù magari ogni lustro. 
Promesse da marinaio! L'idea si dissolse subito: sono passati il 1995, il 2000, il 2005 e il 2010 e noi tre abbiamo valicato i "50". L'Hochgall, magnifica cima con due vie normali tutt'altro che banali, ci sta aspettando!

20 ago 2012

Se n'è andato Mario Recafina, costruttore del Rifugio Dibona

il Torrione A. Dibona, dal Rifugio omonimo
(foto E.M., 18/2/11)
Sabato scorso è scomparso a 85 anni Mario Recafina (Chéca).
Non fu uno scalatore, ma uno dei generi della guida Angelo Dibona Pilato, al quale cinque giorni fa è stata finalmente dedicata la ex piazza Venezia all'ombra del campanile di Cortina.
L'11/7/1953 nel Valon de Tofana, ai piedi del crestone meridionale della Tofana di Mezzo e dell'ampio conoide detritico che sale a Forcella Fontananegra, venne aperto un nuovo rifugio.
Era stato costruito nella stagione precedente sui ruderi di un preesistente edificio militare, proprio per iniziativa di Recafina e della giovanissima consorte Antonia, ultimogenita di Angelo Dibona, e fu intitolato alla guida.
Ampliato e ristrutturato rispettivamente nel 1975-1976  e nel 2004-2005, molto frequentato sia d'estate grazie alla carrareccia ex militare che vi giunge da Fedarola, sia d'inverno (vi si saliva col "gatto delle nevi" già mezzo secolo fa ...), oggi il "Dibona" è uno dei luoghi più "trendy" della montagna ampezzana, base per gite, ferrate e scalate fra le più gettonate delle Dolomiti. Da qualche anno è nelle mani di Riccardo, secondogenito di Mario, che lo conduce con suo figlio Nicola.
Credo che ogni alpinista ed escursionista passato al Dibona a partire dall'estate del '53 (ovviamente  incluso chi scrive, che vi giunse per la prima volta più di quarant'anni or sono), abbia ricevuto almeno un saluto, un'informazione, un consiglio, un bicchiere di vino anche fuori stagione da Mario Recafina, operatore turistico ampezzano da ricordare.

13 ago 2012

Il Col Pionbin a Ferragosto

Quest'anno va un po' a rilento.
Impegni, non solo lavorativi, che cascano anche di domenica; schiena e ginocchia bizzose; feste campestri e qualche "happy hour"; la sveglia che non vuol mai suonare a tempo debito; indecisione e ripetitività nel scegliere le mete; insomma, in montagna ci si va comunque, ma con un po' di comodità in più; e da ultimo, non sono più 30, né 40 e nemmeno 50!
Succede così anche in questi giorni di Ferragosto.
Ripesco allora dalla riserva , ormai in rapido esaurimento, delle salite "ampezzane" ancora da fare una piccola cima che alla fine si rivelerà una gradevole scoperta: il Col Pionbin (2313 m), cupola verde con qualche roccetta di fronte al Cernera, che domina i pascoli di Giau e ai piedi della quale siamo passati tante volte senza degnarla di uno sguardo.
Tofana di Rozes fra le nuvole,
dalla cima del Col Pionbin
Non è sicuramente una meta per alpinisti, ma il Col Pionbin rileva nella storia locale, perché tra il '500 e il '700 sulle sue pendici furono scoperti alcuni giacimenti di galena per estrarne piombo, che alimentarono lavoro, guadagni e persino minacce di aggressioni armate fra i "todeschi" e i sanvitesi, proprietari della zona.
Insomma, partiamo per questo Col Pionbin, che si può salire da più versanti: in un'ora scarsa dal quantomai caotico Passo Giau siamo già in vetta, dopo aver rimontato il pendio erboso ripido e senza tracce che guarda la Val di Zonia; e una volta lassù?
Inconfondibili, numerose tracce di "scalate" bovine, un ometto con un palo a mo' di croce che mi premuro di rialzare perché si noti anche dal Passo, un bel panorama sui monti ampezzani (notevoli Tofana di Rozes e Lastoi de Formin, ma anche Torre Grande d'Averau, Becco Muraglia ...) e quelli agordini (Marmolada in primis, ma anche Pore, Col di Lana, Setsas ...), fino al Boè e ai passi Pordoi e Gardena.
Meno di cento metri sotto di noi, che ci siamo stesi al sole in uno degli avvallamenti erbosi sommitali. passano escursionisti incolonnati da e per Forcella Giau e l'Uomo di Mondeval.
Quassù, a occhio e croce, ne arriverà forse un paio l'anno.

09 ago 2012

Il leone sullo scoglio

Il Leone murato sullo Scoglio di San Marco nel 2006
(foto E.M., 25/5/2008)
Cercando mete non troppo note e il meno affollate possibile, fra il 2006 e il 2008 ho salito per sei volte con familiari e amici una cima della quale fino allora non sapevo alcunché, pur trovandosi a  soli15 km da Cortina.
Seppure la sommità si noti fin da Misurina, la via di salita, aperta da fanti e mitraglieri della Brigata Marche durante la I Guerra Mondiale e poi abbandonata, fino a sette anni fa non era quasi più rintracciabile. E' stata riscoperta, pulita e segnata con misura da alcuni membri del CAI di Auronzo, che l'hanno dedicata a Silvano De Romedi, ingegnere trevigiano mio coetaneo, appassionato di percorsi fuori traccia e scomparso a 47 anni.
La cima in questione è lo Scoglio di San Marco (2005 m), sulle pendici della Cima O di Lavaredo. E' una cupola che fa da massiccio contrafforte alla Croda de l’Arghena, coperta di conifere e fitti mughi e incisa da una lunga trincea.
Oltre all'ambiente, lo Scoglio è interessante per la storia perché – ne fa fede il toponimo – fu per secoli l'avamposto della Serenissima in Val d'Ansiei più proteso verso il Tirolo, ed oggi segna il limite fra Auronzo e Dobbiaco. Ai suoi piedi, in Val Rinbon, sorge poi il cippo confinario del Sasso Gemello, anch’esso meritevole di una visita.
Per salirlo, si lascia l’automobile al casello della strada delle Tre Cime e ci si porta per sterrata a Malga Rinbianco. Nei pressi della malga s’imbocca un sentiero che scende per pascoli e nel bosco, si destreggia in un lariceto e risale quindi la baranciosa, poco ripida Costa dei Lares. Dopo circa 1,15 h si raggiunge quasi inavvertitamente la piatta cima, tagliata da un lungo e caratteristico caminamento, pulito e interamente percorribile.
Oltre un passaggio scosceso facilitato da una corda fissa, la trincea termina in una breve galleria e apre l’accesso ad un osservatorio scavato proprio sulla “prua” dello Scoglio, di fronte al Monte Piana e al Monte Rudo.
Dall’osservatorio, in cui è stato murato un Leone di San Marco in gesso e lasciato il libro di vetta, si dominano la Val Rinbon, la piana di Landro, nonché cime ed orizzonti vicini e lontani.
Meta di una passeggiata di poco più di mezza giornata, come detto, lo Scoglio di San Marco è una cima curiosa per varie ragioni: la storia che vi fu scritta dal Medioevo alla 1^ Guerra Mondiale; la natura incontaminata in cui s’inserisce; l'ampia visuale che offre; il silenzio delle sue pendici, che si collegano alla soprastante Croda de l’Arghena tramite un'interessante traccia militare.
Quest’ultima qualità, il silenzio alpino, oggi merce rarefatta a seguito dell’inevitabile, per quanto pacifico, dilagare stagionale del turismo, è il dono che cerchiamo e gustiamo sempre di più: una caratteristica che vorremmo distinguesse sempre anche lo Scoglio di San Marco.

07 ago 2012

La prima vera invernale sulle Dolomiti Ampezzane? (250° post del nuovo corso di Ramecrodes: auguri!)

Si dice che la prima montagna delle Dolomiti di Cortina salita d'inverno sia stata il Cristallo, conquistato il 22 novembre (o 22 febbraio?) 1882 dalla guida alpina Pietro Dimai Deo con l'I.R. Maestro Stradale Bortolo Alverà de Pol.
Allargando la visuale per includere nel discorso i limitrofi monti della Valle del Boite, troviamo però quattro prime salite invernali precedenti a quella e tutte ascrivibili al  medesimo alpinista.
Le più importanti sono quelle dell’Antelao (15/1/1882) e del Pelmo (18/1/1882), ma in quel periodo il Tenente veneziano degli Alpini Pietro Paoletti ne compì altre tre: rimane comunque il dubbio se ascriverle all'alpinismo invernale, poiché le date di effettuazione ineriscono piuttosto all'autunno, per quanto freddo potesse essere quello del 1881.
Giunto all’Albergo Antelao di San Vito per soggiornarvi alcuni mesi (molto probabilmente, su ordine del Regio Esercito, doveva "spiare" la situazione del confine col Tirolo), Paoletti iniziò la sua campagna alpinistica il 17 ottobre, salendo con la guida GioBatta Zanucco "Nasèla" di San Vito “la Rocchetta dal versante italiano”.
Non è noto quale delle Rocchette sia stata la meta dei due alpinisti. Poiché le elevazioni della catena sono cinque e nel periodo pionieristico di solito gli alpinisti miravano prima alle cime maggiori, reputo che la Rocchetta salita sia stata quella di Prendera, la più alta, posta al limite sinistro della catena guardando dalla Valle del Boite.
Alla base delle Rocchette, versante N
(foto Gianluca Calamelli, 17/72012)
10 giorni dopo con le sue guide, Paoletti salì il Becco di Mezzodì "dal versante italiano" e il 26 novembre (non è ancora inverno...), Paoletti con le guide sanvitesi, Arcangelo e Giuseppe Pordon "Masarié", si aggiudica una cima ben più difficile e prestigiosa: la Punta di Sorapis dal versante di San Vito, con la quale furono poste le basi per le imprese del Pelmo e dell'Antelao, fondamentali nella storia dolomitica.
La salita della Rocchetta de Prendera, una buona camminata più che una scalata, è interessante perché fu compiuta “dal versante italiano”, cioè da meridione, dato che sulla cresta delle Rocchette, oggi inavvertibile confine tra Ampezzo e Cadore, correva allora la frontiera fra il Tirolo e l'Italia. Comunque pastori e cacciatori vi salivano regolarmente anche dall'altro versante, che guarda il Lago di Federa presso Cortina.
Scavalcando in un gelido giorno d’ottobre ("- 9 gradi in vetta", scrisse Paoletti) un confine ancora pacifico, nel 1881 il militare veneziano portò dunque a termine la prima scalata invernale sui monti attorno a Cortina, che la storia ufficiale forse non considera.

03 ago 2012

Compagni e amici scomparsi


E' difficile dimenticare i compagni con i quali abbiamo vissuto giornate in montagna e non ci sono più, soprattutto se ci hanno lasciato in circostanze tragiche.
Ricordo tante cime, forcelle, ghiacciai, traversate, vie in compagnia di amici che “sono andati avanti”, e soffermarmi su questi pensieri mi lascia sempre un po' di tristezza.
Da Severino, anziano scrittore e cineasta che accompagnammo alle cascate di Fanes nel lontano 1976, ad Angelo, famosa guida alpina che quasi ottantenne ci condusse su una via attrezzata delle Tofane ancor prima che venisse inaugurata; da Luciano, mio primo capocordata sulla Torre Inglese, a Orazio, che animò un'allegra traversata da Malga Ciapela a Canazei passando ai piedi della parete S della Marmolada; da Bepi, accanto al quale salimmo la "Diretta" della Torre Falzarego, a Gigi, compagno di salita al Teston di Monte Rudo e alla Rocchetta di Campolongo, poi scomparso sulle strade bellunesi; da Claudio, col quale fui in cordata sul 2° Campanile di Popera e sulla via Ampferer del Catinaccio nonché nella traversata di Forcella Fanes, caduto dalla Punta dei Tre Scarperi, ad Alfonso, con cui divisi per quasi 10 anni escursioni e salite; da Luciano, che scalava meglio di me, ma ebbi l’onore di portare da primo di cordata sulla “Via della rampa” del Ciavazes, a Mario, con il quale, oltre a Paola, Adriano e Mirco, ho condiviso quattro anni fa le salite della Punta Nera e del Corno d'Angolo. Per non dimenticare mio Padre, che mi ha avviato ai monti fin da bambino, insegnandomi un cammino che ancora oggi continuo a percorrere.
Queste mie constatazioni potranno forse apparire cosa ovvia o retorica; ma ripensando a queste cose, è inevitabile considerare la fragilità della vita e la pregnanza di certi momenti che restano vividamente impressi.
E’ più che logico: il mondo va avanti, chi si ferma è perduto, e penso che continuerò a frequentare la montagna finché mi sarà possibile, cercando sempre nuove sensazioni ed emozioni. Ma i ricordi non si cancellano, e ripercorrendo passi già seguiti con compagni e amici scomparsi, ci sarà sempre un pensiero anche per loro.

Pala Perósego, dove non è difficile trovarsi soli

Settembre 2000: parto da solo dal Passo Tre Croci per andare a vedere come sia la Pala Perósego, cima di scarso rilievo che sorge al termin...