31 mag 2012

Lainores, cima di confine


Lainores con la sottostante Alpe di Rudo de Sote
(da skiforum.it)
La cima arrotondata e coperta di verdi delle Lainores (2462 m), che si eleva a O di Ra Stua nel settore meridionale  della Croda Rossa d'Ampezzo, chiude sul lato al sole gli alpeggi di Fodara Vedla - Rudo de Sote e Sennes  - Rudo de Sora, sul confine fra la valle d'Ampezzo e quella di Marebbe.
L’oronimo ampezzano significa “piccole slavine”, e nasce dalle ripide pale prative, d'inverno valangose, a S del monte: i marebbani lo chiamavano “Sas dai Lavinures", oggi più di frequente "Sas dla Para”, sempre in relazione alle grandi pale, pascoli di camosci.
Dalla sommità,  osservatorio austriaco nella 1^ Guerra Mondiale che si raggiunge per sentiero e tracce segnate dall'effimero Lago de Rudo presso il Rifugio Fodara Vedla, si gode una visuale giustamente celebre sugli altipiani e il crinale che li circoscrive dalla Croda del Béco agli appicchi occidentali della Croda Rossa.
La discreta facilità dell’accesso e il valore panoramico e naturalistico della salita e della traversata, rendono le Lainores una meta appetibile sia per gli escursionisti che per gli sciatori, i quali giunsero per primi in vetta già nel 1910. 
Come la maggior parte delle elevazioni a N di Cortina, anche le Lainores mi sono familiari: vi salii per la prima volta coi genitori appena decenne il giorno dello sbarco sulla Luna, e da allora vi sarò tornato almeno una dozzina di volte.
Per non dimenticare, ci tengo a chiudere questo post sottolineando che, salito su quella tranquilla cima di confine con tre amici nella fresca giornata del 23/10/1988, festeggiai idealmente lassù il mio trentesimo compleanno: quale miglior modo di solennizzarlo, se non su una delle cime escursionistiche più interessanti d’Ampezzo?

28 mag 2012

Due vie "pseudo-nuove" sui nostri monti

Per due volte nella vita ho creduto di aver aperto una via nuova in montagna.
Nell'ormai lontana estate '74, quando salimmo il ripido, selvaggio  canalone-colatoio che divide il Taburlo dal Taé sul lato di Antruiles, che penso oggi non sia neppure considerato dalle persone con un po' di senno, escluso il gentile lettore che ha commentato questo post; la seconda volta alla fine di luglio '85, quando, in seguito ad un abbaglio, anziché salire la Via Sinigaglia o la Pott sulla parete N della Croda da Lago, uscimmo in vetta - divisi in due cordate - per un percorso che ci pareva originale, ma era già stato disceso nel 1895 dalla guida Pietro Dimai Deo con due clienti tedeschi.
La prima volta, imbevuti del classico entusiasmo adolescenziale, eravamo intenzionati a spedire alla stampa specialistica la relazione della salita e discesa del canalone, dove trovammo difficoltà forse al massimo di II, ma un terreno tremendamente friabile, franoso, opprimente.
Nel 1985, invece, (ne parlavo domenica scorsa con Claudio B., uno dei componenti la lunga fila che salì per quella parete) ci limitammo a segnare l’andamento delle vie su una cartolina, denominando la nostra “Via Belzebù”, a causa della pioggia infernale di sassi che presi tutta e mi segnò indelebilmente un polso, il giorno prima di partire per dare il mio contributo alla Patria.
Credo comunque che il canalone del Taburlo, percorso soltanto perché avevamo capito male le indicazioni di Dino, salito da quelle parti qualche giorno prima, fosse stato già calcato da cacciatori o magari, considerata la zona, da soldati italiani durante la 1^ Guerra Mondiale.
Così le nostre aspirazioni ad entrare nella guida “Berti” furono stroncate per due volte sul nascere.
La cosa ovviamente non c’è mai stata di alcun peso, ma sotto sotto avremmo gradito leggere, in un’ipotetica riedizione della guida, “ Taburlo, Via Menardi-Majoni per canalone S” oppure “Croda da Lago, parete N, via Alverà e compagni con variante finale Majoni”.

Croda da Lago, versante N, in una cartolina del 1910
(arch. E. Majoni)
Ricordo in particolare questa ultima, che presentò un paio di passaggi piuttosto duri considerando l'esposizione e la roccia non celestiale della parete, risolti da Federico e da me con eleganza e soddisfazione, per cui la nostra ambizione sarebbe stata doppiamente giustificata!

25 mag 2012

Un pittore e una montagna: Luigi de Zanna e il Taè


Il centro della mostra dedicatagli tre estati fa dal Comune e dalle Regole d'Ampezzo, era occupato da uno dei quadri più intriganti del pittore Luigi de Zanna (1858-1918).
Buona parte dei lavori di de Zanna ha per soggetto la montagna, e un quadro che prediligo in modo particolare è quello dipinto il 3 novembre 1909dai prati di Nighelonte, presso Fiames, poi rifatto in varie versioni e formati.
Al centro del dipinto, avvolta da una luce che ne evidenzia la fisionomia in modo straordinario, emerge una cima che rimane fra le mie preferite anche oggi, che non vi salgo da qualche stagione: il Taé (2511 m).
E' una delle sei cime del sottogruppo di Bechei, appendice della Croda Rossa, ed è una montagna "bifronte". Da N, infatti, appare come una calotta rocciosa e detritica, e si avvicina risalendo le Ruoibes de Inze e in alto traversando una scomoda distesa di blocchi fino in cresta. A S, invece, una parete stratificata e multicolore domina la Val di Fanes con grandi strapiombi incisi da sottili cenge, evidenti soprattutto d'inverno.
L’analogia della cima con un tagliere rigato dal coltello pare ovvia, e il nome ampezzano si rifà proprio a quell’utensile. De Zanna non era uno scalatore, ma ho l'impressione che conoscesse i monti che ritraeva.
Il Taé, comunque, era noto molto prima che gli fosse dedicato quel magico dipinto. La sottostante Monte d’Antruiles, infatti, fin da tempi antichi ospita un pascolo ovino, e sicuramente i pastori rincorsero spesso le greggi sulle balze sovrastanti, spingendosi su nella splendida conca del "Ciadin del Taé" e, visto che c’erano, magari in cima. Nella zona bazzicarono sempre anche i cacciatori, giacché, appartata e silenziosa com’è, offre ottimo rifugio agli animali selvatici.
Nell'estate 1906, tre tedeschi furono i primi a far conoscere il Taè, salito da Progoito per il canale che lo separa dal più basso Taburlo. Nel 1953 i giovani Albino Michielli Strobel e Beniamino Franceschi Mescolin ritennero che fosse giunto il momento e salirono in due giorni la verticale parete S, dove in seguito sono stati scovati altri percorsi sempre più duri.
Il Taé, protagonista di un emozionante quadro di Luigi de Zanna, sembra quasi scontare lo stesso destino del pittore: poco noto e apprezzato per lungo tempo, infatti, rimane ancora appannaggio di pochi appassionati, anche se per “conquistarlo” non occorrono certamente acrobazie, ma basta una lunga camminata in un angolo dolomitico integro e sempre gratificante.

23 mag 2012

"Cronache dalla Valle d'Ampezzo", il nuovo libro di L. Cancider

“Cronache dalla Valle d'Ampezzo” di Luciano Cancider (239 pagine con immagini in bianco e nero, Tipolitografia Print House - Cortina, maggio 2012) raccoglie la maggior parte dei contributi di taglio storico e di costume scritti nell'ultimo ventennio da Luciano Cancider per il bimestrale delle Regole d'Ampezzo “Ciasa de ra Regoles”.
Nei suoi contributi Cancider, appassionato e diligente spigolatore di documenti, ha scoperto e esaminato numerosi fatti di storia locale, perlopiù inediti e curiosi. Scorrendo il lavoro si passa, ad esempio, da spiegazioni storico-tecniche sulla costruzione del campanile di Cortina (1853-58) alla descrizione della caccia agli animali “feroci” nei secoli scorsi, dall’analisi di un carme latino composto per l’ingresso del Pievano Constantini nel 1860 al progetto, per fortuna accantonato, di una centrale idroelettrica sul Boite, e così via.
Dai 60 contributi raccolti, accompagnati da belle immagini d'archivio, emergono informazioni e curiosità sulla vita della comunità ampezzana di un tempo, sugli eventi naturali che colpirono la valle, sugli uomini e le donne che l’animarono, sulle associazioni che ne valorizzarono il tessuto socio-culturale, su antichi documenti riscoperti dopo secoli.
Dal 1992 al 2011, periodo in cui ha collaborato con regolarità a “Ciasa de ra Regoles”, Cancider ha saputo disegnare, gradualmente e senza presunzione, un grande e multicolore affresco storico, che può svelare anche ai più informati le pieghe nascoste della storia di Cortina.
Sarebbe stato un peccato relegare tutto questo lavoro solo nel bollettino informativo che esce dal 1990, per quanto i quasi 140 numeri pubblicati fino a oggi siano scaricabili dal sito web delle Regole.
L'ente ha così ritenuto doveroso, in omaggio all’autore e in segno di riconoscenza per la collaborazione che questi ha prestato in vari campi, trarre gli scritti dall’oblio al quale potevano avviarsi, offrendoli a chi li lesse a suo tempo e a chi oggi ancora non li conosce.
Pare quantomai opportuno invitare chi sfoglierà questo volume a non lasciar morire le proprie radici, se non si vuole ritrovarsi un domani senza Storia. Vorremmo che fosse la motivazione principale attorno alla quale far ruotare questa bella antologia di spigolature storiche e di costume di Luciano Cancider, al quale personalmente rivolgo un plauso per l'inclinazione sempre dimostrata verso ricerche sulla storia, le usanze e la parlata locale, sfociata in questa ed in altre opere interessanti e di rilievo. Peccato per uno svarione: il titolo di copertina non corrisponde a quello sul dorso e sulla prima pagina, ma la cosa non influisce sulla sostanza del libro, piacevole e meritevole di lettura da parte di ampezzani e non.

15 mag 2012

Peniésmania


Salendo  a q. 1427, 13/5/2012
Domenica 13 maggio, per la sesta volta nell'arco di un anno, siamo saliti alla baita di Peniés e a q. 1427, ai piedi della Croda Marcòra.
Per noi è diventato ormai un appuntamento, perché Peniés è un luogo che prediligiamo in modo particolare; perché è perso in una vasta pineta che fascia le crode; perché è panoramico e rilassante; perché lassù non s'incontra mai nessuno; perché tutto sommato è una meta comoda e senza pericoli; perché ... è Peniés.
Sono due ore di passeggiata, con trecento e trenta metri di dislivello; non ci sono tabelle, vernice né cartacce; il luogo è sconosciuto in quanto esula dai circuiti dei sentieri, delle ferrate, dei trekking, delle scalate; a Peniés bisogna "volerci" salire e una volta giunti lassù... c'è poco altro da fare.
Il luogo è una meta ideale per le mezze stagioni; la passeggiata impegna soltanto una mezza giornata, ma regala sempre una grande soddisfazione.
Siamo ritornati a Peniés, e credo che ci torneremo ancora.

10 mag 2012

Il 10 giugno esce "111 Cime attorno a Cortina" di Majoni, Caldini e Ciri

VieNormali.it  e Idea Montagna presentano:
111 Cime attorno a Cortina
Guida escursionistica e alpinistica a 111 cime di 17 gruppi dolomitici
di Ernesto Majoni, Sandro Caldini, Roberto Ciri
Idea Montagna - Editoria e alpinismo
Collana vienormali - 1
con le descrizioni di 111 vie normali di cime famose e meno note, relazioni dettagliate, fotografie, tracciati, cartine, notizie storiche e culturali.
Si tratta di una guida escursionistica con la descrizione di 111 itinerari fra vie normali e vie di roccia in 17 gruppi montuosi delle Dolomiti che circondano Cortina, con vari livelli di difficoltà: dalle escursioni facili alle vie normali che richiedono esperienza e capacità di orientamento in terreni poco battuti, alle vie di roccia dove sono necessarie capacità ed esperienza di arrampicata.
Un libro per avvicinare escursionisti ed alpinisti alle vie normali delle montagne intorno a Cortina, che cerca di soddisfare l'escursionista semplice, quello più evoluto e l’alpinista, senza mai sconfinare in difficoltà oltre il 4° grado.
Accanto a cime molto frequentate sono presenti mete meno note o del tutto sconosciute ai più, dove il senso di avventura prende corpo man mano che ci si discosta dai sentieri battuti e trafficati. Le 111 cime appartengono a 17 gruppi:
Antelao - Marmarole,
Averau - 5 Torri,
Cadini di Misurina,
Col di Lana,
Cristallo,
Croda da Lago - Cernera,
Croda Rossa d'Ampezzo,
Conturines,
Dolomiti di Sesto,
Fanis,
Monte Piana,
Picco di Vallandro - Colli Alti,
Pomagagnon,
Rondoi - Baranci,
Sorapìs,
Tofane,
Tre Cime di Lavaredo - Paterno.
Le cime sono suddivise in 111 schede che descrivono la posizione, il percorso di salita (e discesa, se diverso), cenni storici e cose da vedere nei dintorni, completate con i dati riassuntivi dell’ascensione ed alcune immagini. Gli itinerari proposti intendono far riscoprire sia alcune vie normali percorse spesso al ritorno da vie alpinistiche di più ampio respiro e maggior difficoltà, sia le escursioni a cime spesso offuscate dalla fama di vette di maggior richiamo.
Caratteristiche del volume:
- 111 itinerari ad altrettante vette ed informazioni su altre 10 cime secondarie;
- pp. 392 con foto a colori, cartine topografiche dei percorsi e relazioni dettagliate;
- immagini a colori col tracciato dei percorsi;
- note tecniche, dislivelli, tempi, difficoltà, punti di appoggio, note storiche, curiosità turistiche;
- indice degli itinerari per gruppi montuosi e tabella riassuntiva delle cime;
- prezzo: € 25,50.
Per informazioni e ordini si possono contattare:

03 mag 2012

A 180 anni dalla nascita del grande Santo, quello del Becco di Mezzodì


Il 5/7/1872 Santo Siorpaes Salvador, nato nel villaggio ampezzano di Staulin 180 anni fa, il 2/5/1832, e allora al culmine della forma, guidava il capitano William Emerson Utterson Kelso, uno scozzese amante delle Dolomiti, su una vetta di dimensioni e fama ridotte, ma piuttosto grintosa: il Becco di Mezzodì, storica “meridiana” dei valligiani d’Ampezzo.
Prima del successo, Santo aveva sicuramente circuito più volte il Becco, il cui unico lato accessibile con difficoltà moderate non guarda Cortina, ma la cadorina Val Fiorentina. Ciò nonostante, per venire a capo della salita, i due alpinisti dovettero superare in scarpe chiodate uno stretto e liscio camino, alto 18 m e le cui difficoltà rientrano ancora oggi nell’ordine del III grado.
La seconda salita del Becco spettò al pioniere Gottfried Merzbacher, nell’estate 1878. Lo accompagnava di nuovo Siorpaes, quello che aveva trovato la chiave del mistero. Storiografi cinici riferirono che il germanico si trovò abbastanza a mal partito nel superare il liscio camino centrale ...
Il Becco, da Forcella Sonforcia de Col Jarinei
(foto C. Bortot, 5/9/2004)
La prima salita invernale della cima fu effettuata vent'anni dopo, nel 1891-1892, dall'olandese Jeanne Immink con guide ampezzane (facilmente i cugini Antonio e Pietro Dimai, coi quali il 10/12/1891 l'intrepida alpinista aveva salito per prima la Croda da Lago).
La prima invernale solitaria della cima, infine, spettò a Bepi Degregorio, l'Accademico trentino del Cai venuto a Cortina dopo la 1^ Guerra Mondiale, che il 13/1/1925 festeggiò sul Becco immerso nella neve il suo trentaseiesimo compleanno. Centotrè anni e nove giorni dopo Santo Siorpaes, anche l'estensore di queste note, allora sedicenne, poneva piede con soddisfazione sulla friabile cima, che ospitò la sua prima indimenticata arrampicata nelle Dolomiti.

Madonna della Solitudine: un luogo, un nome, una nuova targa

Torno a scrivere della Madonna della Solitudine, ora che il luogo possiede un nuovo orpello: una targa di bronzo a ricordo del fu Bivacco P...