29 dic 2011

Costa del Bartoldo, una bella meta

Vedendola quasi ogni mattina, ho notato che fino ad oggi è incappucciata da ben poca neve: chissà se, con un po' di coraggio, si potrebbe salire ancora nonostante la stagione ...
Forse è più salutare guardarla dal basso, ma con questo post mi prendo almeno la soddisfazione di risalirla virtualmente ancora una volta.
Ovviamente si tratta di una montagna, ma quale?
Nell'estate '90, con alcuni amici che l'avevano già salita, giungevo sulla Costa del Bartoldo, la più nota sommità del Pomagagnon. 
La gita mi piacque molto, e quaranta giorni dopo la rifeci, tornandovi poi con regolarità, in compagnia e da solo, fino al '97.
Per otto stagioni non volli mancare all’appuntamento con una cima dove - come ha scritto un amico giornalista nel 2002 - “ci vanno in pochi, pochissimi, perché si fa fatica, non ci sono impianti a fune e neppure rifugi, non c’è proprio un sentiero e quella traccia non è segnata, niente cartelli.”
Sotto la vecchia croce, in un barattolo oggi arrugginito ma ancora adatto alla bisogna, il 28/9/96 riposi un libretto, tuttora presente e, mi dicono, utilizzato.
Dopo cinquant'anni, la croce di legno e lamiera che dal 1950 sfidava bufere e nevicate, crollò e fu sostituita con una nuova robusta e splendente; passato però l'attimo di celebrità di quell'anno, la cima è tornata di nuovo al suo silenzio.
Sono risalito ancora sulla Costa nel 2002 e nel 2005. La prima volta ero solo, avevo poca voglia di scendere, e così mi misi a sfogliare il quaderno lasciato anni prima, contandovi 164 firme: quindi fino ad allora 27 persone l'anno avevano seguito le orme di von Glanvell e compagni, gli austriaci scesi da lassù il 31/7/1900, dopo aver raggiunto la vetta traversando per cresta dalla Croda del Pomagagnon.
Testa e Costa del Bartoldo, da S
(14/10/2011, foto I.D.F.)
Per me la Costa rimane una delle più belle mete ampezzane. Dalla vetta, dove si arriva con un minimo di impegno, si ammira tutta Cortina, che si stende 1200 metri più in basso, e i monti circostanti rimandano a ricordi e progetti di salite.
Pur avendola raggiunta una decina di volte, se penso alla Costa d'estate mi vien voglia di lasciar correre altre idee e salire di nuovo: seguire il rio asciutto che s’interna fra le rocce, rimontare il declivio di ghiaie e pascolo, popolato da qualche camoscio, che guarda la meta e il grande lastrone inclinato e solcato da canali che adduce in cresta e, con gli ultimi esposti passi, alla cima.
Ne vale sempre la pena.

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