21 dic 2011

Solo un'ampia, lunga, monotona scarpata?

Visto dal lato S, usualmente praticato d’estate a piedi e d'inverno con gli sci e anche con le ciaspe, non ha certamente un aspetto così regale da giustificare l'oronimo di Picco di Vallandro (Durrenstein per i pusteresi).
Anzi, è un'ampia, lunga, forse anche un po’ monotona scarpata di magro pascolo e detriti, solcata da un sentiero “da vacche” che nell'ultimo tratto si fa più interessante, s'inerpica su roccette, doppia un’anticima esposta mediante una fune metallica e termina presso la grande croce.
Visto da N, giungendo da Brunico, invece si rivela come un massiccio castello che signoreggia sull'alta Val di Braies con torrioni, canaloni, spigoli. Il Picco di Vallandro è una grande montagna, ricercata per il colpo d'occhio a giro d’orizzonte che ne fa una delle cime più ambite delle Dolomiti pusteresi.
Già nel 1877, Paul Grohmann, guidato lassù dal leggendario Michele Innerkofler, scriveva che dal Vallandro "La vista panoramica è una delle migliori delle Dolomiti ..." ed elencava una cinquantina fra cime e gruppi montuosi vicini e lontani, visibili dal punto più elevato.

Il Picco con la traccia della via normale
(Dal Col Rotondo dei Canopi, 16/10/2011)
 Grazie alla facilità dell'accesso, che richiede comunque circa 2,5 ore da Pratopiazza per coprire gli 850 m di dislivello (secondo l'infaticabile pioniere austriaco, bastava addiritttura un'ora e mezzo!), chissà quando e da chi venne salito per la prima volta.
Quanto alla sua storia, che annovera fra i protagonisti anche il citato Innerkofler, autore di una via sul versante N, conservo la notizia della prima probabile salita sciistica, realizzata il 29/4/1934 dai cortinesi Federico Terschak, Bepi Degregorio e Silvio Manassero partendo a piedi dalla strada che sale da Carbonin lungo la Val di Specie.
Stranamente, il Picco mi ha ospitato in vetta poche volte, l’ultima in tempi ormai non più vicinissimi. Di quella salita, effettuata da solo a fine giugno direttamente da Cimabanche, ricordo una spessa cornice di neve fra l’anticima e la cima, che mi dissuadeva dall’approccio alla croce sommitale.
Fin quando un deciso pusterese prese la situazione in mano e bucò la cornice, aprendo una traccia che consentì alle numerose persone riunite sull'anticima, e titubanti come me, di ammirare la grandiosa visuale dalla vetta.

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