19 dic 2011

Il 17 dicembre di diciassette anni fa, a Cortina non era ancora arrivata la neve

Il 17 dicembre di diciassette anni fa, a Cortina non era ancora arrivata la neve; suonava mezzogiorno quando, usciti all'asciutto dalla III Cengia del Pomagagnon, ponemmo piede sulla Punta Erbing, ambita meta di quella giornata rubata all'inverno.
Per chi non sapesse dove collocarla, la Punta è l’ultima elevazione della dorsale del Pomagagnon, prima che questa vada a concludersi sull’ampia sella di Sonforcia.
La vetta, dal sentiero d'accesso
Quotata 2301 m, cade a S con una considerevole parete alta almeno 350 m, mentre sul lato opposto un pendio roccioso coperto di mughi e ghiaie consente di giungere in vetta ripidamente, ma con impegno poco più che elementare.
Toccata quasi certamente in epoca prealpinistica a scopo venatorio o forse anche pastorale, visto che ai suoi piedi si estende il bel pascolo di Padeon, alpeggiato fino ad anni non lontani, la Punta trae il nome da un tale G. Erbing, che comparve una sola volta nelle cronache dell'alpinismo.
Costui, probabilmente germanico, nell’estate 1905, salì la parete che guarda Cortina con le due guide allora più ricercate della zona, Antonio Dimai e Agostino Verzi, per una via comunque di secondaria importanza. 
Nell'estate del 1942, Luigi Menardi del Bellevue e Toni Zanettin tracciarono una seconda via, un po' più impegnativa, sulla medesima parete, chiudendo così fino ad oggi la breve storia della Punta.
Per giungere sulla Erbing, oltre che dalla III Cengia, mi piace il sentiero segnalato che da Forcella Zumeles s'inerpica, dapprima nel bosco, poi per ghiaie con qualche gradino di roccia, fino al punto più alto.
Da questo lato non mi pare che la Punta sia frequentata a dismisura: forse, ma forse, vi giungono più spesso coloro che percorrono la citata III Cengia, che termina poco sotto la sommità.
In cima, 20 agosto 2009
Sulla vetta, che offre un bel panorama sulla valle, è posata solo una piccola croce di rami; null'altro, neppure il libretto, che avrei idea di collocare io, quando vi risalirò.
La Punta Erbing è ancora selvaggia, indisturbata, ammaliante: per questo mi piace, e nell'ultimo decennio vi sono salito, solo e con amici, per quattro volte, scoprendo sempre la romantica soddisfazione che nasconde un luogo poco noto, anche se alla vista di tutti.

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