04 ott 2011

Il Pelmo, Alberto e Aldo: i pensieri di un'amica


Il Pelmo, parete N, dal Col de la Puina
(foto E. Majoni, 27/9/2009)
Per moltissimi anni, la mia giornata iniziava con il Pelmo davanti agli occhi; non c’era mattina che non mi sedessi al solito posto, con la tazza fumante del caffelatte, e mi beassi di quanto vedevo dalla finestra: il Pelmo in tutta la Sua maestosità!
Ogni giorno pensavo e ripetevo: “non potrei mai iniziare la giornata senza questa visione”, per quanto lo veneravo.
Da quel terribile 31 agosto di quest’anno, però, è più forte di me: quando si contorna all’orizzonte il Suo profilo, io non reggo lo sguardo, non ce la faccio, abbasso gli occhi pieni di lacrime e guardo avanti.
Non so perché ho questa reazione, me lo sono chiesto molte volte, ma non riesco a trovare una risposta che mi convinca: è l’imbarazzo che si prova davanti ad una persona di cui si sono venute a conoscenza cose molto intime, che non fa piacere che altri sappiano.
Ma... per il Pelmo? Che c’entra? Non lo so, forse col tempo capirò, forse qualcuno me lo spiegherà.
Di fatto, da quel giorno, Alberto e Aldo non sono più fisicamente con noi.
Sono nel pensiero, nel cuore, nello strazio, nella difficoltà di dover andare avanti senza la loro presenza.
Com’è lacerante considerare che non li incontreremo più, magari per caso in una baita sperduta, oppure a una cena, o per strada o in un qualunque posto del Mondo…
Lo spallone E del Pelmo, da Malga Ciauta
(foto E. Majoni, 26/12/2010)

Dove sono adesso Alberto e Aldo?
Mi piace fantasticare che i loro spiriti si rincorrono fra le guglie, i canaloni, sospinti da un vento giocoso e dispettoso insieme; mi incanta pensare che il sorriso scanzonato di Alberto stuzzichi il più serioso Aldo e lo trascini in divertenti scalate quando il tramonto arrossa la dolomia e li intravedo mentre aspettano l’alba e si beano dell’infinito che hanno attorno.
Voglio pensarli al riparo in un anfratto ben protetto, mentre lampi tuoni e tempesta sconquassano fino alle fondamenta la montagna, mentre aspettano che si calmi il finimondo, per poi riaffacciarsi e specchiarsi nella volta celeste; oppure affascinati dal luccichio delle stelle che ammiccano, persi ad ammirare lo splendore della luna che si riflette su un lastrone.
Chissà come percepiranno il lieve scendere della neve, il turbinio dei fiocchi, la quiete che regna attorno a questo evento così magico, che ancora ha il potere di incantarmi, di farmi provare le emozioni che vivevo da piccola quando nevicava.
Allora era una festa, lo è anche adesso per me: adoro la neve, il suo biancore, il suo silenzio, il freddo pungente, questa soffice coltre bianca che uniforma tutto, che stende un pietoso velo su tutte le brutture, che fa diventare bello anche il posto più squallido.
Forse si fermeranno affascinati a osservare le luci fioche dei paesi lontani, giù nella valle, cercheranno di indovinare qual è, fra il groviglio di case, la loro; forse rammenteranno la loro infanzia, magari penseranno ai Natali trascorsi, al presepe, all’albero di Natale..
E forse per una sola notte, la notte Santa, il Signore, nella Sua immensa bontà, permetterà ad essi di infilarsi dolcemente nei sogni dei loro cari per stringerli in un morbido abbraccio, il cui ricordo resterà addosso al risveglio e incancellabile nel tempo.
Dove sono adesso Alberto e Aldo?
Sono nel cuore delle persone che li hanno conosciuti, stimati, amati.

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