24 set 2011

Una cengia che non c'è più

Nel luglio '94 mi ero messo in testa di festeggiare a modo mio un centenario alpinistico: volevo salire sulla Punta Marietta, misconosciuto campanile che spicca sul crinale della Tofana de Rozes e si vede molto bene dal versante S della valle d’Ampezzo.
La Punta, battezzata in guerra dagli Alpini, che la occuparono a scopo strategico il 2/8/1915, era stata conquistata il 4/7/1894 da J. Müller con Angelo Zangiacomi Zacheo, ampezzano, e Luigi Bernard, fassano. Pare che, come spesso accadeva, le guide fossero già salite sul torrione, per preparare la conquista al cliente.
Dopo quest’itinerario, ne fu aperto un secondo nel 1923 dal solitario cadorino Oliviero Olivo, e pare anche un terzo negli anni '60 da Bruno Menardi “Gim”, custode del Rifugio Cantore fino al 1972, ma la Punta non ha sicuramente mai riscosso il favore del pubblico.
Portatici al Rifugio Giussani, rimontammo quindi il conoide ghiaioso, ripido e senza tracce, a destra della Marietta e ci aggirammo a lungo sul suo lato N, dove avremmo dovuto trovare l’attacco della via, che a dire il vero non riuscivamo a vedere.
Andammo allora a cercare l’inizio della via Olivo, a sinistra di una parete gialla e verticale, sotto una striscia nera da stillicidio d’acqua.
Lo scoprimmo, e così – opportunamente attrezzato - mi avventurai sull’esposta traversata che dà l’accesso alla via. La qualità della roccia però mi convinceva poco e così, dopo aver spaziato con lo sguardo a destra e sinistra, tormentato dai dubbi e dal freddo di quella mattina d’inizio estate e dato che l'amico non se la sentiva di guidare la cordata, decisi seduta stante di lasciar correre.
Facemmo merenda sulla panoramica forcella fra la Punta Marietta e la Tofana, dove occhieggiava ancora un po’ di neve, e scendemmo per un ghiaione con salti rocciosi e tracce di passaggio.
In basso incrociammo la cengia che gli scalatori saliti per il I Spigolo ed anche la maggior parte di chi saliva il Pilastro o il III Spigolo, utilizzavano da cinquant'anni per scendere al Rifugio.

La cengia, com'era
(foto E. Maioni)
Per la cengia, sottile ed esposta, tornammo al Rifugio Giussani, dove una birra contribuì a festeggiare una giornata riuscita a metà ma ugualmente interessante per l'esplorazione.
Dal 7 settembre scorso la cengia non è più percorribile, a causa di un'ennesima, cospicua frana. Per la discesa dalle vie, ora ci sono due opzioni, secondo la via salita (sicuramente nessuno farà il nostro giro del '94...).
Per chi esce dal I Spigolo le guide consigliano di seguire una cengia più alta, segnata con ometti, che porta alla forcella tra Punta Marietta e il torrione senza nome ad essa addossato.
La zona della frana
(foto E. Maioni)
Lungo il percorso, già utilizzato in tempo di guerra, si incontrano ancora resti di opere belliche.
Chi invece esce dal Pilastro o dal III Spigolo può puntare direttamente alla forcella a sinistra e in alto rispetto a Punta Marietta, rimontare il canale segnato con ometti a sinistra (W) della Punta e uscire sulle ghiaie, dalle quali si scende al Rifugio senz'altri problemi.
Concludendo: dobbiamo prendere atto che un altro frammento d'ambiente e di storia alpinistica ampezzana se n'è andato!

Croda Rotta, montagna da evitare?

E’ un rilievo, invero non molto ardito, che chiude a ovest lo sperone della Punta Nera verso Faloria: già il suo nome, Croda Rotta, funge d...