30 lug 2011

Pasticci giovanili sul Campanile Rosà

Un'estate, in compagnia di giovani e più forti amici, tentai la salita di una cima che, sfortunatamente, è mancata dal mio “carnet” di conoscenze in Dolomiti: il Campanile Rosà, nel gruppo delle Tofane.
16 agosto 2008
L’aguzzo monolite di 100 m d’altezza, fronteggia la parete SE del Colle omonimo e si nota bene da vicino o in particolari condizioni di luce.
Fu salito da due guide, Angelo Dibona e Celestino de Zanna con Amadeo Girardi e Leopoldo Paolazzi, il 17 agosto (ma forse era il 17 ottobre) 1910.
La loro via, abbastanza impegnativa e sulla quale Dibona usò qualche chiodo, fu discretamente ripetuta nei tempi d'oro (seconda salita: F. Terschak-I. Siorpaes, G. Sperti-A. Cancider, 29 ottobre 1920), ed è stata anche teatro di incidenti, per la roccia non sempre sicura.
Giusto ottant'anni fa, nell'estate 1931, Piero Dallamano e Renato Ghirardini tracciarono sulla guglia una seconda via, esposta e con passaggi fino al V: passarono altri dieci anni e, nell’estate 1941, le guide Giuseppe Dimai e Celso Degasper con i fratelli Melloni corressero la via Dibona con un tiro che toccava il VI.
Riprendendo il discorso, la nostra salita non ebbe buon esito, perché si mise presto a diluviare e fummo costretti a fare marcia indietro.
Ripensandoci, mi rendo conto che forse avevamo sbagliato itinerario, perché - credendo di essere sulla Dibona - in realtà avevamo pasticciato sulla Dallamano, sul lato opposto.
Pur essendoci passato spesso alla base, non ho più avuto occasione di andare a curiosare intorno al Campanile Rosà, attraente per la forma, l’isolamento, la storia che reca le firme di alpinisti illustri. 
Val Fiorenza, 16 giugno 2004
Non so quante ripetizioni abbia avuto in un secolo, e mi piacerebbe anche sapere da chi vi è stato, cosa ha provato, spuntando in cima a quella bellissima lama rocciosa, teatro di imprese di pionieri ma oggi fatalmente fuori moda.

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