13 giu 2011

"Fonso Surio", quasi dieci anni dopo

Poco meno di dieci anni fa, il 19/12/2001, in seguito a un imponderabile quanto tragico incidente occorsogli al termine di un concerto del Corpo Musicale di Cortina, scompariva Alfonso Colli, “Fonso Surio”.
Classe 1928, fra noi Alfonso aveva una certa notorietà per tre motivi: essere uno degli ultimi ciabattini di Cortina, professione che esercitò fino a settant’anni; aver militato, fino al ritiro per cause anagrafiche, nella nostra Scuola Sci; aver suonato e sfilato per oltre un quarantennio nel nostro Corpo Musicale.
Io invece lo ricordo principalmente come alpinista, amico e compagno di tante escursioni sulle vette.
La passione per la montagna lo accompagnò fedelmente per tutta la vita. Più volte mi divertii ascoltando i sapidi resoconti delle sue escursioni e arrampicate, soprattutto giovanili. Di tutti, me n’è rimasto particolarmente impresso uno, relativo ad una avventurosa salita che compì a vent’anni.
Con l’inseparabile "Berti" in mano, circa nel 1950 Alfonso aveva salito e sceso da solo la Via Wachtler (aperta ottant’anni prima sul versante W della Croda Rossa d’Ampezzo): un percorso che ha messo in crisi fior d’alpinisti, per lo svolgimento lungo e complicato e la roccia insicura.
Negli anni ‘70, già ultraquarantenne, “Fonso” riprese ad arrampicare per alcune stagioni ad alti livelli, legandosi a compagni del calibro di Luciano Da Pozzo, Renato De Pol e Lino Lacedelli.
Nel suo “carnet” poté allora iscrivere grandi salite: la “Diretta Dimai” sulla Torre Grande d’Averau, lo “Spigolo Giallo” sulla Cima Piccola e la Via Comici-Dimai sulla Cima Grande di Lavaredo, il Pilastro della Tofana di Ròzes, la Via Franceschi-Michielli sul Taé ed altre.
Passati i furori, continuò le sue stagioni di appassionato e instancabile camminatore: con lui ed altri, ci ritrovammo in decine d’uscite, soprattutto nel periodo 1984 - primi anni ’90.
Tra le tante occasioni condivise, mi sovvengono il Monte Casamuzza in Pusteria, il Cogliàns e la Creta Grauzaria in Carnia, la ferrata Bovero del Col Rosà ancora innevata, la via in parte nuova del 1985 sul versante N della Croda da Lago, la stupenda traversata Forcella Michele - Forcella Cristallino, la Forcella dei Sassi sui Tre Scarperi, la traversata delle Cime di Furcia Rossa per la Via della Pace, la Glődisspitze e la Simonyspitze in Austria, lo spigolo del Paterno, la ferrata sulla Pitturina in Comelico, e poi anche il Pizzocco, il Sasso di Bosconero, il Sasso Rosso di Braies, il Sassolungo di Cibiana, la N della Torre del Barancio, la normale della Torre dei Sabbioni, oltre a diverse gite nelle immediate vicinanze di Cortina.
Per me, di trent’anni più giovane, “Fonso” era un compagno affabile, innamorato della montagna, sempre pronto a battute e scherzi, tanto serio e concentrato nelle situazioni d'impegno quanto spensierato sulla via del ritorno e nelle (memorabili!) tappe in rifugio o a fondovalle.
Alfonso non amava i gruppi numerosi, la confusione, le gite sociali e soprattutto non ripercorreva mai per due volte lo stesso tracciato, a parte poche cime o ferrate, sulle quali invece tornava volentieri anche da solo.
Negli ultimi tempi c’eravamo persi di vista, almeno in montagna. A dieci anni dalla scomparsa, colgo l’occasione oggi per ricordarlo con piacere e nostalgia, attraverso i momenti vissuti assieme sulle nostre crode.

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