25 mar 2011

"Un cedrone ci osserva". Apologo di montagna

Un giorno, appena la volpe vide il gallo cedrone appollaiato sul ramo di un albero, gli si avvicinò per chiedergli come stava. «Ti ringrazio per la premura, cara volpe. Sto molto bene, e spero che sia lo stesso per te». Ma la volpe fece finta di non aver udito: «Mio caro, da quaggiù non riesco a sentirti. E, come sai, io non posso raggiungerti. Perché non scendi così possiamo parlare un po’?» Ma il gallo, conoscendo la brutta fama della volpe, era titubante. La volpe se ne accorse e gli chiese: «Perché non vuoi scendere? Non mi dirai che hai paura di me?». «Ma no, cara volpe - rispose il gallo, che si vergognava di essere stato scoperto – non ho paura di te, ma di tutti gli altri animali che sono in giro per la foresta. Allora la volpe prese a rassicurarlo dicendogli che in base ad un nuovo decreto nessun animale poteva toccare, aggredire o sbranare gli altri. Dopo aver ascoltato attentamente, il gallo sorrise e indicò alla volpe un gruppo di cani che stavano sopraggiungendo, sottolineando la sua piena condivisione del decreto. La volpe, però, udendo i latrati dei cani, cominciò a fuggire con gran meraviglia del gallo cedrone, che le chiese che motivo ci fosse in tanto ardire. La volpe, anche lei colta in castagna, non sapeva che dire: «Ma… c’è anche la possibilità che il decreto non sia ancora stato pubblicizzato a dovere». Udito ciò, il gallo cedrone la guardò e se la rise nel vedere come se la dava a gambe levate.

(Tratto da "Un cedrone ci osserva. Simpatica presenza in valle" di Angela Alberti, in "Ciasa de ra Regoles" n. 129, marzo 2011).

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