31 ago 2011

Ciao Magico. Ciao Aldo.

Alberto Bonafede, "Magico"
Ciao Magico. Ciao Aldo.
Non ho, non abbiamo parole nel constatare che non ci siete più, che avete dato la vostra vita per salvarne altre due.
E che è successo proprio sul Pelmo, la grande montagna che nel 2006 diede spunto all'amicizia fra Magico e chi scrive, rafforzata dopo il centocinquantesimo della prima salita con la mostra sull'alpinismo a San Vito che organizzammo con Giuseppe nel 2008.
Aldo Giustina "Olpe"
E poi tante altre occasioni: i lavori di elettricista che ci facesti in casa, quel fortuito e simpatico incontro in una splendida giornata di marzo nella remota malga Steinzgeralm, fino all'ultima volta in cui ci siamo visti, alla cena delle guide ampezzane a fine luglio.
Come ha detto Sabrina, è proprio una tragedia: per i genitori, le compagne, i tre piccoli, i parenti, gli amici, il Soccorso Alpino, le guide, il paese di San Vito, la Montagna.
E anche per tutti noi, che vi abbiamo conosciuto, stimato e non vi dimenticheremo.
Se dovessimo ristampare il libro sul Pelmo che scrissi nel 2007, dovremo aggiungerci un paragrafo triste.
E lo dedicheremo a voi due e alla Simon-Rossi sulla Nord del Pelmo, la vostra ultima via, la più difficile.
Ciao Magico. Ciao Aldo. Un abbraccio.

26 ago 2011

Una via nuova tutta ampezzana sulla Croda da Lago

Certamente la Montagna non distingue fra "locali" e "foresti", nel bene e nel male.
C'è posto per tutti, dovunque: ma piace lo stesso constatare che a Cortina non sono sparite le cordate di locali che esplorano le montagne del loro paese, riuscendo a trovare spazi e linee vergini, magari di difficoltà classiche, dove lasciare la firma.
E' il caso dello Scoiattolo Carlo Alverà Pazifico, figlio di Modesto del Rifugio Croda da Lago, che nel 2009 dedicò allo zio Nicola una via nuova su un'altra cima famosa ai tempi dei pionieri e oggi poco salita, il Becco di Mezzodì.
Con Edoardo Valleferro Sfero, nipote di Elio che negli anni '50 aprì con gli Scoiattoli alcune vie, anche difficili, sulle crode ampezzane e in Oltrepiave, Carlo ha trovato un itinerario nuovo sul versante della Croda da Lago che guarda il Rifugio e che ha davanti tutti i giorni.
Il 10 agosto, infatti, i due giovani hanno aperto la via "Rajeta" sullo spigolo E del Campanile Innerkofler, guglia che fiancheggia la Croda da Lago vera e propria, nota per la via Hahn-Haupt, rivalutata in anni recenti.
da Planetmountain,
che ringrazio
Carlo e Edoardo hanno superato lo spigolo, che si sviluppa per 230 m, trovando difficoltà fra il IV+ e il VI+, e attrezzando la via con chiodi e protezioni veloci. Il nome della via si lega alla misteriosa pietra della Rajeta, il maggior tesoro nella Terra dei Monti delle leggende dolomitiche.
Sarebbe bello che la scoperta divenisse una classica della Croda da Lago, dove oggi si contano molti meno scalatori rispetto ad un tempo. E soprattutto che su quelle vette ricche di storia, dove da tempo è sceso il silenzio, si riuscisse a perpetuare il gioco-avventura dell'alpinismo.

24 ago 2011

35 anni fa lo scoprimento del busto dedicato ad Angelo Dibona

Domenica 28 agosto saranno trentacinque anni da quando, ricorrendo il 20° anniversario della morte di Angelo Dibona, la grande guida di Cortina, la comunità ampezzana volle ricordarlo celebrandone la figura e le imprese alpinistiche con una serie di manifestazioni.

Due torri conquistate da Angelo Dibona:
la Quarta alta e bassa d'Averau (IX/1911)
Fra queste spiccava l'inaugurazione del busto bronzeo, opera del famoso artista falcadino Augusto Murer, che ancora attrae l'attenzione all'ombra del campanile, e la pubblicazione di un volume dedicato alla vita e alle imprese alpinistiche del "Pilato".
Lo scoprimento del busto avvenne il 28/8/1976 con l'intervento del  Presidente Generale del CAI di allora, Sen. Giovanni Spagnolli, e di personalità politiche e alpinistiche.
Spiccava la presenza di alcuni valorosi compagni di cordata di Dibona, quali Anna Escher, Luis Trenker, Severino Casara e altri. La commemorazione ufficiale fu tenuta da Camillo Berti.
Chissà se il mondo alpinistico (e la Cortina) di oggi ripeterebbe una manifestazione con quelle caratteristiche?

17 ago 2011

Una nuova guida alpina: quella "ad honorem"?

L’altro ieri a Cortina, durante la manifestazione in onore delle guide alpine, che ha visto premiata una quindicina di uomini che hanno segnato la storia alpinistica del ‘900, ho saputo che si è ufficialmente creata una nuova patente: di guida alpina “ad honorem”.
Non è la guida "emerita", il professionista che dopo aver portato clienti sulle crode per decenni diventa tale al compimento del 60° anno d’età, ma (è parso di capire) chi lodevolmente opera a favore della Montagna soprattutto intrattenendo, organizzando, scrivendo.
Il Pelmo guarda e non favella ...
(Foto di Sabrina Menegus)
Sul nostro territorio ci sono tanti montanari appassionati che divulgano l’amore per la Montagna facendo ricerche, intrattenendo, pubblicando, scrivendo, ma a Cortina si è scelto di conferire la carica onorifica ad un - spigliato e competente, ça va sans dire  - giornalista e presentatore pedemontano.
Sento l’iniziativa francamente un po' grottesca. Da noi è quasi usuale che si dribbli chi in queste terre è nato, ci resta saldamente ancorato nonostante le difficoltà e le sempre più scarse attrattive, ma si adopera con passione per la cultura del territorio (in questo caso alpinistica), e si privilegino altri, magari più addentrati in alte sfere.
E' stato detto a ragione che nelle "Terre Alte" ci sono “montagne” di laureati, di giovani e meno giovani capaci e volenterosi, ma spesso non si sa fare di una mano un pugno e ci si fa insegnare dall’esterno "chi siamo, da dove veniamo, dove andiamo".
Funziona così anche per la Montagna?

13 ago 2011

Due cime impresse nella memoria e nel cuore

Riguardando le note che ho scarabocchiato in tanti anni, ne ho ricavato che - fino alla data odierna - ho avuto la fortuna di salire per un totale di 11 volte la Punta Nera e la Zesta, le due cime più massicce del "ramo ampezzano" del Sorapis.
La propaggine rappresenta un angolo molto caratteristico delle crode d’Ampezzo. Inizia dal Valico sora la Cengia del Banco, una falsa forcella raggiungibile solo da un lato, e prima di terminare al Passo Tre Croci, si articola in alcune sommità panoramiche e non molto visitate: la Croda del Valico, la Croda Rotta, la Punta Nera, la Zesta, le due Cime del Laudo, le due Cime di Marcoira.
La Punta Nera, che si può ammirare già passeggiando in Corso Italia a Cortina, tocca la quota non banale di 2847 m. Ne ho scritto spesso e non mi dilungo sulla sua storia: testimonio di averla finora raggiunta sette volte (1987, 1990, 1995, 2001, 2003, 2004, 2008), di cui tre da solo.
Sulla Punta Nera, 26/7/2008
La scorbutica Zesta, invece, quotata 2768 m, si nota bene dalla strada 48 che porta da Cortina a Tre Croci, e si lambisce salendo dal Passo a Forcella del Ciadin. Su questa vetta, più aspra della vicina Punta Nera, sono salito quattro volte (1991, 1992, 1995, 1997), di cui una da solo. Penso di non soffrire di “autocondizionamento”, ma pensandoci, talvolta sono convinto di essere salito su queste cime anche in altre occasioni.
La Zesta dalla Punta Nera, 26/7/2004
Sarà forse perché, avendone scritto spesso, le rivivo ogni volta e mi sembra di essere sempre lassù!
In fatto di salite, in ogni modo, non è ancora chiusa la partita: tre anni fa promisi ad un amico che non la conosceva, di salire insieme la Punta Nera.
Lui ventilava di salirvi come i pionieri, da Acquabona ma , per il momento ho rilanciato l’offerta col più comodo accesso da Faloria o al massimo da Tre Croci, che resta nei tempi e nei canoni di una gita di media lunghezza e impegno.

08 ago 2011

Note sulla Croda de r'Ancona

Il 22/8/2002 mi assunsi l'iniziativa di collocare il primo libro di vetta sulla Croda de r’Ancona, “fosco baluardo” nel gruppo della Croda Rossa che domina la SS51 d’Alemagna tra Fiames ed Ospitale con canali ghiaiosi, cenge da camosci, rocce friabili e tanti mughi, offrendo una bella escursione da Ra Stua o Rufiedo.
Teatro di scontri durante la Grande Guerra, molte tracce dei quali sono ancora visibili sulle sue pendici, fino a tempo fa la cima non era poi così nota al pubblico.
Oggi, anche se per fortuna non rientra fra le più gettonate delle Dolomiti, conta molte visite in più. Tanti salitori sono locali e veneti - e la Croda viene scelta anche come meta di gite sociali -, mentre sono rari gli stranieri.
In vetta nella nebbia, 12 settembre 2004
Non è una cima per scalatori, non avendo pareti o spigoli degni di considerazione: la "via normale" è una camminata di media lunghezza, in cui si alternano detriti, erba e facili roccette.
Non esposta né troppo impegnativa, la salita, gradevole soprattutto in autunno, va affrontata con le informazioni, l'umiltà e la prudenza che spesso mancano in tanti escursionisti.
Il 15/10/2006, su segnalazione del guardaparco, tornai in vetta con l'amica Lorenza a sostituire il mio libretto, già logorato dalle intemperie e quasi esaurito. Posì il nuovo quaderno, che spero duri a lungo e non sia imbrattato da troppe stupidaggini e volgarità, in una scatola impermeabile sotto la croce, protetto da alcuni sassi e ben visibile per chi giunge in cima.
Con l'occasione sfogliai il ”vecchio” libretto, ma non proporrò statistiche né giudizi sui suoi contenuti. Mancano le firme d’alpinisti famosi e non ci sono cronache di imprese, ma solo i segni discreti del passaggio di chi è arrivato fin lassù con fatica e sudore per godersi un bel panorama sulle Dolomiti, fino alla Val Badia e ai ghiacciai.
Estrarre un nome o una frase piuttosto che altri non avrebbe senso. Ho notato invece che diverse persone sono state colpite dalla bellezza dei luoghi; molte si sono affezionate alla cima e vi salgono più volte, anche nella stessa stagione e venendo da lontano.
La Croda è pure meta di alpinisti in erba, indotti a conoscere la montagna con una salita che fa da buon banco di prova: lo fu anche per me, portatovi per la prima volta da miei genitori a circa dodici anni.
Ci si potrebbe perdere anche qui ...
Non cederò quindi a considerazioni storiche o di altro tipo, estratte dai contenuti del libro di vetta che consegnai all’archivio del CAI di Cortina. Auspico che la cima, nota da tempi antichi ai cacciatori per la ricchezza d’ungulati della zona, e ai pastori, poiché domina l'alpeggio di Lerosa, costituisca una bella meta per una giornata di svago.
Per alcuni sarà un traguardo sofferto e importante, per altri un tirocinio in vista di altri cimenti, ma dovrebbe conservare sempre integro il suo fascino selvaggio, di cima che in guerra fu teatro di cruenti episodi ed oggi è un simbolo di pace alpinistica.
Dopo l'arrogante e impunita verniciatura della via normale nell'autunno 2007 con decine di bolli rossi ad opera d'ignoti artisti, ora sarebbe bello che la Croda restasse fuori da altre iniziative di valorizzazione, e si mantenesse come la conosciamo: una cima abbastanza facile, praticabile fino al tardo autunno, che offre un bel panorama e vari motivi d’interesse storico ed ambientale.
Coloro che sceglieranno la Croda de r’Ancona per una salita dolomitica, potranno apporre con piacere il loro nome sul libretto di vetta, lasciando un segno su una cima interessante per il panorama, le testimonianze storiche che custodisce e l’atmosfera di solitudine che l'avvolge.

06 ago 2011

Punta della Croce: noterelle di storia

Nel 1877, defilatosi dalla corsa alla conquista delle crode dolomitiche a causa di un dissesto finanziario che gli impedì per sempre di soggiornare fra le sue crode, Paul Grohmann pubblicò un testo basilare per il turismo sui Monti Pallidi: “Wanderungen in den Dolomiten”, uscito in italiano come “La scoperta delle Dolomiti” soltanto nel 1982.
Descrivendo la catena del Pomagagnon, nel suo lavoro il viennese menziona la Croda di Perosego, la Croda da Pezzo, il Pomagagnon, sulla destra orografica della Forcella omonima, e la Croda dei Cestelis a sinistra.
Nomina poi Somforca e Zumelles, come valichi transitabili “sulla linea di congiunzione del massiccio del Cristallo con la Croda di Cestelis”. “Numerose forcelle - secondo l’autore - caratterizzano questa catena, per cui, oltre alla Forca, troviamo il Passo Zumelles, quello di Longes (Grava di Longes), Valloi, la Forcelletta, la Forcella Pomagagnon e la Forcella Fiammes.”
Orientarsi fra questi oronimi, che si ritroveranno in parte a cavallo dei due secoli, ad esempio negli scritti di von Glanvell, oggi non è più tanto semplice.
La Punta della Croce (al centro)
Dai prati di Mietres, 2/11/2003
Seppure la scoperta dell’alpinismo sulla dorsale risalga al 1890, con la prima salita della Croda Longes (2/8) e della Croda del Pomagagnon (27/8) per merito della guida Antonio Constantini con clienti britannici, il pioniere viennese testimoniava di avere già salito la mediana delle tre sommità del segmento occidentale della dorsale, che denomina Pomagagnon e poi Punta della Croce e quota 2290 m, e dichiara di avere raggiunto “in 10 minuti di ripida salita” dalla sottostante Forcella Pomagagnon.
Dovrebbe essere, questa di Grohmann, la prima testimonianza documentale della possibilità di compiere anche ascensioni, d’impegno poco più che escursionistico nel sottogruppo.
Con la conquista, da parte di Antonio Dimai, Phillimore e Raynor, della parete S della Costa del Bartoldo (22/8/1899), invece, la zona diverrà un paradiso per i rocciatori.

03 ago 2011

Un bel regalo di compleanno!

Il 3 agosto di qualche lustro fa, mentre se ne stava in vacanza a Cortina, l'amico Carlo, "romano de Roma" appassionato frequentatore delle Dolomiti, compiva poco più di vent'anni, Quale miglior regalo fargli, se non una bella via di roccia?
Fu così che, non ricordo di preciso con quanti e quali compagni, salimmo in lieta brigata la via Dimai sulla parete SE della Punta Fiames, in Ampezzo solo "ra paré").

Punta Fiames e via Dimai
(da guidedolomiti.com)
Era almeno la sesta volta che mi arrampicavo su quelle rocce, e a quell'epoca lassù mi sentivo quantomai a mio agio.
Non ho flash particolari della giornata: Carlo era con me e la salita procedette bene. Ricordo però che, sulla via del ritorno, ci buttammo tutti a poltrire al sole sui prati sotto Forcella Pomagagnon.
Mentre guardavo le nuvole, pensavo che lassù non c'era bisogno di torte, candeline, spumante. Ero convinto che dentro di sè Carlo aveva apprezzato a pieni polmoni il regalo (economico!) che avevo avuto la fantasia di fargli. Ma questo valeva certamente anche per noi!

01 ago 2011

Spigolo del Sas de Stria 1939-2011

Lo spigolo SE del Sass de Stria – classico sfondo del Passo Falzarego e della sua linda chiesetta, per chi sale da Cortina - fu salito 72 anni fa, l'1/8/1939, da Luigi Colbertaldo e Lorenzo Pezzotti. Fu l'unica nuova via aperta in quell'anno sulle Dolomiti ampezzane.
Dal piede delle rocce, i due vicentini seguirono fedelmente il netto tagliente della montagna che guarda verso l'Agordino, uscendo ai piedi del salto terminale per un itinerario più semplice, aperto da alpinisti austriaci nel 1908, e sfruttando una parte di questo salirono in vetta.
Reso sicuro molti anni fa con ancoraggi fissi, oggi lo spigolo Colbertaldo è un itinerario apprezzato e frequentato, soprattutto ad inizio e fine stagione, da scuole d'alpinismo, guide e scalatori in allenamento.
Offre un percorso di media lunghezza, su roccia buona e molto panoramico, e si può percorrere in genere fino al tardo autunno. D'inverno provammo una volta ad avvicinarci, ma già il pendio d'attacco è piuttosto pericoloso. Comunque la prima invernale è di Marino Dall'Oglio e soci, anno 1953.
Dal 23/10/1977 (quando vi festeggiai con un giorno di anticipo il mio 19° compleanno), mi è capitato di percorrere lo spigolo molte volte, provando  sempre sui caratteristici passaggi sensazioni del tutto estranee ad ambizioni agonistiche o velleità acrobatiche, e una bella soddisfazione alpinistica.
Lo spigolo e la cima del Sas (meta anche di una breve escursione per la via normale, partendo dal restaurato forte di Intrà i Sasc sulla strada di Valparola e rimontando la dorsale traforata da opere belliche) fronteggiano la bastionata del Lagazuoi.
Via normale, 1° agosto 2010
Guardando dalla vetta le gialle e verticali pareti di quest’ultimo, con un po’ di fantasia, chi vuole potrà scorgervi una curiosità leggendaria: l’impassibile volto del falso re (“fauzo rego” che avrebbe dato il nome al Passo Falzarego) che, per brama di potere, volle impadronirsi del pacifico reame d’Aurona, tradì il suo popolo e fu punito con la pietrificazione eterna in fredda dolomia.

"Argia", del rifugio Angelo Bosi sul Monte Piana

Il  22 luglio è deceduta a Pieve di Cadore Severina Mazzorana, classe 1927: chi ha buona memoria, la ricorderà come "Argia", dagl...